Indagine a Taranto rivela superamenti dei limiti di benzene e carenze manutentive nell'ex Ilva, con accuse di rischio tumori. Richieste misure cautelari per dirigenti.
Superamenti emissioni e rischio tumori
La Procura di Taranto ha avviato un'indagine sull'ex stabilimento siderurgico. Vengono contestati 387 superamenti delle soglie orarie di benzene nell'aria. Le emissioni sono avvenute tra il 2022 e il 2023. Si ipotizza un aumento del rischio di tumori e leucemie. Le contestazioni riguardano anche carenze nella manutenzione degli impianti. I nastri trasportatori sarebbero stati riparati in modo inadeguato. L'inchiesta copre il periodo dal 2019 al 2024. Coinvolte 28 persone e cinque società.
Sono state richieste misure cautelari per importanti figure dirigenziali. Tra queste, l'ex presidente e Ad di Acciaierie d'Italia, Lucia Morselli. Anche l'ex direttore dello stabilimento, Alessandro Labile, è tra gli indagati. La richiesta di arresti domiciliari riguarda anche Francesco Astorri. Lui è il responsabile Ispra per i controlli sugli impianti strategici. Per altri dieci indagati sono state proposte misure interdittive. Il gip Francesco Maccagnano ha fissato le date per gli interrogatori preventivi. Questi si terranno a partire dal 3 novembre.
Gestione focalizzata sui profitti
Secondo le ipotesi accusatorie, la gestione dell'impianto sarebbe stata orientata a massimizzare i profitti. L'obiettivo era ridurre al minimo indispensabile i costi operativi. Ciò avrebbe comportato l'omissione di interventi di manutenzione necessari. Inoltre, non sarebbero stati utilizzati impianti specifici per abbattere il benzene. Le contestazioni evidenziano emissioni di gas coke. Questo gas contiene la sostanza cancerogena. Si parla di un deterioramento significativo e misurabile della qualità dell'aria. Le aree interessate sono Tamburi e Lido Azzurro.
Nel corso del 2023, la centralina Meteo Parchi ha registrato dati preoccupanti. La media annua di benzene è stata di 5,3 microgrammi per metro cubo. Questo valore supera il limite di 5 microgrammi stabilito per le aree urbane. La situazione ambientale desta forte preoccupazione per la salute pubblica. Le autorità sanitarie monitorano attentamente la situazione.
Dati epidemiologici allarmanti
L'imputazione richiama dati epidemiologici allarmanti relativi al periodo in esame. Si segnalano eccessi di incidenza per tumore polmonare e mesotelioma. I rapporti standardizzati di mortalità indicano percentuali elevate. Si parla del 118% per il tumore polmonare negli uomini e del 125% nelle donne. Per il mesotelioma, le cifre salgono al 366% negli uomini e al 359% nelle donne. Sono stati segnalati anche maggiori ricoveri ospedalieri. Le cause riguardano tumori maligni e malattie respiratorie.
Particolarmente preoccupante è il rischio di leucemia mieloide acuta infantile. L'atto giudiziario indica un rischio elevato, fino a circa il 250%. Questi dati sottolineano l'impatto sulla salute delle popolazioni residenti nelle vicinanze dell'impianto. La Procura mira a chiarire le responsabilità di quanto accaduto.
Carenze manutentive e incidenti
Oltre alle emissioni, vengono contestate gravi carenze manutentive in diversi reparti dello stabilimento. I binari utilizzati per il trasporto dei materiali sarebbero stati riparati con tiranti. Non sarebbero state utilizzate traversine idonee, come richiesto dalle normative di sicurezza. Questo ha portato a incidenti significativi. Si citano deragliamenti di carri siluro. Questi trasportavano ghisa a temperature elevate, circa 1.200 gradi. Si sono verificate anche fuoriuscite di acciaio fuso. Tali eventi rappresentano un serio pericolo per la sicurezza dei lavoratori e dell'ambiente circostante.
Le indagini proseguono per accertare tutte le responsabilità. La giustizia dovrà fare chiarezza sulla gestione dell'ex Ilva e sulle conseguenze per la salute pubblica e l'ambiente. La comunità locale attende risposte concrete e azioni decisive.