Una donna nigeriana di 37 anni è stata condannata a 4 anni e 8 mesi per omicidio preterintenzionale. L'episodio è avvenuto a Schio, dove ha perso la vita il suo compagno. La sentenza riconosce che non vi era l'intenzione di uccidere.
Omicidio preterintenzionale a Schio: la sentenza
Queen Enabuele, cittadina nigeriana di 37 anni, ha ricevuto una condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione. Il giudice per l'udienza preliminare l'ha riconosciuta colpevole di omicidio preterintenzionale. La donna dovrà anche versare 74 mila euro di risarcimento a un parente della vittima. Quest'ultimo si è costituito parte civile nel processo.
La difesa dell'imputata era affidata all'avvocato Rachele Nicolin. La sentenza è giunta al termine di un procedimento che ha visto una complessa ricostruzione dei fatti. La pena è stata mitigata dalla scelta dell'imputata di optare per il rito abbreviato.
I fatti: una lite finita in tragedia
Il tragico evento si è verificato la sera del 6 gennaio 2025. Il luogo del delitto è stato un appartamento in piazzetta Garibaldi a Schio. Qui viveva la vittima, Kelly Egbon, 32 anni, anch'egli cittadino nigeriano. Egbon era disoccupato dopo aver lavorato come bracciante agricolo e operaio.
La coppia era legata da circa un anno. La Enabuele lavorava come cameriera e lavapiatti a chiamata in Sicilia. Si recava a Schio con una certa frequenza per incontrare il compagno. Aveva raggiunto Egbon per festeggiare insieme il Capodanno. Pochi giorni prima della sua morte, Egbon aveva confidato agli amici l'intenzione di sposare la sua compagna.
La ricostruzione delle forze dell'ordine
I carabinieri del nucleo investigativo hanno ricostruito la dinamica dell'accaduto. Il pomeriggio dell'Epifania, la coppia aveva trascorso del tempo con amici. Prima di rientrare nel loro appartamento, si erano fermati in un negozio etnico. Qui Egbon avrebbe consumato ulteriori alcolici e acquistato due birre.
Una volta rientrati nell'abitazione, è scoppiata una lite tra i due fidanzati. La discussione è rapidamente degenerata. Durante il diverbio, Egbon è stato colpito mortalmente a una gamba. La ferita ha provocato un'emorragia massiccia.
La morte e le prime versioni
La vittima è deceduta per dissanguamento, come confermato dall'autopsia. L'arma del delitto, un coltello, è stata ritrovata spezzata e insanguinata in un cassetto della cucina. Inizialmente, ai soccorritori del Suem era stato segnalato un incidente domestico.
La Enabuele aveva raccontato ai carabinieri che il fidanzato, in stato di ebbrezza, era caduto sul tavolo di vetro, mandandolo in frantumi. Questa versione è stata presto smentita dai primi accertamenti. La vittima presentava infatti un'unica ferita netta, compatibile con l'uso di una lama.
Il fermo e la svolta processuale
Dopo ore di interrogatorio, la cittadina nigeriana ha modificato la sua versione. Ha dichiarato: «L'ho ucciso per difendermi». A seguito di ciò, è scattato il fermo con l'accusa di omicidio volontario, aggravato dal legame sentimentale e dall'uso dell'arma. Il quadro accusatorio ha subito una svolta significativa alcune settimane dopo.
Il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa. I giudici hanno modificato il capo d'imputazione. L'accusa è passata da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. La corte ha stabilito che la Enabuele aveva causato la morte del compagno, ma senza l'intenzione di ucciderlo.
Il processo e la condanna definitiva
Il procedimento giudiziario si è concluso giovedì scorso con la sentenza. La scelta del rito abbreviato ha permesso all'imputata di beneficiare di uno sconto di pena. La condanna a 4 anni e 8 mesi chiude il caso, riconoscendo la responsabilità della donna ma escludendo il dolo omicidiario.