La famiglia di un detenuto di 21 anni, suicidatosi nel carcere di Genova Marassi, ha richiesto un risarcimento di un milione di euro. Il Ministero della Giustizia è stato chiamato come responsabile civile.
Familiari chiedono risarcimento milionario
I parenti di Amir Dhouiou, un giovane di 21 anni, si sono costituiti parte civile. Hanno avanzato una richiesta di risarcimento danni per un totale di un milione di euro. La richiesta è stata presentata durante l'udienza preliminare tenutasi davanti alla giudice Carla Pastorini. Il giovane si tolse la vita il 4 dicembre 2024. Il tragico evento è avvenuto nella sezione di 'Grande Sorveglianza Custodiale' del carcere di Genova Marassi.
Per la morte del detenuto, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Le accuse di omicidio colposo sono rivolte a due agenti della penitenziaria. Questi ultimi avrebbero dovuto garantire la sorveglianza del giovane. La pm Gabriella Dotto ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio.
Problemi psichici e sorveglianza inadeguata
I familiari del giovane, assistiti dagli avvocati Celeste Pallini, Umberto Pruzzo e Lina Armonia, hanno anche richiesto la citazione del Ministero della Giustizia. Quest'ultimo è stato chiamato in causa come responsabile civile per l'accaduto. Il detenuto Dhouiou soffriva di problemi psichici. In passato, aveva già tentato il suicidio. Il giorno della sua morte, il giovane si trovava in uno stato di forte agitazione psicomotoria.
Un ordine di servizio specifico prevedeva controlli frequenti. Era stabilito l'ingresso in cella ogni 15 minuti. Inoltre, era prevista la sorveglianza continua tramite l'unica telecamera funzionante. Quest'ultima era posizionata nel bagno della cella. È proprio in quest'area che il giovane si è impiccato. L'ha fatto utilizzando un lenzuolo alle ore 16:13 del pomeriggio. Questo tentativo è avvenuto pochi minuti dopo un primo fallimento.
Ritardi nei controlli e scoperta del decesso
Un agente penitenziario era entrato nella cella alle ore 16:00. Era accompagnato da un infermiere. L'infermiere aveva somministrato la terapia al detenuto. Dopo questo intervento, non sono stati effettuati ulteriori controlli. La scoperta del decesso è avvenuta solo alle ore 17:00. È trascorso quindi circa un'ora dalla visita.
I due agenti imputati, difesi dagli avvocati Eleonora Rocca e Sergio Musacchio, hanno presentato la loro versione dei fatti. Hanno dichiarato di essere stati impegnati in un altro intervento. Questo avrebbe impedito loro di effettuare il giro di controllo previsto. Inoltre, avrebbero avuto difficoltà a monitorare le telecamere di sorveglianza. La loro difesa si basa su queste circostanze.
Prossima udienza e sviluppi
L'udienza preliminare è stata aggiornata. La prossima seduta è fissata per il 2 luglio. In questa sede si deciderà sui futuri sviluppi del caso. La famiglia del giovane detenuto spera di ottenere giustizia e un risarcimento adeguato. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione della salute mentale in carcere. Solleva anche questioni sulla corretta applicazione dei protocolli di sorveglianza.