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A Bari, circa cento lavoratori precari impiegati negli uffici giudiziari chiedono al governo di essere stabilizzati. Il loro contratto scade a giugno, ma il loro lavoro ha portato a una significativa riduzione degli arretrati legali.

Appello per la stabilizzazione dei precari della giustizia

Una richiesta urgente è stata rivolta al governo nazionale da parte degli addetti agli uffici per il processo (Upp) presso il Tribunale di Bari. Questi lavoratori, circa un centinaio nella sola città, fanno parte di un gruppo più ampio di oltre 11.000 precari assunti in tutta Italia grazie ai fondi del Pnrr. Il loro contratto di lavoro è fissato per scadere il prossimo 30 giugno.

Questi professionisti hanno contribuito in modo determinante a ridurre il carico di lavoro arretrato della giustizia, con un calo delle pendenze superiore al 50%. Nonostante il successo del loro operato, si trovano ora di fronte a una nuova prova. A fine maggio dovranno sostenere un ulteriore esame per poter sperare nella stabilizzazione.

Tuttavia, i posti disponibili messi a disposizione dal Ministero della Giustizia non saranno sufficienti per tutti. Si stima che circa 1.500 lavoratori rimarranno esclusi a livello nazionale, e alcuni di questi potrebbero trovarsi proprio a Bari.

Impatto sul distretto giudiziario di Bari

Nel distretto della Corte di Appello di Bari, che include anche i tribunali di Trani e Foggia, operano complessivamente 320 addetti Upp. Di questi, ben 220 sono attualmente impiegati a supporto dei giudici di primo e secondo grado nella città capoluogo.

I circa cento precari baresi hanno lanciato un appello diretto al Ministero della Giustizia. La loro richiesta è chiara: trovare le risorse economiche necessarie per garantire la stabilizzazione di tutti. Vogliono poter continuare a svolgere le loro mansioni e mantenere le sedi di lavoro attuali.

I lavoratori hanno sottolineato l'importanza del loro contributo. «Il nostro ingresso negli uffici giudiziari è stato una rivoluzione», hanno affermato. Hanno evidenziato come il loro lavoro abbia permesso di abbattere i carichi pendenti, a beneficio dell'intera collettività. Ora, però, temono che tutto questo impegno possa essere vanificato.

I dati parlano chiaro: negli uffici dibattimentali del Tribunale di Bari, le pendenze sono diminuite drasticamente. Si è passati da oltre 13.000 casi nel 2021 agli attuali 7.400. Questo rappresenta una riduzione dell'arretrato di quasi il 56%, un risultato diretto dell'efficacia del loro operato.

Il sostegno dell'Associazione Magistrati

La battaglia per la stabilizzazione ha trovato un solido alleato nella giunta distrettuale dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm) di Bari. La presidente dell'Anm di Bari, Antonella Cafagna, ha espresso il pieno sostegno ai lavoratori.

«In questi anni questo personale ci ha consentito di abbattere l'arretrato», ha spiegato la presidente Cafagna. Ha inoltre espresso preoccupazione per la prospettiva di una trasformazione delle loro mansioni. Si teme che possano passare da addetti incardinati nell'ufficio del giudice a semplici funzionari amministrativi. Questo cambiamento, secondo l'Anm, penalizzerebbe gli uffici dove il loro apporto è stato fondamentale.

L'Associazione Magistrati auspica vivamente che il governo riesca a reperire i fondi necessari per stabilizzare tutti questi lavoratori. Sperano che possano rimanere all'interno degli uffici dei magistrati, dove hanno acquisito competenze specifiche. Nonostante le rassicurazioni ricevute dal Ministro della Giustizia, Nordio, persiste il timore concreto che gli uffici giudiziari possano trovarsi privi di risorse umane essenziali per il loro buon funzionamento.

Si paventa anche la possibilità che queste risorse vengano destinate a coprire le gravi carenze di organico del personale amministrativo, anziché garantire la continuità di un servizio che ha dimostrato la sua efficacia. La situazione rimane quindi critica, con un appello collettivo per evitare la dispersione di competenze e il ritorno a un accumulo di arretrati.

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