Una donna di Vicenza ha denunciato l'ex compagno per stalking, ma le accuse si sono rivelate infondate. Ora la donna dovrà rispondere di calunnia in tribunale.
Denuncia per stalking si trasforma in calunnia
Una vicenda giudiziaria inaspettata ha visto protagonista una dipendente pubblica di Altavilla. La donna aveva accusato il suo ex compagno di stalking, sostenendo di ricevere messaggi minacciosi. Le sue affermazioni portarono all'emissione di un'ordinanza cautelare per l'uomo. Questa prevedeva l'uso del braccialetto elettronico, poi convertito in obbligo di firma quotidiana.
Tuttavia, a distanza di anni, la situazione ha preso una piega completamente diversa. Le indagini successive hanno infatti dimostrato l'infondatezza delle accuse di stalking. Di conseguenza, ora sarà la donna a dover affrontare un processo. L'accusa nei suoi confronti è di calunnia.
La consulenza tecnica svela la verità
A far emergere la realtà dei fatti è stata una consulenza tecnica disposta su richiesta dell'ex fidanzato. L'uomo, residente ad Altavilla, si era dichiarato estraneo alle accuse fin dall'inizio. Aveva spiegato di aver interrotto la relazione ma di non aver mai molestato la sua ex. La notizia dei messaggi minacciosi lo aveva colto di sorpresa.
La donna aveva dichiarato che i messaggi in questione erano inviati tramite WhatsApp e che si autodistruggevano una volta letti. Questo rendeva impossibile fornire prove concrete. La difesa dell'uomo, tuttavia, contestava la veridicità di tali affermazioni.
Verifica sui cellulari: nessun messaggio minatorio
Il pubblico ministero, Maria Elena Pinna, ha quindi incaricato un esperto di analizzare i contenuti dei cellulari di entrambi gli ex partner. La perizia ha rivelato che, nel periodo indicato come più intenso per le presunte persecuzioni, i due non si erano praticamente sentiti. Inoltre, è emerso che per inviare messaggi autodistruggenti su WhatsApp è necessaria un'applicazione specifica.
L'indagato, secondo quanto accertato, non aveva mai installato tale programma sul suo smartphone. Questa scoperta è stata determinante per l'archiviazione del procedimento per stalking a carico dell'uomo.
Nuovo procedimento per calunnia
A seguito dell'archiviazione, la procura ha avviato un nuovo procedimento. L'ipotesi è che la dipendente pubblica abbia deliberatamente inventato le accuse per calunniare l'ex compagno. La donna, che nel frattempo aveva ottenuto una promozione mentre l'ex era stato trasferito in un ufficio lontano, ha scelto il rito abbreviato.
Ora dovrà difendersi in aula dalle accuse di calunnia. L'ex compagno, assistito dall'avvocato Agron Xhanaj, ha dichiarato: «Sono uscito da un tunnel che è durato troppo a lungo e che purtroppo mi ha rovinato la vita. Non l’ho mai minacciata né molestata. Adesso mi auguro che venga fatta giustizia».
La collega di lavoro della donna, L.T., 35 anni, è assistita dall'avvocato Valeria Porelli.
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