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Uno studio promosso da Isde ha rilevato la presenza di pesticidi nell'84% dei campioni di foglie analizzati nei giardini privati del Veronese. Le sostanze identificate includono glifosate e folpet, sollevando preoccupazioni per la salute pubblica.

Pesticidi invadono spazi verdi privati

I pesticidi, comunemente impiegati in agricoltura, stanno contaminando anche i giardini privati nella provincia di Verona. Questa preoccupante scoperta emerge da una ricerca condotta dall'organizzazione Isde (International Society of Doctors for the Environment) Medici per l’ambiente.

I risultati dello studio sono stati presentati durante un convegno tenutosi in città. La presenza di queste sostanze chimiche in aree residenziali, dove non dovrebbero essere per legge, rappresenta un serio campanello d'allarme. Indica infatti un'esposizione diretta dei residenti ai loro effetti potenzialmente dannosi.

L'agronomo Renzo Caobelli ha spiegato che la mappatura del territorio provinciale è stata fondamentale per il prelievo dei campioni. L'obiettivo era identificare le aree più a rischio.

I risultati allarmanti dello studio Isde

La ricerca ha analizzato 85 campioni di foglie prelevati tra il 2021 e il 2022. L'indagine ha cercato 583 principi attivi diversi. I campionamenti hanno interessato l'intera provincia, con un'attenzione particolare alle zone a forte vocazione vitivinicola.

I dati raccolti sono significativi: nell'84% dei casi analizzati nel 2021 sono stati riscontrati residui di fitofarmaci. Nel 2022, la percentuale si è attestata al 72%. Questi numeri confermano una diffusa contaminazione degli spazi verdi privati.

La presenza di queste sostanze indica che le persone che vivono in prossimità di queste aree verdi sono esposte. L'esposizione avviene sia per inalazione che per contatto cutaneo. Questo solleva serie preoccupazioni per la salute pubblica.

Normative e inefficacia delle misure

La normativa nazionale, in vigore dal 2012, prevede una fascia di rispetto di 30 metri attorno a case e aree frequentate dalla popolazione, come parchi e scuole. Questa distanza può essere ridotta a 10 metri con accorgimenti specifici per limitare la dispersione.

In Veneto, le distanze di sicurezza sono ulteriormente ampliate in prossimità di laghi e zone umide (40 metri) e allevamenti (da 50 a 250 metri). Tuttavia, i risultati dello studio suggeriscono che queste misure non siano sufficientemente efficaci.

La ricerca ha evidenziato che i fitofarmaci sono presenti anche in aree verdi protette da barriere fisiche. Questo indica che le protezioni attuali non garantiscono un'adeguata sicurezza.

Sostanze pericolose identificate

Lo studio ha identificato un lungo elenco di sostanze chimiche potenzialmente dannose. Tra queste figurano principi attivi considerati irritanti o tossici, come l'ametotracin, il tau fluvalinate e la permetrina.

Sono state rilevate anche sostanze classificate come pericolose per la salute, tra cui l'indoxacarb, il dimetomorph, la spiromixina, la zoxamide e la cypermetrina. La lambda-cyhalothryn, considerata potenzialmente letale se inalata dall'Arpav, è stata anch'essa trovata.

Il glifosate, noto per le sue proprietà cancerogene e vietato negli spazi pubblici, è un'altra sostanza presente. Il composto più frequentemente riscontrato è il folpet. Alcuni studi lo collegano a tumori del duodeno. In Veneto se ne utilizzano circa 1.100 tonnellate annualmente, con oltre il 60% che non raggiunge le piante bersaglio.

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