L'apertura delle case di comunità previste dal Pnrr slitta da marzo a giugno. Ritardi nei cantieri e carenza di personale sono le cause principali.
Ritardi nell'attivazione delle strutture sanitarie
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) impone scadenze ravvicinate per l'ultimazione dei progetti finanziati. Le case di comunità, pensate per il futuro dell'assistenza sanitaria pubblica, stanno incontrando ostacoli. Le prime strutture, ultimate nel 2025, presentano ancora incertezze sui servizi attivati. A Montecchia di Crosara, a gennaio, erano presenti solo due medici di base. A Tregnago si attendono ancora interventi strutturali e sismici.
Per altre sedici case di comunità in provincia di Verona, la scadenza prevista era il 31 marzo. Tuttavia, l'Ulss9 ha comunicato uno slittamento dell'apertura a giugno. Questo riguarda almeno le strutture di Bussolengo, Isola della Scala, Legnago e San Giovanni Lupatoto. Anche i collaudi potrebbero far slittare ulteriormente i tempi, potenzialmente fino a dicembre.
A Villafranca, nonostante si parli di inaugurazione da gennaio, il cantiere non è ancora completo. L'Ulss9 ha comunque tempo fino a giugno per attivare le case secondo le direttive del Pnrr. Questo ente ha a disposizione ulteriori mesi per le procedure di collaudo.
Obiettivi e servizi previsti per le case di comunità
Le case di comunità sono concepite come centri di assistenza territoriale. Il loro scopo è alleggerire i pronto soccorso ospedalieri. Mirano a rendere la medicina territoriale più efficiente e accessibile. Sulla carta, i cittadini dovrebbero trovare medici di base e pediatri disponibili quotidianamente, 24 ore su 24. Saranno presenti ambulatori infermieristici per la gestione di cronicità e necessità occasionali. Ci sarà anche un infermiere di comunità dedicato.
Inoltre, sono previsti ambulatori con medici specialisti per visite dedicate. Non mancheranno servizi di diagnostica di base, come analisi del sangue e delle urine. Saranno disponibili ecografie, elettrocardiogrammi e holter. Un assistente sociale offrirà supporto. Le strutture fungeranno da punto di accesso per la presa in carico dei pazienti. Ospiteranno anche i servizi di cure domiciliari, palliative e per la gestione del dolore. Le case di comunità saranno collegate in rete con ospedali e Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA).
Le preoccupazioni della Cgil Veneto
La fase di attivazione dei servizi è motivo di forte preoccupazione per i sindacati. La Cgil Veneto e lo Spi Cgil segnalano ritardi significativi nell'esecuzione dei lavori e nei collaudi. «Solo tre case su 99 in Veneto sono attive e dotate di tutti i servizi», ha dichiarato un portavoce sindacale. «Ben 60 sono in ritardo con l'esecuzione dei lavori». Molte altre strutture, pur pronte sulla carta, mancano ancora di personale qualificato.
Il sindacato ricorda che a luglio scorso mancavano in Veneto circa 3.500 infermieri e 2.000 operatori socio-sanitari (OSS). Sono necessari anche medici e assistenti sociali. Per le sedici case di comunità veronesi, la Cgil segnala ritardi nell'esecuzione dei lavori per otto strutture. Altrettante registrano ritardi nei collaudi.
La posizione dell'Ulss9
L'Ulss9 ha dichiarato di non aver riscontrato particolari problemi. «Non abbiamo riscontrato problemi negli interventi strutturali e organizzativi», ha affermato un rappresentante dell'azienda sanitaria. «Le case saranno tutte completate e attive entro il 30 giugno, termine normativo previsto dal Pnrr». L'Ulss9 sta lavorando per implementare i servizi obbligatori. In alcune strutture si valuta anche l'introduzione di servizi facoltativi.