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La Biennale Teatro di Venezia affronta il tema della memoria e del ricordo attraverso due spettacoli contrastanti. Uno esplora la fragilità dell'anziano, l'altro commemora le vittime del genocidio ruandese. Entrambi indagano il senso dell'esistenza e l'importanza dei legami affettivi.

La fragilità dell'esistenza in scena

La Biennale Teatro di Venezia presenta un filo conduttore legato alla perdita di punti fermi. L'ordinario si trasforma, portando a uno stato di spaesamento. Questa tematica emerge chiaramente negli ultimi due spettacoli presentati.

Si tratta di opere apparentemente opposte. Una si concentra sull'invecchiamento, l'altra sulla morte prematura. Entrambe, però, esplorano il significato profondo della vita. Indagano il viaggio esistenziale, l'attenzione verso l'altro e la forza dell'amore. Questi temi emergono con forza dopo aver affrontato la perdita e lo smarrimento totale.

'Promemoria' di Davide Iodice: un viaggio nella memoria

Davide Iodice porta in scena 'Promemoria'. Lo spettacolo si svolge all'interno di una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) a Venezia. L'artista crea un contatto emozionante con gli ospiti anziani. Molti di loro soffrono di gravi deficit di attenzione e memoria. Sono coinvolti in azioni quasi teatrali, spesso seduti su sedie a rotelle.

Lo spettacolo si configura come un percorso itinerante. Attraversa diverse aree della struttura: dall'ex chiostro alla palestra riabilitativa, fino alle sale dedicate allo svago e al riposo. È un lavoro di grande complessità. Gli assistenti fungono da guide, sia per i visitatori che per gli stessi residenti. L'obiettivo è bilanciare la realtà con i suoi confini sfumati. Si cerca di recuperare ricordi e pensieri, attribuendo loro nuovo valore nell'azione presente.

L'introduzione dello spettacolo richiama 'Cent'anni di solitudine' di Gabriel Garcia Marquez. Si fa riferimento alla peste dell'insonnia che porta all'oblio. Viene poi utilizzata la metafora di un libro privo di numeri di pagina e punteggiatura. Questo rende impossibile definire un inizio o una fine chiari, compromettendo la coerenza del senso.

Vengono presentati diversi personaggi. Emma cura una piantina di rose. Silvia, con una forte coscienza femminile e un passato da sportiva, si muove con leggerezza e grazia. Giorgio confronta la sua giovinezza con quella della nipote e ama i giochi di parole. Un gruppo di ex lavoratori, tra cui un operaio, un gondoliere e un ciclista, sono presenti in una sala dedicata alla creatività.

Questi elementi, pur presenti, necessitano spesso di essere sollecitati. La parola deve ritrovare il suo significato nel rievocare il passato. Come affermava Picasso, «Ci vuole molto tempo per diventare giovani». In questo contesto, il tempo è stato impiegato per ritrovare una certa freschezza.

Si tratta più di una performance sulla fragilità umana, di grande impatto emotivo, che di un lavoro teatrale tradizionale. Il finale vede tutti i partecipanti sfilare con le loro carrozzelle sulle note di 'Carrozzone' di Renato Zero, con il verso «bella la vita che se ne va...».

'Hewa Rwanda': il ricordo come antidoto all'oblio

Darcy Rugamba presenta 'Hewa Rwanda, Letter to the absent'. Lo spettacolo è una lettera dedicata ai suoi familiari. Molti di loro, fratelli e sorelle, furono massacrati nel 1994. Iniziò il feroce sterminio dei Tutsi da parte degli Hutu in Ruanda. Oltre un milione di persone persero la vita, spesso dimenticate.

Rugamba si salvò per caso, non trovandosi in casa al momento dell'attacco. Oggi ripercorre la sua vita. Racconta gli anni felici in famiglia, i contrasti con i genitori cristiani per la sua conversione all'Islam. Descrive il rapporto, tenero e sofferto, con la madre e soprattutto con il padre. Quest'ultimo era un poeta e fondatore di un centro per la trasmissione della cultura ruandese.

Queste tracce emergono nel lavoro di Rugamba. Il messaggio parla del ritorno a casa, nel silenzio e nell'assenza dei propri cari. Sottolinea la necessità di recuperare il ricordo. Questo permette di mantenere viva la memoria, gli affetti e di superare l'odio. Lo spettacolo indaga l'importanza di far vivere il ricordo, contrastando l'oblio.

La Biennale Teatro di Venezia, attraverso queste due opere, offre una profonda riflessione sul valore della memoria. Sia essa legata alla fragilità dell'età avanzata o al trauma di eventi storici devastanti. Entrambe le performance mettono in luce la resilienza dello spirito umano e l'importanza dei legami affettivi.