Condividi

Mario Banushi, Leone d'argento alla Biennale Teatro, presenta una trilogia visiva e senza parole che esplora vita, morte e l'elaborazione del lutto. L'artista greco-albanese usa gesti quotidiani per esprimere profonde emozioni e il suo vissuto di sradicamento.

Banushi e il Leone d'argento alla Biennale

Il regista greco-albanese Mario Banushi è stato insignito del Leone d'argento in questa edizione della Biennale Teatro. Il suo lavoro si distingue per un approccio altamente visivo ed emozionale. Le performance sono prive di dialoghi verbali.

Le immagini e le azioni sceniche ricordano l'avanguardia romana dei primi anni '70. Tuttavia, presentano una forza espressiva intrinseca e un messaggio di grande chiarezza. Questo è particolarmente evidente nella sua opera presentata a Venezia.

L'opera in questione è 'Romance familiare - A trilogy'. Qui, l'autobiografia familiare diventa veicolo di espressione. Si esplora uno sradicamento esistenziale profondo. Viene sottolineato il bisogno di confrontarsi con il dolore e recuperare il passato.

Le origini e la scelta del silenzio

Mario Banushi proviene da una famiglia albanese. È nato e cresciuto prevalentemente in Grecia, dove attualmente svolge la sua attività artistica. Durante la cerimonia di premiazione, ha condiviso la storia dei suoi genitori.

Ha narrato di fughe dal loro paese d'origine. Ha parlato di naufragi, lunghi viaggi e periodi di fame. Ha menzionato discriminazioni e violenze subite anche durante la sua infanzia. Questi eventi hanno creato una profonda frattura emotiva.

Il dolore legato al distacco e all'incomprensione è centrale. Il problema della lingua, vista come una frontiera identitaria violata, lo ha portato a preferire la comunicazione non verbale. Le sue performance caricano gesti e simboli di un'intensa carica espressiva.

«Scrivo per abbattere frontiere», ha dichiarato Banushi. Questa frase riassume la sua ricerca artistica. Mira a superare barriere e incomprensioni attraverso il linguaggio universale del teatro visivo.

Vita, morte e elaborazione del lutto nella trilogia

Nei tre atti della trilogia, gesti quotidiani come passare l'aspirapolvere, mangiare o lavarsi assumono un significato profondo. In contesti estremi ed esemplari, questi atti rimandano a una normalità di vita. Appaiono allo stesso tempo necessari e stridenti nel contesto rappresentato.

Il dolore è la nota dominante che attraversa le tematiche di vita, amore e morte. La nascita è rappresentata in 'Ragada', termine che significa 'smagliatura'. Indica una piccola modifica strutturale fissa, un lutto. La morte è presente in 'Goodbye, Lindita'. L'elaborazione dell'assenza e del lutto si manifesta in 'Taverna Miresia'.

Nonostante il contesto di morte, i segnali di vita sono costanti. Ribadiscono una permanenza che trascende gli eventi. In 'Ragada', la farina e il pane uniscono nascita, maternità e nutrimento. In 'Goodbye, Lindita', l'acqua e la tradizione balcanica dei riti funebri rappresentano vitalità.

Questi riti sono aperti al ricordo e al sogno. In 'Taverna Miresia', il nutrire e il lavarsi, l'acqua che scorre, accompagnano la disperata elaborazione del lutto per la morte di un padre. Le performance esplorano la complessità del processo di guarigione emotiva.

Simbolismo e ricerca dell'essenza umana

Le morti rappresentate sono spesso accompagnate da uno spogliarsi. La nudità evoca l'essenza umana, unendo fisico e anima. Questi lutti non appaiono mai definitivi, ma piuttosto passaggi verso un superamento.

Il simbolismo è potente: una donna che si alza e supera un confine uscendo da una finestra verso la luce. Una sposa che varca una finestra per salire su una barca, in una rappresentazione realizzata in una casa. Spighe di grano che spuntano attorno alla fossa di un padre.

La luce che invade tutto alla fine simboleggia speranza e rinascita. Questi racconti sono forti ed emozionanti. Sembrano oscillare tra autobiografia e invenzione. L'intensità emotiva deriva dal vissuto personale, mentre la carica simbolica è frutto della creazione artistica.

L'autore e regista Mario Banushi è sempre protagonista, affiancato da un gruppo di attori impeccabili. Tra questi, Rita Litou e Katerina Kristo. La loro performance è stata accolta con grande calore ed entusiasmo dal pubblico. Molti la considerano uno degli aspetti più interessanti proposti dalla Biennale.