Condividi
AD: article-top (horizontal)

La giunta comunale di Trieste ha ordinato la rimozione di un chiosco a Passo Pecorari a causa di irregolarità e mancato pagamento dei canoni. La procedura comporterà una spesa di circa 6.000 euro a carico dei cittadini triestini.

Chiosco rimosso per irregolarità a Trieste

Una struttura commerciale situata in Passo Pecorari, nota per la vendita di bigiotteria e accessori per smartphone, è destinata alla rimozione definitiva. La decisione è stata presa dalla giunta comunale di Trieste. La situazione di irregolarità che ha portato a questo provvedimento si è protratta dalla fine del 2024 fino ai giorni nostri.

Le problematiche hanno avuto inizio nel dicembre di due anni fa. Il titolare dell'attività, un cittadino bengalese di 37 anni, fu denunciato a piede libero. L'accusa principale riguardava un furto aggravato, nello specifico un allacciamento abusivo alla rete elettrica. La polizia locale del Comune di Trieste intervenne in seguito a una segnalazione specifica.

L'allacciamento non autorizzato venne immediatamente rimosso, poiché rappresentava un serio pericolo. Questo episodio segnò l'inizio di una serie di contestazioni per il gestore del chiosco. La vicenda evidenzia le difficoltà nel gestire attività commerciali con proprietari assenti o non collaborativi.

Decadenza concessione e mancati pagamenti

Circa quattro mesi dopo la denuncia iniziale, al titolare venne notificata la decadenza della concessione per l'occupazione del suolo pubblico. La struttura, che in passato aveva operato come edicola, era presente nell'area da almeno 35 anni. Il Comune contestò al trentasettenne anche diverse irregolarità relative al mancato pagamento dei canoni dovuti per l'utilizzo del suolo.

Di conseguenza, gli uffici comunali revocarono formalmente la licenza per svolgere l'attività commerciale. A seguito di queste azioni, il chiosco divenne di fatto un'occupazione abusiva. Il proprietario della struttura, residente all'estero, ricevette una comunicazione ufficiale dal Comune di Trieste il 10 luglio 2025.

La comunicazione richiedeva la rimozione immediata del chiosco. Nonostante l'invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno, non vi fu alcuna risposta o azione da parte del proprietario. L'amministrazione comunale, con una decisione compatta, ha quindi proceduto con l'intervento per liberare l'area.

Costi della rimozione a carico dei cittadini

L'operazione di sgombero e rimozione del chiosco comporterà una spesa complessiva di circa 6.000 euro. Questi fondi sono stati stanziati per l'annualità 2026, come indicato nei documenti ufficiali. La responsabilità di tali costi, tuttavia, dovrebbe ricadere sui soggetti che hanno gestito l'attività e sui proprietari della struttura.

Nonostante ciò, la spesa graverà sulle casse comunali, e quindi sui cittadini triestini. Questo aspetto solleva interrogativi sulla gestione delle concessioni e sulla riscossione dei tributi. La situazione è ulteriormente complicata da un dettaglio emerso riguardo la proprietà dell'area.

Passo Pecorari rientra infatti nella proprietà di un condominio situato in piazza San Giovanni 3. Questo fatto porta a chiedersi se il Comune abbia incassato canoni per l'occupazione di suolo pubblico su una proprietà privata per diversi anni. La questione solleva dubbi sulla legittimità delle concessioni rilasciate in passato.

Possibili sviluppi futuri e precedenti

Si ipotizza che l'area liberata possa essere oggetto di nuove richieste di occupazione. Si menziona, ad esempio, la possibilità che una panetteria altoatesina, già attiva con la vendita di prodotti da forno in zona, possa presentare un'istanza. La vicenda del chiosco di Passo Pecorari non è un caso isolato nel panorama triestino. In passato, altre attività commerciali sono state oggetto di controlli e procedure di rimozione per irregolarità.

La normativa italiana in materia di occupazione di suolo pubblico e concessioni commerciali è piuttosto stringente. Le amministrazioni locali hanno il compito di vigilare sul rispetto delle regole, ma anche di garantire la trasparenza nelle procedure di assegnazione degli spazi. La mancata risposta del proprietario all'estero evidenzia una problematica comune nella gestione di beni e attività con titolari non residenti.

La spesa sostenuta dal Comune per la rimozione di strutture abusive rappresenta un onere per la collettività. Spesso, tali costi potrebbero essere evitati con una maggiore vigilanza e con procedure più rapide per la risoluzione delle controversie. L'episodio di Trieste pone l'accento sulla necessità di un controllo più efficace e sulla responsabilità dei proprietari nel mantenere in regola le proprie attività.

AD: article-bottom (horizontal)