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Nuovi ordigni bellici sono emersi nel porticciolo di Barcola, Trieste, estendendo la chiusura dell'area. Le operazioni di bonifica si prospettano complesse e prolungate, con ripercussioni per i diportisti.

Nuovi ordigni bellici nel mare di Barcola

Un inatteso ritrovamento di ordigni bellici ha nuovamente interessato le acque antistanti il porticciolo di Barcola, a Trieste. La scoperta è avvenuta durante le recenti operazioni di rimozione di corpi morti e catenarie. Questi lavori, commissionati dalla Regione a una ditta specializzata, hanno portato alla luce diversi proiettili inesplosi.

A seguito di questa emergenza, la Capitaneria di Porto ha emesso un'ordinanza restrittiva. L'atto ufficiale, datato 25 marzo, impone la chiusura del porticciolo. La misura è volta a garantire la sicurezza pubblica e a permettere le necessarie attività di bonifica. L'area è ora interdetta a qualsiasi attività non autorizzata.

Il porticciolo era già soggetto a restrizioni. Dal 5 gennaio, infatti, l'accesso era tecnicamente limitato. Questo impediva sia la navigazione che l'approdo, in attesa di verifiche preliminari. La nuova scoperta, tuttavia, complica ulteriormente la situazione. I rischi per la sicurezza si sommano ai disagi per la fruizione.

Chiusura estesa: navigazione vietata fino a nuovo ordine

La Capitaneria di Porto di Trieste non ha ancora fornito un numero preciso degli ordigni rinvenuti. Tuttavia, l'esperienza passata in aree simili, come quella protetta di Miramare, suggerisce che le operazioni di bonifica richiederanno una pianificazione meticolosa. Queste attività sono notoriamente lunghe e complesse.

Di conseguenza, è stato imposto un divieto assoluto. Fino a comunicazioni ufficiali contrarie, sono vietate la navigazione, la sosta, l'ancoraggio e qualsiasi altra attività. Questo include operazioni sia in superficie che in profondità. Solo le attività espressamente autorizzate dalle autorità competenti saranno permesse.

La chiusura del porticciolo di Barcola rappresenta un duro colpo per la comunità di diportisti. Molti proprietari di imbarcazioni utilizzano questa struttura come base per le proprie attività nautiche. La prolungata interruzione delle attività genera preoccupazione per la stagione imminente.

La Regione cerca soluzioni per i diportisti

L'assessore regionale Scoccimarro si è recato sul posto nella mattinata del 25 marzo per valutare la situazione. Ha espresso la sua preoccupazione per la possibile lunga durata del problema. La Regione si impegna a trovare soluzioni alternative per i diportisti. L'obiettivo è evitare che rimangano a terra durante la prossima stagione nautica.

I rientri delle imbarcazioni sono previsti tra aprile e maggio. Questo rende ancora più urgente la ricerca di soluzioni. La chiusura del porticciolo di Barcola potrebbe compromettere seriamente la stagione estiva per molti triestini appassionati di nautica. L'assessore ha sottolineato la complessità del problema.

Riguardo al motivo del mancato ritrovamento degli ordigni in precedenza, Scoccimarro ha fornito una spiegazione. Gli ordigni erano probabilmente ricoperti da una notevole quantità di materiale sedimentato. Questo includeva rifiuti storicamente accumulati sul fondale. Tali detriti, presenti da decenni, rappresentavano un pericolo concreto per chiunque frequentasse l'area.

Un fondale carico di storia e pericoli

Il fondale del porticciolo di Barcola, e più in generale dell'area costiera triestina, è noto per essere un deposito di storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la zona fu teatro di intensi bombardamenti. Molti ordigni bellici rimasero inesplosi, affondando o venendo sommersi dai detriti.

Le operazioni di dragaggio e bonifica in aree portuali e costiere sono sempre delicate. Richiedono personale altamente qualificato e attrezzature specifiche. La presenza di ordigni inesplosi, anche a grande profondità, rappresenta un rischio costante per le attività di manutenzione e sviluppo delle infrastrutture marittime.

La stratificazione di rifiuti e sedimenti nel corso degli anni ha ulteriormente complicato la situazione. Questi materiali hanno agito da copertura per gli ordigni, rendendoli invisibili ai normali controlli. Solo interventi mirati, come quelli di rimozione delle catenarie, hanno permesso di farli riemergere.

La Regione Friuli-Venezia Giulia ha già affrontato situazioni simili in passato. La gestione di ordigni bellici inesplosi è una priorità per garantire la sicurezza delle zone costiere e marittime. Le autorità competenti collaborano costantemente per monitorare e bonificare le aree a rischio.

La chiusura del porticciolo di Barcola, seppur necessaria, solleva interrogativi sulla pianificazione delle opere marittime. È fondamentale che le indagini preliminari includano sempre una valutazione approfondita dei rischi legati alla presenza di ordigni bellici. Questo per evitare spiacevoli sorprese e garantire la continuità delle attività.

La comunità di Trieste attende con ansia sviluppi positivi. La speranza è che le operazioni di bonifica si concludano nel minor tempo possibile. Questo permetterebbe di riaprire il porticciolo e di ripristinare la normalità per i diportisti. Nel frattempo, si attendono notizie concrete sulle soluzioni alternative promesse dalla Regione.

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