Cultura

Svevo e Montale: ironia e trementina in mostra

16 marzo 2026, 18:14 3 min di lettura
Svevo e Montale: ironia e trementina in mostra Immagine da Wikimedia Commons Trieste
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Rapporto intellettuale tra Svevo e Montale

Un'insolita amicizia, caratterizzata da un'ironia pungente, legò lo scrittore Italo Svevo e il poeta Eugenio Montale. Questo rapporto, lontano da toni pedanti o eccessivamente formali, viene ora raccontato in un opuscolo edito dal Museo Let's di Trieste. L'opera include scritti e una graphic novel, nata per chiudere una mostra dedicata proprio alla loro connessione.

L'incontro casuale avvenne a Milano nel febbraio 1926. Montale riconobbe Svevo da un ritratto su una rivista, mentre lo scrittore triestino identificò il poeta come figlio di un fornitore di diluenti chimici, settore in cui Svevo stesso operava. Da quell'episodio, Montale scrisse che «un sentore di trementina restò sempre nei nostri rapporti», definendo così l'atmosfera peculiare del loro legame.

La mostra e la graphic novel

L'opuscolo, curato da Riccardo Cepach, responsabile del Museo Let's, e illustrato da Max Calò, ripercorre questa relazione a tratti surreale. Il titolo stesso, «Non si preoccupi di rodere i miei ossi», è una citazione di Svevo, rivelando la sua vena arguta.

Viene ricordato come Svevo, pur avendo ricevuto una copia di «Ossi di seppia» da Montale, confessasse candidamente di non amare la poesia, invitando il poeta a dedicarsi alla prosa. Una visione che, col senno di poi, si rivelò poco lungimirante, considerando il futuro Nobel di Montale.

Dagli 'Ossi' alla prosa: scambi epistolari

Montale, con la sua consueta ironia, rispose all'invito di Svevo con un'altra spiritosaggine: «Ella non si prenda premura di leggere i miei Ossi, che son anche di difficile digestione». E aggiunse: «Non si preoccupi di rodere i miei ossi: le rimarrebbero in gola e l'Italia perderebbe il suo migliore romanziere!».

Il legame tra i due intellettuali iniziò ufficialmente con una lettera datata 17 febbraio 1926. Svevo ringraziava il giovane critico genovese per le recensioni positive delle sue opere, scoperte con ritardo. Fu proprio Montale, all'epoca critico emergente e con difficoltà economiche, a contribuire significativamente alla riscoperta di Svevo, anche grazie al supporto dell'intellettuale Bobi Bazlen.

Un sodalizio durato tre anni

L'epistolario tra Svevo e Montale si protrasse intensamente per tre anni, fino alla scomparsa di Svevo. I due si incontrarono di persona in diverse occasioni, l'ultima delle quali nel 1928 a Firenze. In quell'occasione, Svevo fu accolto calorosamente da Montale, dalla futura moglie Drusilla Tanzi e da altri scrittori, con un cartello sulla porta che recitava «Svevo's Club».

L'opuscolo, stampato con il patrocinio del Comune di Trieste, raccoglie i testi che hanno ispirato la mostra e la graphic novel, parte dei quali erano già stati pubblicati sul quotidiano «Il Piccolo», testimoniando l'importanza di questo sodalizio letterario.

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