Cassazione accoglie ricorso: processo da rifare
La Corte di Cassazione ha recentemente annullato la condanna a 21 anni e mezzo di carcere inflitta a Monsignor Paolo Piccoli per l'omicidio di Monsignor Giuseppe Rocco. La decisione, arrivata venerdì 17 marzo, impone che il processo venga ripetuto, accogliendo le argomentazioni della difesa.
La Suprema Corte ha riconosciuto la violazione del diritto alla difesa dell'imputato, non avendo consentito la presenza di consulenti di parte durante le perizie tecniche fondamentali per il caso. Questo vizio procedurale ha reso necessaria la revisione del giudizio.
Violato il diritto alla difesa
Il nucleo della decisione della Cassazione risiede nell'aver negato la possibilità di nominare esperti di fiducia durante le fasi cruciali dell'accertamento tecnico. In particolare, non fu ammesso il professor Franco Tagliaro, direttore dell'Istituto di medicina legale, come perito di parte.
Ulteriori contestazioni riguardano gli accertamenti irripetibili dei Ris di Parma sulle tracce ematiche e la consulenza autoptica. Questi elementi, utilizzati nei gradi di giudizio precedenti, sarebbero stati ammissibili solo se l'imputato fosse stato preventivamente avvisato per poter nominare i propri specialisti, cosa che non è avvenuta.
Dieci anni di attesa e speranza
Monsignor Piccoli ha espresso un profondo sollievo per la decisione della Cassazione, definendola la prima notte serena dopo un decennio vissuto con l'angoscia di una condanna pendente. «Nessuno mi potrà restituire dieci anni di sacerdozio sepolto e di sguardi inquisitori», ha dichiarato, sottolineando il peso emotivo e sociale di questi anni.
Il sacerdote ha ringraziato i suoi legali, Vincenzo Calderoni e Andrea Vernazza, per il loro impegno, e la Curia di Verona e Trieste per il costante sostegno. Ora ripone la sua fiducia nella giustizia per poter dimostrare la propria estraneità ai fatti.
Il caso e le motivazioni dell'accusa
Monsignor Rocco, sacerdote ultranovantenne, fu trovato morto nella Casa del clero di Trieste il 25 aprile 2014. L'accusa sosteneva che Monsignor Piccoli lo avesse strangolato, ipotizzando come movente il furto di una collanina. I due religiosi, pur condividendo lo stesso periodo di convalescenza nella struttura, non sembravano avere rapporti stretti.
La difesa ha sempre contestato la solidità delle prove tecniche e la sussistenza di un movente plausibile, evidenziando le incongruenze giuridiche che ora la Cassazione ha riconosciuto. Il processo dovrà ripartire da capo, offrendo a Monsignor Piccoli la possibilità di provare la sua innocenza in un contesto processuale corretto.
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