L'Associazione Luca Coscioni sollecita il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia a riavviare l'esame della proposta di legge sul fine vita. La richiesta mira a garantire procedure chiare e uniformi per il suicidio medicalmente assistito, superando le attuali disparità.
Appello per riprendere l'esame della legge
L’Associazione Luca Coscioni, insieme al comitato promotore di “Liberi Subito”, ha inviato una comunicazione formale. La richiesta è rivolta al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Si chiede di riattivare l’iter legislativo. L'obiettivo è riprendere l'esame nel merito della proposta di legge. Questa proposta di iniziativa popolare è stata depositata nel 2023. Ha raccolto il sostegno di oltre 8.200 cittadini residenti nella regione.
La lettera è stata indirizzata al presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin. Destinatari sono anche i relatori di maggioranza, Carlo Bolzonello, e di minoranza, Roberto Cosolini, Serena Pellegrino ed Enrico Bullian. Per conoscenza, è stato informato anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga.
Sentenza Corte Costituzionale e diritti regionali
Il Consiglio regionale aveva precedentemente bloccato l'iter della legge. La motivazione addotta era l'incostituzionalità del provvedimento. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza a dicembre 2025. Questa sentenza chiarisce un punto fondamentale. Le Regioni, anche in assenza di una legge nazionale sul fine vita, possono intervenire legittimamente. Possono organizzare il servizio sanitario. Possono rendere effettivi i diritti già riconosciuti. Ciò si basa sulla sentenza relativa al caso Cappato/Dj Fabo. Questa sentenza ha di fatto legalizzato l'aiuto alla morte volontaria in Italia.
«La Corte ha confermato che le Regioni possono e devono intervenire», hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato. Gallo è segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Cappato ne è il tesoriere. Hanno aggiunto: «per garantire l’attuazione concreta di un diritto già riconosciuto dall’ordinamento costituzionale». L’assenza di una legge regionale genera continue disuguaglianze. Crea incertezza e mancanza di garanzie. Questo riguarda sia i pazienti sia gli operatori sanitari.
Democrazia e partecipazione cittadina
«Non esaminare una proposta di legge popolare su presupposti ormai superati significa negare il diritto costituzionale alla partecipazione democratica», affermano Gallo e Cappato. Sottolineano che ciò riguarda tutte le cittadine e i cittadini del Friuli Venezia Giulia. In particolare, coloro che hanno riposto fiducia nel Consiglio regionale firmando la proposta. La questione non è essere pro o contro l’eutanasia. Si tratta di essere pro o contro la democrazia. L'inerzia istituzionale non è neutra. Ha ripercussioni concrete sulle persone.
La proposta di legge “Liberi Subito” mira a definire procedure e tempi celeri. L'obiettivo è l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Questo avverrebbe all'interno del Servizio sanitario regionale. Il tutto nel rispetto delle condizioni stabilite dalla giurisprudenza costituzionale. Si fa riferimento in particolare alla sentenza n. 242/2019.
Urgenza di procedure chiare e garantite
«Chiediamo al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di assumersi le proprie responsabilità», è l'appello. Si chiede di avviare al più presto la discussione della proposta di legge “Liberi Subito”. Il tutto nel rispetto della dignità delle persone. Vanno rispettati i principi costituzionali e la volontà dei migliaia di cittadini che l'hanno sostenuta. L'inerzia istituzionale non è neutra. Si ripercuote sulle persone. Viene citato il caso di Martina Oppelli. Ha dovuto recarsi in Svizzera dopo tre dinieghi. Un altro caso è quello di Anna (nome di fantasia). Ha potuto accedere al suicidio medicalmente assistito nella regione solo dopo un anno di battaglia legale. Questi percorsi diversi evidenziano l'urgenza di procedure chiare. Devono essere uniformi e garantite.