La Lega denuncia il rischio che la sede dell'Usl venga spostata da Terni a Foligno, accusando la maggioranza di "scavare la fossa alla città". Si chiede un tavolo permanente per la "vertenza Terni" e si minaccia il referendum per il passaggio al Lazio.
La sede Usl minacciata da scelte politiche
Il nuovo Piano Sanitario Regionale sembra nascondere un grave affronto per Terni. Si paventa infatti la possibilità di trasferire la sede dell'Usl dalla città per accentrarla a Foligno. Questa mossa rappresenterebbe un colpo durissimo per il territorio.
Le conseguenze si profilano su più fronti: sanitario, economico, occupazionale e istituzionale. Il gruppo politico chiamato "Campo largo" viene accusato di star "scavando la fossa alla città". La percezione è che Terni venga trattata come una merce di scambio.
Il capogruppo regionale della Lega, Enrico Melasecche, sta predisponendo un'interrogazione urgente. L'obiettivo è ottenere chiarimenti dalla presidente Proietti e confermare o smentire queste indiscrezioni.
Strategia di impoverimento territoriale denunciata
Melasecche denuncia una strategia precisa dietro il nuovo Piano Sanitario. Si ipotizza una volontà di sottrarre uffici, servizi, funzioni e potere decisionale a Terni per destinarli altrove. Questo disegno, secondo l'esponente leghista, mira a impoverire ulteriormente un territorio già provato da decenni di centralismo.
Si citano precedenti episodi che hanno penalizzato la città. Tra questi, il ricorso al Tar per bloccare il progetto stadio-clinica, il fallimento della Ternana calcio e la concentrazione della sanità privata su Perugia. Ora si aggiunge la potenziale perdita della sede Usl.
Viene evidenziata anche una forte pressione fiscale sui cittadini ternani. Dei 250 milioni di aumento fiscale, circa 62 milioni ricadrebbero sui residenti di Terni. Ci si interroga su quanti di questi fondi torneranno effettivamente a beneficio del centro-sud dell'Umbria.
La sensazione crescente è che tali risorse vengano impiegate per finanziare operazioni come il trasferimento della sede legale dell'Usl Umbria 2. Le bozze del Piano Sanitario sarebbero circolate in modo riservato, tenute nascoste ai consiglieri.
Svuotamento istituzionale e promesse mancate
Le scelte contenute nel Piano Sanitario sono definite inaccettabili e indifendibili pubblicamente. Si ricorda come per oltre vent'anni circa 150 milioni di euro destinati a Terni siano stati dirottati verso la sanità privata della provincia di Perugia. Ora si rischia lo svuotamento istituzionale.
Anche i consiglieri regionali di Terni sembrano essere trattati con poca considerazione, spostati da sedi adeguate a locali fatiscenti. Sul fronte del nuovo ospedale, regna il silenzio, con continui rinvii che lasciano incerte le tempistiche di realizzazione.
Melasecche dichiara che non si può più attendere. Le discussioni su accordi di programma, seppur potenzialmente utili, vengono vanificate da litigi interni che non portano a risultati concreti.
Richiesta di un tavolo permanente e ipotesi estreme
Per affrontare la "vertenza Terni", l'esponente dell'opposizione consiliare chiede l'istituzione di un tavolo permanente. Questo tavolo dovrebbe riunirsi mensilmente, coinvolgendo istituzioni, parti sociali e cittadini.
Se questo processo di smantellamento non verrà fermato, si valuteranno strumenti costituzionali più incisivi. Tra questi, viene menzionata la possibilità di indire un referendum per il passaggio della città al Lazio.
Viene ribadito con forza che Terni non può essere trattata come uno scarto. La città merita rispetto, investimenti e un futuro concreto. Il continuo penalizzarla, come accaduto negli ultimi 55 anni, è inaccettabile.
Si auspica una collaborazione seria tra le parti per il buon funzionamento della regione. Tuttavia, se una parte viene marginalizzata, i danni a lungo termine saranno per tutti. Si invocano rimedi estremi per mali estremi.
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