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La Fim-Cisl di Termoli sollecita un nuovo piano industriale per lo stabilimento Stellantis dopo la mancata realizzazione della Gigafactory. L'obiettivo è salvaguardare i circa 1.800 posti di lavoro diretti e l'indotto locale.

Nuove prospettive per lo stabilimento Stellantis

La decisione di non realizzare la Gigafactory a Termoli impone la ricerca di un nuovo indirizzo industriale. Questo è quanto sottolinea la Fim-Cisl, attraverso le parole del suo segretario generale, Ferdinando Uliano. La preoccupazione principale riguarda la sicurezza occupazionale per i circa 1.800 dipendenti diretti dell'impianto. Si teme anche un impatto negativo sull'intero tessuto produttivo della regione Molise.

Attualmente, nello stabilimento di Termoli sono attive solo le linee di produzione dei motori a benzina GSE (nelle versioni 1.0 e 1.5), il motore GME e il V6. La Fim-Cisl chiede che vengano valutate nuove strategie per il futuro dell'impianto.

Richieste sindacali per il futuro produttivo

Il sindacato ha avanzato due richieste specifiche. La prima riguarda l'assegnazione di nuove motorizzazioni o attività produttive. La seconda, invece, propone di riconsiderare la produzione di batterie o componenti per veicoli elettrici (Bev). Questa seconda ipotesi potrebbe essere sviluppata in futuro, anche attraverso partnership con altri attori industriali, considerando le diverse joint venture già attive in Stellantis.

Il piano industriale presentato da Stellantis prevede due interventi specifici per lo stabilimento di Termoli. Si tratta dell'introduzione del nuovo cambio Edct e dell'adeguamento dell'attuale motore GSE ai requisiti della normativa sulle emissioni Euro 7.

Valutazione degli interventi e impatto occupazionale

Ferdinando Uliano ha ribadito la necessità di assegnare ulteriori attività produttive all'impianto. L'arrivo del nuovo cambio Edct, previsto per il primo semestre del 2026, con una produzione stimata di circa 300.000 unità, dovrebbe garantire un impatto occupazionale tra i 250 e i 300 lavoratori. Anche la revisione del motore GSE per la versione Euro 7 è considerata un passo positivo.

Tuttavia, questo intervento non è ritenuto risolutivo. Permetterà solo di prolungare una parte della produzione oltre il 2030. Non rappresenta, infatti, un investimento che offra garanzie solide per il futuro a lungo termine. La Fim-Cisl ha comunicato a Stellantis che queste misure non sono sufficienti a compensare la prevista diminuzione dei volumi produttivi dei motori.

Ulteriori proposte per garantire continuità lavorativa

La Fim-Cisl chiede che il motore GSE venga utilizzato su un numero maggiore di marchi e piattaforme del gruppo Stellantis. Si auspica, in particolare, l'impiego sulla nuova piattaforma Stla One. Attualmente, la motorizzazione della Pandina e della 500 ibrida non garantisce né una piena occupazione né una continuità lavorativa stabile.

La situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente. Dal primo semestre del 2027, infatti, il motore GME sarà prodotto esclusivamente in America, anche nella sua nuova versione Evo. Questo comporterà un'ulteriore riduzione dei volumi produttivi per lo stabilimento di Termoli, rendendo ancora più urgente la definizione di un nuovo piano industriale.