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L'Europa registra un numero inferiore di sperimentazioni oncologiche rispetto a Stati Uniti e Asia, evidenziando un divario nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. La Cina, in particolare, sta accelerando grazie a investimenti e innovazione tecnologica.

Divario nelle sperimentazioni cliniche oncologiche

Si osserva una notevole differenza nel numero di studi clinici oncologici attivi. L'Europa conta circa 3.000 sperimentazioni aperte al reclutamento. Questo dato contrasta nettamente con i 5.200 studi registrati negli Stati Uniti e i 5.300 nell'Asia.

Questi dati emergono da un'analisi delle informazioni disponibili su ClinicalTrials.gov. La diminuzione riguarda soprattutto gli studi promossi dall'industria farmaceutica. Questi studi sono cruciali per le fasi iniziali dello sviluppo di nuovi farmaci.

Il dottor Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative dell'Ieo, ha presentato questi dati. L'intervento è avvenuto durante l'Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro. Questa rete oncologica fa capo al Ministero della Salute.

Curigliano ha spiegato che il problema non è la mancanza di studi in generale. Il nodo cruciale risiede nel minor numero di centri di ricerca attivi sul territorio europeo. Questo limita la capacità di condurre un numero elevato di sperimentazioni.

Italia e il ruolo delle altre nazioni europee

Nonostante il quadro generale, l'Italia mantiene una posizione di rilievo. Il Paese vanta 495 sperimentazioni accademiche e registrative aperte. Si posiziona quindi dietro altre nazioni europee.

La Spagna guida la classifica europea con 708 studi attivi. Segue la Francia con 635 sperimentazioni. Il Regno Unito si colloca subito dopo con 520 studi.

Questi numeri evidenziano come, sebbene l'Europa nel suo complesso sia indietro, alcune nazioni stiano comunque performando meglio di altre. La ricerca oncologica è un campo competitivo e richiede un impegno costante.

La crescita della Cina e dell'Asia

La spinta maggiore nella crescita asiatica proviene dalla Cina. Negli ultimi dieci anni, il Paese ha visto la nascita di oltre 11.000 imprese farmaceutiche e biotecnologiche. Questo sviluppo è stato favorito da incentivi fiscali e ingenti investimenti.

Parallelamente, sono in fase di sviluppo circa 600 nuove molecole. L'impiego dell'intelligenza artificiale sta ulteriormente accelerando questo processo. L'IA contribuisce a velocizzare sia la ricerca di base sia le prime fasi di sperimentazione.

Questo dinamismo asiatico, guidato dalla Cina, rappresenta un modello di crescita rapida. Le politiche di supporto all'innovazione sembrano dare frutti concreti in termini di nuove imprese e molecole in studio.

Qualità scientifica europea e sfide future

Nonostante il minor numero di trial, l'Europa eccelle nella produzione scientifica di alta qualità. Indicatori come il Nature Index e l'H-index di SCImago Oncology posizionano l'Europa su livelli comparabili, se non superiori, a Stati Uniti e Asia.

La criticità principale risiede nella capacità di tradurre questa eccellenza scientifica in nuovi studi clinici. Inoltre, vi è una difficoltà nell'assicurare un accesso tempestivo alle terapie per i pazienti europei.

Alcune aziende farmaceutiche scelgono di lanciare nuovi farmaci prima negli Stati Uniti. L'introduzione nel mercato europeo può subire ritardi significativi, talvolta di uno o due anni.

Per colmare questo divario, sono necessari investimenti mirati. Occorre potenziare la ricerca e lo sviluppo, migliorare le infrastrutture dei laboratori e garantire l'accesso ai dati. L'adozione dell'intelligenza artificiale e la formazione del personale sono altrettanto cruciali.

È fondamentale anche snellire la burocrazia e ridurre i costi. La frammentazione del sistema va contrastata rafforzando le collaborazioni tra centri di ricerca, istituzioni e industria farmaceutica.

Il dottor Curigliano ha inoltre sottolineato l'importanza del progetto Health Big Data di ACC. Ha affermato che «terminata la fase ideativa occorre ora passare ai risultati concreti», evidenziando la necessità di passare dalla teoria all'azione.