Il 'Reggio Emilia Approach', un innovativo metodo educativo per l'infanzia, affonda le sue radici nel dopoguerra reggiano. Nato da un'iniziativa di donne che vendettero un carro armato per creare una scuola, oggi è un modello riconosciuto a livello internazionale.
Le origini del metodo educativo reggiano
Una frase del pedagogista Loris Malaguzzi racchiude l'essenza di un approccio educativo unico. Si tratta del 'Reggio Emilia Approach', studiato globalmente. La sua filosofia per l'infanzia trae spunto da esperienze post-belliche nelle campagne di Reggio Emilia. Le donne dell'Udi, Unione Donne Italiane, diedero vita a scuole autogestite.
Queste iniziative educative presero forma nella primavera del 1945. Nella località di Villa Cella, le donne del luogo raccolsero fondi. Vendettero un carro armato abbandonato, sei cavalli e tre camion. Questi mezzi erano stati lasciati dai soldati tedeschi in ritirata. L'obiettivo era finanziare una scuola per i bambini del paese.
Un giovane maestro, Loris Malaguzzi, raggiunse questo luogo in bicicletta. L'esperienza divenne per lui un mito fondativo. Negli anni successivi, l'Udi gestì sessanta scuole materne nella provincia. Queste scuole posero le basi per il futuro progetto educativo reggiano.
Lo sviluppo del pensiero pedagogico di Malaguzzi
Loris Malaguzzi, figura poliedrica di pedagogista, scrittore e poeta civile, iniziò a collaborare con il Comune di Reggio Emilia nel 1963. Nello stesso anno aprì la prima scuola dell'infanzia comunale, denominata Robinson. Successivamente, dal 1971, assunse la coordinazione del sistema dei nidi comunali.
Il primo nido aperto fu intitolato a Genoveffa Cervi. Lei era la madre dei sette fratelli Cervi, partigiani uccisi dai fascisti. Questo nido anticipò la futura legge nazionale sui servizi per la prima infanzia. La sua apertura segnò un passo importante per l'educazione infantile in Italia.
La poesia di Malaguzzi, «Invece il cento c'è», divenne il manifesto del metodo. Essa esprime l'idea di un bambino al centro del processo educativo. Il bambino è visto come portatore di cento linguaggi. Purtroppo, 99 di questi linguaggi vengono spesso soffocati. Questa visione sottolinea l'importanza di valorizzare ogni forma di espressione infantile.
Il riconoscimento internazionale del metodo Reggio
Nel 1981, Reggio Emilia ospitò la mostra «L'occhio se salta il muro». Dal 1987, questa esposizione assunse il nome di «I cento linguaggi dei bambini». La mostra viaggiò in tutto il mondo per circa 25 anni, diffondendo il metodo educativo.
La consacrazione internazionale arrivò nel 1991. Il settimanale americano Newsweek incluse una piccola scuola dell'infanzia comunale di Reggio Emilia, la Diana, tra le dieci migliori scuole al mondo. Questo riconoscimento evidenziò l'eccellenza dell'intero sistema educativo comunale.
Dopo la scomparsa improvvisa di Malaguzzi nel 1994, il Comune rispose alle richieste internazionali. Promosse la creazione di Reggio Children. Questa fondazione divenne un punto di riferimento per lo scambio e la formazione pedagogica globale.
Tra i visitatori illustri delle scuole reggiane figurano nomi come Gianni Rodari (1972), il pedagogista Howard Gardner (1985) e lo psicologo Jerome Bruner. L'eredità di Malaguzzi è portata avanti dalla pedagogista Carla Rinaldi, figura chiave agli albori del metodo. Lei è scomparsa un anno fa, all'età di 78 anni.
L'eredità e l'influenza del Reggio Emilia Approach
Le parole di Malaguzzi, «Un golfo ci vuole sempre... per gli uomini, per i bambini, per le donne, è un posto racchiuso, è un posto più silenzioso, un posto dove si può pensare di più e meglio», riassumono l'essenza del Reggio Emilia Approach. Questo metodo rappresenta un'opportunità di crescita reciproca tra diverse realtà educative.
L'influenza del metodo è tale da ispirare iniziative come il viaggio della principessa Kate. Ella visita Reggio Emilia per approfondire le attività del Centro per la Prima Infanzia della Royal Foundation. L'approccio reggiano continua a essere un faro per l'educazione infantile nel mondo.
Oggi, il Reggio Emilia Approach è presente in una rete internazionale che abbraccia 145 Paesi e territori. La sua filosofia, nata da un atto di coraggio e creatività nel dopoguerra, continua a ispirare educatori e a promuovere un'educazione centrata sul bambino e sui suoi molteplici linguaggi.