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Un sopravvissuto all'Olocausto condivide la sua testimonianza sulla fuga dai nazisti, avvenuta in parte nel campo di Fossoli. La sua storia sottolinea l'importanza della memoria per evitare il ripetersi di simili tragedie.

La drammatica testimonianza di Nando Tagliacozzo

Nando Tagliacozzo, ebreo romano, ha condiviso la sua straziante esperienza di sopravvivenza all'Olocausto. La sua fuga dai nazisti fu in gran parte fortuita. Racconta che un "amico" denunciò suo padre nel febbraio del 1944. Questo evento segnò l'inizio di un percorso crudele.

La sua famiglia subì perdite immense. Tre generazioni persero la vita: la nonna, il padre e la sorella. La storia di Nando si svolge a Fossoli, un luogo tristemente noto vicino a Modena. Qui, oltre duemila ebrei transitarono prima della deportazione ad Auschwitz.

Il campo di Fossoli è attualmente una tappa del "Viaggio della memoria". L'iniziativa è promossa da Roma Capitale. Coinvolge più di cento studenti romani. Nando Tagliacozzo è un testimone prezioso per queste giovani generazioni.

Il rastrellamento di Roma e la separazione familiare

Il 16 ottobre 1943 segnò un giorno buio per gli ebrei di Roma. I nazisti organizzarono un rastrellamento. Circa un migliaio di persone furono deportate. Nando aveva solo cinque anni all'epoca.

I nazisti presero sua sorella Ada, la nonna Eleonora e lo zio Amedeo. La famiglia Tagliacozzo non viveva nel ghetto. Tuttavia, i nazisti avevano liste precise. Queste liste erano fornite dall'amministrazione fascista.

Quella mattina, bussarono alla porta giusta. Catturarono la nonna Eleonora, lo zio Amedeo e la piccola Ada, di otto anni. Ada aveva dormito dalla nonna quella notte. Furono arrestati e deportati direttamente ad Auschwitz.

La fuga e la speranza nel convento

Nando, suo fratello e i loro genitori riuscirono a sfuggire al rastrellamento iniziale. Tuttavia, la minaccia incombeva. Pochi mesi dopo, nel febbraio 1944, il padre di Nando fu catturato. La delazione costò cinquemila lire. Era la taglia prevista per ogni ebreo denunciato.

Il percorso del padre fu lungo e crudele. Una notte alla caserma Mussolini, poi via Tasso. Seguì il carcere di Regina Coeli. Infine, il transito a Fossoli e la deportazione ad Auschwitz.

Dopo il rastrellamento, la famiglia di Nando trovò rifugio. Si nascosero in un convento. Erano le suore del Preziosissimo Sangue. Rimasero lì, al sicuro, fino alla liberazione di Roma. La città fu liberata il 4 giugno 1944. Per mesi, furono costretti a rimanere chiusi.

Il valore della memoria per il futuro

Nando Tagliacozzo sottolinea l'importanza dei viaggi della memoria. È fermamente convinto che non ricordare porti al ripetersi degli orrori. La memoria è uno strumento fondamentale.

Ricordare che questi eventi accaddero in Italia, e non altrove, aiuta a comprendere il presente. Spesso si pensa ai campi di concentramento tedeschi. Ma il nostro Paese ha responsabilità significative.

Gli italiani non furono innocenti. La testimonianza di Nando è un monito potente. Serve a non dimenticare le pagine più buie della storia. E a costruire un futuro diverso.

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