Mais viola argentino: tradizione contadina a Povegliano
Un seme dal Sud America a Povegliano
A Povegliano, in provincia di Verona, un angolo di terra custodisce un tesoro agricolo che ha attraversato oceani e generazioni. Giovanni Ferlini, un contadino della frazione Madonna dell’Uva Secca, porta avanti con passione la coltivazione di una varietà di mais unica: il maiz morado, noto anche come mais viola argentino.
Questa particolare specie, caratterizzata da chicchi scuri, affonda le sue radici in un lontano passato, introdotta in Italia da parenti emigrati in Sud America. La storia di questo seme inizia agli albori del Novecento, un viaggio che collega la campagna veronese alle antiche civiltà andine.
Origini antiche e legami familiari
Le origini del maiz morado risalgono a un viaggio compiuto da Angelo Barbi, originario di Dossobuono e cugino di Rosa Martari di Povegliano. Barbi, emigrato in Argentina prima della Prima Guerra Mondiale, fece ritorno in Italia dopo il conflitto, portando con sé in dono alla cugina alcune pannocchie di questo mais insolito.
«Da allora quei semi non hanno mai smesso di germogliare», racconta Ferlini, erede di questa tradizione. Si tratta di una varietà ancestrale, coltivata in Sud America già dagli Inca e nota anche come mais blu-viola o Pipoca Colorado. Era una coltura fondamentale per le popolazioni indigene, come i Guarani, nella provincia argentina di Misiones.
Proprietà e diffusione in Italia
Gli esperti riconoscono al maiz morado un elevato contenuto di antocianine, pigmenti naturali con notevoli proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Questi composti potrebbero offrire benefici per il metabolismo, la glicemia e la salute cardiovascolare. La coltivazione di questa varietà si è diffusa in Italia principalmente in contesti amatoriali, legati al recupero di semi antichi e alla biodiversità.
Grazie alle favorevoli condizioni climatiche italiane, in particolare all'elevato numero di ore di luce, il mais cresce rigoglioso. L'incrocio con varietà locali ha permesso di preservare un'alta concentrazione di antocianine, rendendolo una risorsa preziosa.
Una tradizione tramandata
La coltivazione del maiz morado a Povegliano è stata portata avanti dal padre di Giovanni, Angelo Ferlini, che proseguì il lavoro del cugino Barbi e dei Martari. Fu lui a tramandare al figlio la cura e la passione per questo grano prezioso, un legame che si rinnova ogni anno con la semina.
Oggi, Giovanni Ferlini continua a coltivare questo mais unico nel suo orto, consapevole di custodire un pezzo di storia. La sua rarità è confermata dall'assenza di varietà simili incontrate in numerose fiere agricole. Non si tratta solo di una curiosità botanica: i semi secchi possono essere tostati per ottenere piccoli popcorn dal sapore e colore inconfondibili, unendo gusto e tradizione.