La memoria di Mario Cavallini, 101 anni, ex internato militare, illumina la celebrazione della Liberazione a Povegliano. La sua testimonianza diretta sulla prigionia e la lotta per la sopravvivenza diventa un monito per le nuove generazioni.
La voce della libertà a Povegliano
La città di Povegliano ha recentemente commemorato gli 81 anni della Liberazione. L'evento, intitolato «I colori della libertà», ha visto la partecipazione degli studenti dell'Istituto Carlo Anti di Villafranca. Un momento centrale è stata la testimonianza di Mario Cavallini, classe 1924. L'ex internato militare ha condiviso la sua esperienza, sottolineando il valore della libertà riconquistata. La sua voce, seppur fragile, è un legame potente tra il passato e il presente. La libertà, infatti, non è un concetto astratto. È fatta di storie concrete, spesso tramandate in famiglia.
La storia di Cavallini, deportato in Germania nel 1943, è emblematica. Catturato a Trieste, rifiutò l'adesione alla Repubblica Sociale. Gli fu offerta la libertà in cambio di questa scelta, ma lui non cedette. La sua vicenda si intreccia con quella di altri come il maresciallo Renato Mancini, arrestato da una spia e ucciso. La sua memoria è stata conservata, nonostante il silenzio di molti sopravvissuti.
Il cortometraggio: un ponte tra generazioni
Il progetto scolastico «I colori della libertà» ha dato vita a un cortometraggio. Le professoresse Grazia Felici e Cristina Carletti hanno guidato gli studenti. Il percorso è iniziato nel settembre 2025. Gli alunni hanno studiato il diario di Adolfo Rivoir. Hanno poi prodotto un video in prima persona. Un corso di regia ha permesso loro di immedesimarsi. Il libro dello storico Renzo Perina è stato fondamentale. Le sue ricerche hanno raccolto nomi e storie degli internati locali. Questo ha permesso un approfondimento delle vicende.
Il cortometraggio è stato premiato alla Camera dei Deputati. Ha ricevuto il Premio Nazionale Giovanni Grillo. È il risultato di una collaborazione tra scuola, istituzioni e territorio. La sua realizzazione ha coinvolto attivamente gli studenti. Hanno lavorato per comprendere e trasmettere la memoria storica.
La testimonianza di Mario Cavallini
L'incontro con Mario Cavallini è stato determinante per il documentario. La sua testimonianza è stata inserita nel lavoro finale. Cavallini, oggi 101 anni, riassume quei giorni terribili con parole che gelano. «Eravamo in 45 su un camion malridotto», ha raccontato. «Vedevamo i confini italiani svanire senza sapere dove saremmo andati». La promessa di cibo era una beffa. «Ci sfruttavano. Ho mangiato anche l’erba per sopravvivere», ha aggiunto.
L'8 settembre 1943, data dell'Armistizio, Cavallini aveva 19 anni. Era stato appena chiamato alle armi. Si trovava in caserma a Bressanone. Il 9 settembre i nazisti gli dissero di lasciare le armi. Promisero il ritorno a casa. Invece, furono caricati sui vagoni merci. Il treno viaggiò per tre giorni verso Nord. La destinazione fu Königsberg, oggi Kaliningrad. Cavallini rientrò in Italia il 2 agosto 1945. Il suo ritorno avvenne in treno, a Balconi di Pescantina.
Il valore della memoria
La sindaca Roberta Tedeschi ha sottolineato l'importanza della testimonianza di Cavallini. «È una gioia accoglierlo nel ricordo del giorno in cui abbiamo riconquistato il sapore della libertà e della pace», ha dichiarato. Mario Cavallini è una «voce straordinaria». Il suo esempio è motivo di orgoglio per la comunità di Povegliano. Il 20 settembre, Cavallini riceverà la medaglia d’onore. La cerimonia si terrà alla presenza della presidenza della Repubblica. Custodire, ricordare, accogliere la propria storia è il compito delle nuove generazioni. La libertà, come insegnano queste vite, non è mai scontata. Dimenticarlo sarebbe il primo passo per perderla.