La libertà è un bene prezioso da non dare mai per scontato. A Povegliano, la celebrazione del 25 aprile ha visto protagonista Mario Cavallini, 101 anni, ex internato militare, la cui testimonianza diretta ha commosso studenti e cittadini, ricordando le sofferenze patite per riconquistare la democrazia.
La voce della libertà a Povegliano
La comunità di Povegliano ha celebrato la festa della Liberazione con un evento speciale. La serata, intitolata «I colori della libertà», ha visto la partecipazione degli studenti dell'Istituto Carlo Anti di Villafranca. Tra gli ospiti d'onore, Mario Cavallini, classe 1924. La sua presenza ha reso tangibile il significato della libertà riconquistata. La sua voce, seppur fragile, ha trasmesso un messaggio potente. Ha ricordato a tutti che la libertà non è un concetto astratto. È fatta di storie reali, spesso dimenticate o taciute. Storie di persone comuni che hanno vissuto momenti terribili. La sua testimonianza è un monito per le nuove generazioni.
Cavallini, ex internato militare, ha condiviso la sua esperienza. Ha raccontato della prigionia nei campi di concentramento in Germania. Ha descritto le condizioni disumane e i lavori forzati. Gli fu offerta la libertà in cambio di adesione alla Repubblica Sociale. Lui rifiutò sempre. La sua scelta di non piegarsi è un esempio di coraggio. La sua storia si intreccia con quella di altri concittadini. Come Marcello Belligoli, arrestato e deportato. O il maresciallo Renato Mancini, vittima della Resistenza.
Un cortometraggio per non dimenticare
Molti reduci dai campi scelsero il silenzio. Temevano di non essere compresi. Da qui nasce l'importanza del progetto scolastico. Gli studenti hanno realizzato un cortometraggio intitolato «I colori della libertà». Le professoresse Grazia Felici e Cristina Carletti hanno guidato il percorso. Il progetto è iniziato nel settembre 2025. Gli studenti hanno studiato diari e documenti storici. Hanno prodotto un video in prima persona. Hanno seguito un corso di regia. Hanno ricostruito un racconto coinvolgente. Hanno potuto immedesimarsi nelle vicende del passato. Il lavoro è stato possibile anche grazie al libro di Renzo Perina. Lo storico di Povegliano ha raccolto nomi e storie degli internati locali. Questo ha permesso di approfondire le loro vicende.
L'incontro con Mario Cavallini è stato fondamentale. La sua testimonianza è stata inserita nel documentario. Questo lavoro ha ricevuto un importante riconoscimento. È stato premiato alla Camera dei Deputati. Ha vinto il Premio Nazionale Giovanni Grillo. È il risultato di una collaborazione tra scuola, istituzioni e territorio. Cavallini, a 101 anni, riassume quei giorni con parole che colpiscono. «Eravamo in 45 su un camion malridotto», ha raccontato. «Vedevamo i confini italiani svanire senza sapere dove saremmo andati. Ci promettevano cibo, ma eravamo sfruttati. Ho mangiato anche l’erba per sopravvivere».
Il ritorno a casa e la medaglia d'onore
L'8 settembre 1943, Cavallini aveva 19 anni. Era stato appena chiamato alle armi. Si trovava in caserma a Bressanone. I nazisti gli ordinarono di lasciare le armi. Promisero di rimandarlo a casa. Invece, fu caricato su un vagone merci. Il treno viaggiò per tre giorni verso nord. Arrivò a Königsberg, oggi Kaliningrad. Un territorio russo incastonato tra Polonia e Lituania. Dopo la liberazione, Cavallini tornò in Italia. Il suo rientro avvenne in treno. Arrivò a Balconi di Pescantina il 2 agosto 1945. La sindaca Roberta Tedeschi ha sottolineato il valore della sua testimonianza. «Cavallini è tornato a casa, a Povegliano», ha dichiarato. «È una gioia accoglierlo nel ricordo della nostra libertà ritrovata. Mario è una voce straordinaria. Il suo esempio è motivo di orgoglio per tutti noi».
È previsto un ulteriore riconoscimento per Cavallini. Il 20 settembre parteciperà a una cerimonia. Riceverà la medaglia d’onore dal Presidente della Repubblica. Questo evento sottolinea l'importanza di custodire la memoria. Ricordare e accogliere la propria storia è un compito fondamentale. Le nuove generazioni devono imparare da queste vite. La libertà, come dimostrano queste storie, non è mai scontata. Dimenticarlo significherebbe rischiare di perderla di nuovo. La sua testimonianza è un lascito prezioso per il futuro.