La polizia postale ha presentato in tribunale mesi di conversazioni digitali tra la vittima e l'imputato, incentrate sul tema del suicidio. Il processo prosegue con la ricostruzione dei fatti.
Conversazioni dettagliate sul suicidio emerse in aula
La parola «suicidio» era una presenza costante nelle comunicazioni digitali. Queste conversazioni tra Andrea Prospero e l'accusato si sono evolute. Sono diventate sempre più specifiche sulle modalità per porre fine alla propria vita. Questi scambi sono culminati negli ultimi messaggi del giorno della morte dello studente universitario. Il giovane fu trovato privo di vita nel gennaio 2025. Il ritrovamento avvenne in un bed and breakfast nel centro storico di Perugia.
Questa ricostruzione è stata fornita in tribunale dagli investigatori della polizia postale. Essi sono stati ascoltati come testimoni nel procedimento. L'imputato è accusato di istigazione o aiuto al suicidio. Sia l'accusato che i familiari della vittima erano presenti all'udienza.
Rapporto profondo nato online nel 2023
I primi contatti tra i due risalgono al 2023. Le interazioni sono avvenute attraverso piattaforme di chat online. Non si sono mai incontrati di persona. Nonostante ciò, hanno sviluppato una relazione. Gli investigatori l'hanno descritta come «molto profonda». Era caratterizzata da frequenti confidenze. Molte di queste erano di natura molto personale.
Le conversazioni acquisite agli atti rivelano un tema ricorrente. Il suicidio è diventato centrale soprattutto tra agosto e settembre 2024. In quel periodo, Prospero aveva espresso il desiderio di abbandonare gli studi universitari. Aveva anche manifestato la volontà di non trasferirsi nello studentato di Perugia.
Discussioni sulle modalità del gesto estremo
Dal 25 settembre, secondo la ricostruzione della polizia postale, i due hanno iniziato a discutere concretamente. Hanno analizzato le possibili modalità per togliersi la vita. Sono state discusse l'assunzione di farmaci. Si è parlato anche dell'utilizzo di una pistola e di una corda. L'imputato ha scritto: «Nemmeno se ti butti da dieci piani senti dolore». Andrea ha replicato: «Ma sì. Metti che non muori».
«Sennò vai in overdose. Due pasticche di Oxy e stai a posto e prima di morire stai in paradiso», ha proseguito l'imputato. «Io non voglio soffrire», ha risposto Prospero. «Ma è più facile con una pistola. Non penso sia tanto difficile».
Uso di molteplici dispositivi e ricerche online
Gli investigatori hanno anche rivelato che Prospero utilizzava cinque telefoni cellulari. Aveva decine di account per comunicare online. «I due non erano degli sprovveduti in rete», ha spiegato uno degli investigatori. «Sapevano come muoversi e come procurarsi determinati farmaci». Questo indica una certa familiarità con l'ambiente digitale.
Dall'8 gennaio 2025, la preparazione del suicidio avrebbe assunto contorni ancora più definiti. Tra gli elementi presentati in aula, figurano le ricerche effettuate da Prospero sul web. Sono state analizzate anche le interrogazioni rivolte a ChatGpt. Inizialmente, il giovane ha chiesto: «Soffro di ansia sociale, ma tanto tanto. Evito di fare qualsiasi cosa al di fuori della mia comfort zone. Qualche farmaco può aiutarmi?».
Successivamente, ha domandato: «Lo Xanax può aiutare in situazioni come discussioni? Devo dire ai miei che rinuncio agli studi ma sono molto ansioso». Le richieste si sono poi concentrate sull'ossicodone. Una domanda era: «Se uno ingerisce cinque OxyContin da 80 milligrammi muore?».
Messaggi esortativi nel giorno del decesso
Per quanto riguarda il 24 gennaio 2025, giorno della morte dello studente, gli investigatori hanno riferito. Nelle ore precedenti al decesso, Prospero avrebbe scambiato messaggi esclusivamente con l'imputato. Tra gli scambi richiamati in aula, vi erano esortazioni a compiere il gesto estremo. «Mangia tutte e sette le pasticche e basta. Ce la puoi fare. Vai. Ammazzati», ha scritto l'accusato. «Sono un senzapalle. Dammi più incoraggiamento», ha risposto Andrea.
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