Condividi

A Palermo, Cosa nostra adatta i metodi di estorsione per proteggere la privacy degli imprenditori taglieggiati. Nuove strategie emergono per evitare la pubblicità sui giornali e nelle aule di tribunale.

Estorsioni a Brancaccio: il nuovo codice mafioso

Nuove tattiche mafiose emergono nel quartiere di Brancaccio. Gli estorsori si presentavano come addetti alla sicurezza. Garantivano l'anonimato delle vittime sui registri della famiglia mafiosa. L'obiettivo era contrastare la paura degli imprenditori di finire sui media.

Questo nuovo approccio è emerso da intercettazioni della squadra mobile. La conversazione avveniva tra Maurizio Costa e l'imprenditore Lorenzo Casesa. Casesa è titolare di un'impresa di autodemolizioni. L'incontro è avvenuto nel dicembre 2024. Costa, insieme a Antonio Bobbone, era lì per riscuotere il pizzo.

Un'auto dei carabinieri ha interrotto il pagamento. Questo ha costretto i due esattori a rimandare l'appuntamento. L'imprenditore ha implorato: «Non mi fare uscire sui giornali Maurizio!». Costa ha risposto: «No! Devi stare tranquillo. ti ho detto». Ha aggiunto che non avrebbe scritto nulla. Casesa ha insistito: «Maurizio, le dobbiamo evitare queste cose...».

Pressioni su Neocos e recupero crediti

Simili pressioni sono state esercitate durante le festività pasquali. I mafiosi hanno aumentato le minacce verso la Neocos. Questa azienda si occupa dei lavori alle fognature in via Messina Marine. Francesco Salerno ha minacciato un ingegnere, dicendo: «So che abiti a Borgo Vecchio».

Il messaggio era chiaro: pagare o subire conseguenze. La pressione psicologica era necessaria. Questo a causa delle resistenze incontrate alle richieste di pizzo. Gli operai temevano ripercussioni. La paura li aveva inizialmente resi restii a pagare.

La famiglia mafiosa non si occupava solo di estorsioni. Si occupava anche del recupero crediti. Nel marzo 2024, Antonino Calascibetta ha denunciato vessazioni. Subiva queste pressioni per un debito di gioco. Il debito era verso Rosario Schiavo, proprietario di un centro scommesse in via Ferrari Orsi.

Per recuperare i soldi, erano stati incaricati Salvatore di Pasquale e suo padre Antonino. Il compito era delicato. Le somme recuperate servivano al mantenimento delle famiglie dei detenuti mafiosi.

La denuncia di Calascibetta

Calascibetta ha deciso di rivolgersi ai carabinieri nell'agosto 2024. Ha spiegato: «Premetto che sono un giocatore di azzardo abituale». Aveva accettato una proposta per un sito di scommesse illegale. Dopo aver perso cifre importanti, Schiavo gli offrì un prestito. Doveva restituire 6 mila euro, pagandone 11 mila.

Non riuscendo a saldare il debito, Schiavo si innervosì. Spiegò che i soldi servivano «alle persone», alludendo ai mafiosi di Brancaccio. La denuncia ha fatto emergere un quadro preoccupante di attività illegali.