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Ex lavoratori Almaviva tornano a manifestare a Palermo per ottenere risposte concrete dalla Regione Siciliana. L'Ars valuta un emendamento per la loro ricollocazione, ma manca il coinvolgimento della presidenza regionale.

Manifestazione ex dipendenti Almaviva a Palermo

Un gruppo di ex dipendenti della società Almaviva ha organizzato un presidio. L'iniziativa si è svolta davanti alla sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, Palazzo dei Normanni. La protesta è avvenuta poco prima dell'inizio di una seduta d'aula. Le sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpl e Ugl hanno promosso l'evento. L'obiettivo è ottenere garanzie per la ricollocazione professionale.

La mobilitazione arriva in concomitanza con l'esame di un emendamento all'Ars. Questo emendamento mira a collegare il bacino degli ex operatori del call center al numero unico europeo di emergenza. Si tratta del numero 116117. Il presidente dell'Ars, Gaetano Galvagno, aveva già preso un impegno. Lo aveva fatto il 25 marzo scorso, dopo una precedente protesta. Si era impegnato a introdurre uno strumento legislativo a sostegno dei lavoratori.

Impegno dell'Ars e richieste sindacali

Le organizzazioni sindacali hanno accolto positivamente l'impegno del presidente Galvagno. Lo hanno definito un «segnale politico significativo». Riconosce la necessità di tutelare e ricollocare tutti i lavoratori coinvolti. Tuttavia, i sindacati sottolineano l'urgenza di atti concreti. Servono risorse dedicate e un piano temporale definito e verificabile. Non basta un impegno formale. La vertenza Almaviva non può rimanere in sospeso. Non può essere affidata a iniziative isolate.

È fondamentale che la Regione Siciliana convochi urgentemente un tavolo istituzionale. La presenza del presidente della Regione è indispensabile. Egli ha preso impegni precisi con gli ex dipendenti. Devono essere definiti tempi certi per i processi di ricollocazione. Devono essere attivati senza ulteriori ritardi i progetti già annunciati. Tra questi, il servizio 116117 e i percorsi di digitalizzazione della pubblica amministrazione. Il tempo delle dichiarazioni è terminato. Ora servono fatti concreti.

Questa è una condizione minima per la credibilità istituzionale. In mancanza di risposte immediate e verificabili, i sindacati annunciano ulteriori iniziative. Saranno mobilitazioni e pressioni istituzionali più incisive. L'obiettivo è tutelare la dignità e il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. La prima azione concreta è il sit-in davanti a Palazzo dei Normanni.

Critiche all'assenza della presidenza regionale

Se dall'Ars è arrivato un segnale, la situazione con la presidenza della Regione è diversa. Durante la mobilitazione del 22 marzo davanti a Palazzo d'Orléans, sede della presidenza regionale, i lavoratori hanno denunciato la mancata partecipazione delle istituzioni regionali. Era stato richiesto un incontro, che però non ha visto la presenza degli assessori o del presidente.

Questa assenza non è stata considerata un semplice disguido organizzativo. Viene vista come un «fatto politico grave». Conferma la distanza della Regione Siciliana da una delle vertenze occupazionali più importanti del territorio. Si tratta dell'ennesima dimostrazione di inerzia e inadeguatezza delle risposte istituzionali. Le organizzazioni sindacali hanno denunciato questa situazione più volte.

Non presentarsi al confronto significa sottrarsi alle proprie responsabilità. Riguarda 387 lavoratrici e lavoratori e le loro famiglie. Attendono soluzioni concrete da oltre tre anni. La richiesta di incontro alla presidenza della Regione era nata dopo l'ultimo confronto presso l'assessorato alla Salute. Quest'ultimo aveva fornito un quadro «fortemente regressivo» rispetto ai progressi registrati in precedenza.

Incertezza sui percorsi di ricollocazione

Le recenti comunicazioni dell'assessorato alla Salute sono in contrasto con gli impegni presi negli incontri precedenti. Questi si erano svolti presso l'assessorato alle Attività Produttive. Nei confronti precedenti, con il coinvolgimento anche dell'assessorato al Lavoro, era stato condiviso un percorso di ricollocazione concreto e progressivo. L'ultimo incontro, invece, ha introdotto elementi di incertezza. Mancano tempistiche definite, strumenti operativi e adeguate garanzie.

La vertenza Almaviva coinvolge un numero significativo di lavoratori che hanno perso il proprio impiego. La loro situazione è delicata e richiede un'attenzione costante da parte delle istituzioni. La speranza è che l'emendamento all'Ars possa rappresentare un punto di svolta. Tuttavia, senza un impegno concreto e coordinato da parte di tutta la giunta regionale, il rischio è che la situazione rimanga irrisolta. I lavoratori chiedono dignità e un futuro lavorativo certo.

La storia della Almaviva in Sicilia è stata segnata da numerose crisi e riorganizzazioni. Molti lavoratori hanno subito periodi di cassa integrazione e incertezza. La chiusura delle sedi ha lasciato un segno profondo nel tessuto occupazionale della regione. Le istituzioni hanno il dovere di intervenire con misure efficaci. Non si tratta solo di un problema di occupazione, ma di dignità umana e di sostegno alle famiglie.

Il numero 116117, dedicato al servizio sanitario nazionale, potrebbe rappresentare un'opportunità. L'integrazione di personale qualificato proveniente dal settore dei call center potrebbe migliorare l'efficienza del servizio. Questo richiederebbe investimenti in formazione e un piano di assunzioni ben strutturato. Le organizzazioni sindacali chiedono che questi progetti vengano concretizzati rapidamente. La pubblica amministrazione, inoltre, necessita di percorsi di digitalizzazione. L'impiego di queste risorse umane potrebbe contribuire a modernizzare i servizi offerti ai cittadini.

La mobilitazione degli ex lavoratori Almaviva è un segnale forte. Sottolinea la necessità di un'azione decisa e coordinata. La politica deve rispondere con fatti, non solo con promesse. La comunità di Palermo e della Sicilia attende risposte concrete per questi lavoratori.