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Oltre quaranta organizzazioni scendono in piazza a Palermo il 23 maggio per un corteo contro la mafia. L'evento, promosso da collettivi giovanili, mira a denunciare una presunta restaurazione autoritaria e mafiosa.

Manifestazione contro la mafia a Palermo

Un'ampia coalizione di oltre 40 associazioni ha confermato la propria partecipazione a una manifestazione prevista per il 23 maggio. L'evento si svolgerà a Palermo. L'iniziativa mira a commemorare le vittime delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

La marcia prenderà il via dal palazzo di Giustizia. Il percorso condurrà i partecipanti fino all'iconico Albero di Falcone. Questa mobilitazione è stata definita da Andrea La Torre, esponente del collettivo Attivamente, come un'espressione della società civile.

La Torre ha sottolineato la forte componente giovanile tra i promotori. Ha evidenziato l'adesione di numerosi collettivi e organizzazioni studentesche. La sua dichiarazione è avvenuta durante una conferenza stampa tenutasi presso l'Albero di Falcone.

Denuncia di una restaurazione autoritaria

L'attivista ha espresso preoccupazione per quella che definisce una «restaurazione mafiosa autoritaria in Italia». Secondo La Torre, questa tendenza ha raggiunto un picco nelle settimane precedenti. Ha fatto riferimento all'emergere di verità che, a suo dire, le istituzioni avrebbero tentato di insabbiare.

«Non accettavamo di condividere il 23 maggio con certe istituzioni», ha affermato La Torre. Ha spiegato che questa posizione era legata proprio alla percezione di un tentativo di silenziare fatti scomodi.

A Palermo, ha aggiunto, sono riemersi eventi significativi. L'attivista ha ribadito che il sistema affaristico mafioso non ha mai cessato di operare. Ha agito, secondo lui, anche se in modo discreto. Ha concluso che questo sistema deve essere combattuto per liberare il territorio.

Legami tra mafia, politica ed economia

L'attivista ha richiamato le parole di Pio La Torre. Ha affermato la convinzione che la liberazione della terra passi attraverso il taglio dei legami tra mafia e politica. Ugualmente importante è recidere i collegamenti tra mafia ed economia.

Queste dichiarazioni evidenziano la volontà di mantenere alta l'attenzione sui meccanismi che sostengono il potere mafioso. La mobilitazione del 23 maggio assume quindi un significato politico e sociale profondo.

Critiche alla Commissione Antimafia e al Governo

I giovani delle associazioni che parteciperanno al corteo hanno mosso critiche alla Commissione parlamentare antimafia. Hanno dichiarato che la sua presidente, Chiara Colosimo, ha perso credibilità. La Commissione si starebbe concentrando unicamente sul rapporto tra mafia e appalti.

Non verrebbero spiegate, secondo i manifestanti, le stragi del 1993. Viene criticata anche la concessione di spazio all'ex generale Mario Mori. Mori è indagato dalla procura di Firenze per concorso in strage, associazione mafiosa e terrorismo. La sua presenza in audizione è vista come problematica.

Le associazioni hanno puntato il dito anche contro il ministro Carlo Nordio. La sua partecipazione all'evento è vista con scetticismo. Il governo di cui fa parte è accusato di aver rimosso strumenti utili alla lotta contro gli abusi di potere. Si critica inoltre un presunto tentativo di minare l'indipendenza della magistratura.

Per queste ragioni, la partenza del corteo dal Tribunale di Palermo assume un valore simbolico. L'obiettivo è evitare che lo slancio positivo derivante dal risultato del referendum sulla giustizia si affievolisca. La manifestazione vuole essere un monito contro derive autoritarie e un sostegno alla giustizia.