A Palermo, un uomo condannato per traffico di migranti convolerà a nozze con l'ex presidente di una ONG per i diritti umani. La loro storia è nata in carcere.
Storia d'amore tra carcere e attivismo
Alaa Faraj, cittadino libico di 31 anni, si trova detenuto presso il carcere Ucciardone di Palermo. È stato condannato per omicidio plurimo colposo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Le accuse lo vedono coinvolto come uno degli scafisti di un tragico naufragio avvenuto nell'agosto del 2015, evento che causò la morte di 49 persone.
Nonostante la gravità delle accuse, Faraj ha sempre sostenuto la propria innocenza. La sua detenzione, iniziata dieci anni fa, potrebbe subire un'ulteriore riduzione. A dicembre scorso, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha concesso la grazia parziale. Questo provvedimento ha comportato uno sconto di pena di 11 anni e 4 mesi.
Attualmente, la sua pena residua è di nove anni. Tuttavia, ulteriori riduzioni dovute a sconti di pena potrebbero anticipare la sua scarcerazione. La sua vicenda personale ha preso una piega inaspettata.
Un legame nato tra le mura del carcere
Alaa Faraj si prepara a sposare Alessandra Sciurba. Lei è una docente universitaria specializzata in diritti umani e un'attivista di spicco. In passato, Sciurba ha ricoperto il ruolo di presidente dell'organizzazione non governativa Mediterranea Saving Humans. L'incontro tra i due è avvenuto proprio all'interno del carcere.
Sciurba partecipava a un laboratorio all'interno dell'istituto penitenziario. Lì ha conosciuto Faraj, diventando poi la voce che ha supportato la sua battaglia per la ricerca della verità. La loro relazione si è sviluppata in questo contesto, portando alla decisione di unirsi in matrimonio.
Le nozze si terranno nella chiesa di San Gaetano, situata nel quartiere Brancaccio di Palermo. Questo luogo è noto per essere stato la parrocchia di don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia. Secondo indiscrezioni, a celebrare la cerimonia saranno figure religiose di rilievo: l'Imam e l'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.
Dal carcere alla pubblicazione: un libro per raccontare
Dall'incontro e dalla relazione tra Faraj e Sciurba è nato un libro. L'opera si intitola «Perché ero ragazzo» ed è stata pubblicata da Sellerio nel settembre dell'anno scorso. Il volume raccoglie le lettere che Faraj inviava alla docente. Sciurba ha trascritto questi scritti, li ha organizzati e li ha poi consegnati all'editore palermitano.
Il libro rappresenta una testimonianza della loro connessione e del percorso di Faraj. Offre uno spaccato della sua vita e delle sue riflessioni, filtrate attraverso la sua esperienza detentiva. L'opera è diventata anche un riconoscimento per l'autore.
Alaa Faraj è infatti tra i cinque finalisti della 22esima edizione del prestigioso premio letterario internazionale Tiziano Terzani. Questo riconoscimento sottolinea la qualità letteraria e l'impatto del suo racconto.
Le origini di Alaa Faraj
Faraj aveva solo 20 anni e frequentava il primo anno di ingegneria quando decise di lasciare la sua città natale, Bengasi. La sua fuga era motivata dalla guerra civile che affliggeva la Libia. Il suo sogno era quello di approdare in Europa per intraprendere una carriera nel mondo del calcio.
Salì a bordo di un gommone, sperando in un futuro migliore. Quel viaggio, tuttavia, lo ha portato a essere accusato di essere uno scafista e a scontare una lunga pena detentiva. La sua storia è un intreccio di speranze, tragedie e percorsi inaspettati.