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A Palermo emergono 18 episodi di estorsione, ma solo tre imprenditori hanno trovato il coraggio di denunciare. Le indagini svelano un sistema di silenzio e complicità tra clan mafiosi e commercianti, con pagamenti regolari per sostenere le famiglie dei detenuti.

Estorsioni a Brancaccio: un muro difficile da abbattere

La zona di Brancaccio a Palermo è teatro di un fenomeno preoccupante. Diciotto casi di estorsione sono emersi grazie alle indagini, ma solo tre vittime hanno deciso di rompere il silenzio e sporgere denuncia. Questo dato evidenzia la persistente omertà che lega clan mafiosi e imprenditori locali.

La cosiddetta «messa a posto» viene spesso accettata, talvolta imposta anche a persone vicine ai vertici mafiosi. I soldi raccolti servono a mantenere i detenuti e il boss Nino Sacco, che riceveva circa tremila euro mensili.

Imprenditori coraggiosi contro il racket

Nonostante le difficoltà, tre imprenditori hanno scelto di opporsi al racket. Il loro percorso è costellato di ostacoli, tra cui incendi, minacce e pestaggi. Giovan Battista Zappulla, proprietario di Giorgio Gomme, ha raccontato la sua esperienza.

Agli inizi di luglio del 2025, due uomini, Filippo Bruno e Francesco Capizzi, si presentarono nella sua officina in via Ponte dell’Ammiraglio. Chiesero millecinquecento euro al mese, un chiaro riferimento al clan di Corso dei Mille. Le loro parole erano: «Dacci una mano che c’è bisogno».

Pressioni e minacce per piegare la resistenza

Una settimana dopo, il gruppo si presentò nuovamente, questa volta con altri sei uomini, tra cui Antonino Randazzo. L’obiettivo era aumentare la pressione su Zappulla. Il 9 luglio, Bruno e Capizzi tentarono un’altra strada per chiudere la questione.

Proposero a Zappulla di assumere un loro uomo nelle sue società, promettendo in cambio la fine delle intimidazioni. Di fronte al suo rifiuto, seguì una minaccia esplicita: «Vabbè allora te la vedi con lui, te lo dice lui cosa devi fare».

Le indagini proseguono per spezzare la catena

Le forze dell'ordine stanno lavorando per raccogliere ulteriori prove e testimonianze. L'obiettivo è smantellare le reti di estorsione che soffocano l'economia locale e minano la sicurezza dei cittadini. La collaborazione degli imprenditori, seppur difficile, è fondamentale per rompere il ciclo della paura.

Le indagini mirano a identificare tutti i membri dei clan coinvolti e a comprendere appieno le dinamiche di complicità e coercizione che caratterizzano questi fenomeni criminali. La speranza è che altri imprenditori trovino la forza di denunciare, contribuendo a liberare Palermo da questo pesante fardello.

Domande frequenti

Quante estorsioni sono state scoperte a Palermo?

Le indagini hanno portato alla luce diciotto episodi di estorsione nella zona di Brancaccio a Palermo.

Quanti imprenditori hanno denunciato le estorsioni?

Solo tre imprenditori hanno scelto di rompere il muro di omertà e sporgere denuncia riguardo alle estorsioni subite.