A Palermo, il giudice per le indagini preliminari ha ordinato la riesumazione del corpo del maresciallo dei carabinieri Antonino Lombardo, morto nel 1995. La decisione riapre le indagini sulla sua morte, precedentemente archiviata come suicidio, su richiesta della famiglia.
Morte Maresciallo Lombardo: Nuove Indagini a Palermo
Il gip di Palermo, Walter Turturici, ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura. Ha così disposto nuove indagini sulla morte del maresciallo dei carabinieri Antonino Lombardo. Il militare fu trovato senza vita il 4 marzo 1995. L'auto in cui si trovava era nel cortile della Legione Sicilia a Palermo. Per anni il caso è stato archiviato come suicidio.
La famiglia del maresciallo aveva chiesto approfondimenti. I pubblici ministeri, dopo le indagini, avevano richiesto l'archiviazione. Moglie e figli di Lombardo si sono opposti a questa istanza. La decisione del gip riapre dunque scenari inediti sul caso.
Tra le disposizioni più significative, il giudice ha ordinato la riesumazione della salma. Questo permetterà di effettuare nuovi accertamenti sulla causa del decesso. Il termine fissato per le nuove indagini è di sei mesi. Il gip intende fare piena luce su circostanze ancora oscure.
I Contesti Operativi del Maresciallo Lombardo
Il maresciallo Antonino Lombardo fu trovato senza vita nella sua vettura. La morte fu causata da un colpo di pistola alla testa. Accanto al corpo fu rinvenuta una lettera d'addio. Questo elemento aveva inizialmente indirizzato le indagini verso l'ipotesi del suicidio.
Prima di essere assegnato al Ros (Reparto Operativo Speciale) dei carabinieri, Lombardo aveva prestato servizio a Terrasini. Nel Ros, si era occupato della gestione di un collaboratore di giustizia. Si trattava del pentito Salvatore Cancemi. Questo incarico lo aveva portato a contatto con ambienti investigativi di alto profilo.
Nel novembre e dicembre del 1994, Lombardo aveva incontrato il boss mafioso Tano Badalamenti. Quest'ultimo era detenuto negli Stati Uniti. L'obiettivo era valutare una sua possibile collaborazione con la giustizia italiana. Badalamenti si sarebbe detto disponibile a testimoniare in Italia su fatti gravi. Tra questi, l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli.
La condizione posta dal capomafia era che il suo trasferimento in Italia fosse gestito proprio da Lombardo. Questo dettaglio sottolinea l'importanza del ruolo del maresciallo nelle trattative con i vertici mafiosi. La sua posizione era evidentemente delicata e strategica.
Le Accuse e le Ombre sul Caso
Prima di un suo presunto viaggio negli Stati Uniti, Lombardo fu oggetto di pesanti accuse. Queste provennero dall'allora sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Anche il sindaco di Terrasini, Manlio Mele, mosse critiche nei suoi confronti. Le dichiarazioni furono rilasciate durante la trasmissione televisiva «Tempo Reale», condotta da Michele Santoro.
Contemporaneamente, il pentito Salvatore Palazzolo rilasciò dichiarazioni infamanti. Affermò che il maresciallo era «avvicinabile». Questo significava che poteva essere corrotto o influenzato. A seguito di queste accuse, la sua missione negli USA fu annullata. Le pressioni esterne sembrano aver avuto un peso determinante.
Il 25 febbraio 1995, pochi giorni prima della morte di Lombardo, un suo confidente subì un agguato mortale. Francesco Brugnano venne ucciso. Questo evento potrebbe essere collegato alle indagini in corso e alle pressioni subite dal maresciallo. La sua morte avvenne in un clima di forte tensione.
La Lettera e i Dubbi dei Familiari
La lettera trovata con il corpo di Lombardo recitava: «Mi sono ucciso per non dare la soddisfazione a chi di competenza di farmi ammazzare e farmi passare per venduto e principalmente per non mettere in pericolo la vita di mia moglie e i miei figli che sono tutta la mia vita. La chiave della mia delegittimazione sta nei viaggi americani». Queste parole suggeriscono un movente legato a pressioni esterne e al timore per la propria incolumità e quella dei propri cari.
Tuttavia, i familiari non hanno mai creduto alla tesi del suicidio. Hanno sempre sostenuto che Lombardo fosse vittima di una macchinazione. La loro insistenza ha portato alla riapertura del caso dopo quasi trent'anni.
La lettera, sebbene sembri confermare il suicidio, contiene elementi che i familiari ritengono sospetti. Le frasi potrebbero essere state dettate da chi voleva far credere al suicidio. La menzione dei «viaggi americani» come causa della delegittimazione è un punto chiave.
Disposizioni del Gip per Nuovi Accertamenti
Il gip ha disposto la riesumazione del cadavere. L'obiettivo è accertare la causa del decesso. Si vuole verificare l'effettiva compatibilità con un atto di suicidio. Questo esame autoptico sarà fondamentale per chiarire i dubbi.
Inoltre, è stata ordinata una nuova consulenza balistica. Questa riguarderà la pistola d'ordinanza del carabiniere e il suo caricatore. Si dovrà stabilire se il proiettile e il bossolo custoditi presso l'ufficio corpi di reato siano stati esplosi dall'arma in dotazione a Lombardo.
Saranno sentiti come testimoni il generale Michele Riccio e il capitano Nuzzi. Quest'ultimo dovrà riferire su un colloquio avvenuto tra Lombardo e il tenente Lerfone. Il colloquio si sarebbe tenuto negli uffici del Ros di Monreale il 4 marzo 1995. Dovrà anche relazionare su un altro colloquio tra Lombardo e il colonnello Giovanni Antolini.
Il gip ha anche richiesto un approfondimento sugli appunti di Lombardo. Si vuole capire se si trattasse di annotazioni di notizie apprese da fonti confidenziali. Oppure se fossero documentazioni di atti investigativi. Infine, verranno sentiti alcuni esponenti dell'Ara. Tra questi, il tenente colonnello Giuseppe Arena.
Arena dovrà riferire sull'eventuale prelevamento dall'auto di Lombardo di una borsa contenente documenti. Questo prelievo sarebbe avvenuto alla presenza di Obinu. Tutti questi elementi dovranno contribuire a ricostruire le ultime ore di vita del maresciallo.