Cronaca

Ex manager Asp Siracusa: domiciliari negati, Riesame respinge appello PM

17 marzo 2026, 16:39 6 min di lettura
Ex manager Asp Siracusa: domiciliari negati, Riesame respinge appello PM Immagine generata con AI Palermo
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Il Tribunale del Riesame di Palermo ha rigettato l'appello della Procura, confermando la decisione del Gip di negare i domiciliari all'ex manager dell'Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone. L'inchiesta riguarda presunte nomine e appalti truccati nella sanità siciliana.

Riesame nega domiciliari ad ex manager Asp

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha emesso una decisione significativa. Ha respinto l'appello presentato dalla Procura di Palermo. L'appello mirava a ottenere i domiciliari per Alessandro Caltagirone. Caltagirone è l'ex manager dell'Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Siracusa. La sua posizione è al centro di un'indagine su presunte irregolarità. Queste riguardano nomine e appalti nel settore sanitario siciliano. La decisione del Riesame conferma la precedente valutazione del Giudice per le Indagini Preliminari (Gip). Il Gip aveva già negato l'applicazione della misura cautelare.

La vicenda giudiziaria trae origine da un'inchiesta complessa. Questa indagine mira a fare luce su presunti meccanismi illeciti. I meccanismi riguarderebbero l'assegnazione di incarichi e l'affidamento di appalti all'interno della sanità regionale. L'attenzione si è concentrata in particolare sulla gara per i servizi di ausiliariato dell'Asp di Siracusa. L'accusa ipotizzava un coinvolgimento diretto di Caltagirone. Si sospettava un suo asservimento a interessi privati.

Legali di Caltagirone: "Profili di rigorosa neutralità"

I legali di Alessandro Caltagirone, gli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri, hanno espresso soddisfazione. Hanno dichiarato che «cade il castello di accuse che ipotizzava un asservimento della funzione pubblica di Alessandro Caltagirone agli interessi privati nella gara per i servizi di ausiliariato dell’Asp di Siracusa». Hanno aggiunto che l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Palermo restituisce un'immagine diversa. Descrivono un dirigente che, «lungi dal partecipare a trame corruttive, ha mantenuto un profilo di rigorosa neutralità e distacco».

Le difese sottolineano come le argomentazioni della Procura non abbiano trovato riscontro. La decisione del Riesame, secondo i legali, riabilita l'operato del loro assistito. Affermano che Caltagirone ha sempre agito nell'interesse pubblico. Non avrebbe mai ceduto a pressioni esterne. La sua condotta sarebbe stata improntata alla massima correttezza.

L'inchiesta aveva ipotizzato un ruolo di Caltagirone. Si sospettava che avesse favorito una specifica società. La società in questione è la Dussmann srl. Questa sarebbe dovuta risultare vincitrice di una gara d'appalto. L'appalto riguardava i servizi di ausiliariato dell'Asp di Siracusa. La nomina di Caltagirone, secondo le prime ricostruzioni accusatorie, sarebbe stata sponsorizzata. Le presunte sponsorizzazioni sarebbero riconducibili all'ex governatore siciliano Totò Cuffaro. L'intermediazione sarebbe avvenuta tramite il deputato Saverio Romano.

Nessun elemento di corruzione per la gara Dussmann

I giudici del Riesame hanno esaminato attentamente le carte. Hanno analizzato le prove raccolte dalla Procura. La loro conclusione è chiara. Non risulta «individuabile un intervento posto in essere (o anche solo promesso) dal direttore generale Caltagirone in favore della società Dussmann idoneo a integrare la condotta di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio». Questo passaggio dell'ordinanza è cruciale. Sottolinea la mancanza di elementi concreti a sostegno dell'accusa di corruzione.

Anzi, il collegio giudicante ha evidenziato un comportamento opposto da parte del manager. Secondo il Riesame, Caltagirone non avrebbe mai manifestato impegni o disponibilità verso la Dussmann. Al contrario, avrebbe reagito con «evidente riottosità» quando gli interlocutori sollevavano il tema della procedura di gara. I suoi incontri su questo argomento si sarebbero chiusi rapidamente. Questo comportamento suggerirebbe un tentativo di evitare interferenze.

Per il collegio giudicante, non emergono «gravi elementi idonei a comprovare l’asservimento da parte del pubblico ufficiale (Caltagirone) della sua funzione in favore degli interessi manifestati dai privati». Non vi sarebbe nemmeno la dimostrazione di una «mera disponibilità a compiere in futuro atti contrari ai doveri del proprio ufficio». Infine, non è emerso l'esercizio della sua influenza sui commissari di gara. Questi punti rafforzano la posizione difensiva.

Cuffaro e Romano: richieste di domiciliari respinte per altre contestazioni

La richiesta di domiciliari, avanzata dai PM, riguardava anche l'ex governatore Totò Cuffaro e il deputato Saverio Romano. La richiesta era stata avanzata congiuntamente per la vicenda legata all'appalto dell'Asp di Siracusa. Tuttavia, il Gip aveva accolto la richiesta di misura cautelare solo per Totò Cuffaro. La misura nei suoi confronti riguardava però altre contestazioni. Non era stata accolta per la specifica vicenda dell'appalto bandito dall'Asp aretusea. Anche per Saverio Romano, la richiesta di domiciliari non è stata accolta dal Gip.

La vicenda giudiziaria si inserisce in un contesto più ampio. Le indagini mirano a scoperchiare presunti illeciti nella gestione della sanità in Sicilia. Questo settore è spesso oggetto di attenzione da parte della magistratura. Le accuse di corruzione, abuso d'ufficio e turbativa d'asta sono frequenti in contesti di appalti pubblici. La decisione del Riesame, in questo caso, sembra aver ristretto il campo delle ipotesi accusatorie nei confronti di Caltagirone.

Prima ancora di essere sottoposto a interrogatorio preventivo, Alessandro Caltagirone aveva compiuto un passo formale. Si era autosospeso dall'incarico di manager dell'Asp di Siracusa. Questa mossa era stata interpretata come un segnale di trasparenza. Mirava a evitare qualsiasi ombra sulla sua posizione. La sua decisione era stata presa in attesa degli sviluppi dell'indagine.

La difesa ribadisce l'integrità del manager

Gli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri hanno ribadito con forza la correttezza dell'operato del loro assistito. Hanno dichiarato: «Questa ordinanza ristabilisce la verità dei fatti». Hanno aggiunto che la decisione «ribadisce (come peraltro già espresso dal Gip) che il comportamento di Caltagirone sia stato sempre integerrimo». Sottolineano come, nella sua qualità di direttore generale, non abbia «mai ceduto ad alcuna pressione». Né abbia «mai mostrato disponibilità a favorire interessi privati».

La difesa ha evidenziato come Caltagirone abbia respinto ogni tentativo di interferenza. Ha operato, secondo quanto dichiarato dai suoi legali, «nell’esclusivo interesse della legalità e dell’amministrazione sanitaria». Questa posizione rafforza l'idea di un dirigente pubblico che ha agito nel rispetto delle norme. La decisione del Riesame sembra confermare questa lettura dei fatti. La vicenda giudiziaria, tuttavia, è ancora in corso. Le indagini proseguono su altri fronti.

La città di Siracusa e la sua provincia sono state teatro di diverse inchieste sulla sanità negli ultimi anni. La gestione delle risorse pubbliche in questo settore è sempre delicata. Le nomine dirigenziali e l'affidamento di appalti sono momenti cruciali. Sono anche potenziali punti di vulnerabilità per infiltrazioni illecite. La magistratura continua a vigilare per garantire la trasparenza e la legalità.

L'Asp di Siracusa è un ente fondamentale per il territorio. Gestisce servizi sanitari essenziali per centinaia di migliaia di cittadini. Le indagini che coinvolgono i suoi vertici hanno sempre un impatto significativo sull'opinione pubblica. La decisione del Riesame, negando i domiciliari, alleggerisce la posizione di Alessandro Caltagirone. Tuttavia, il procedimento penale nei suoi confronti non è ancora concluso. Resta da vedere quali saranno gli sviluppi futuri dell'inchiesta.

La Procura di Palermo, che ha condotto le indagini, potrà valutare ulteriori passi. Potrebbe decidere di approfondire alcuni aspetti o di chiedere il rinvio a giudizio per specifici reati. La difesa, dal canto suo, continuerà a sostenere l'innocenza del proprio assistito. La battaglia legale si prospetta ancora lunga e complessa. L'esito finale dipenderà dall'evoluzione delle indagini e dalle decisioni dei giudici.

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