Un giovane di 22 anni ha pronunciato le sue ultime dichiarazioni spontanee in tribunale a Milano, esprimendo paura e rimorso per un tragico evento in una panetteria. La sentenza è attesa a breve.
Le dichiarazioni del giovane imputato
Raffaele Mascia, 22 anni, ha parlato in aula a Milano. Ha dichiarato di non essere un assassino. Ha spiegato di aver perso il controllo in un momento di forte stress. Le sue parole sono state pronunciate prima della sentenza. Ha affermato di essersi sentito sopraffatto dalla paura.
Il giovane ha descritto la situazione come un sentirsi attaccato. Ha reagito d'istinto, perdendo la lucidità. Ha menzionato la fragilità di suo padre. Ha sottolineato di non essere né un folle né un killer. Si è detto pronto ad affrontare il giudizio. Ha espresso rammarico e la volontà di ricominciare, se possibile. Questo è avvenuto nell'aula della Corte d'Assise di Milano.
Il tragico evento in panetteria
Il fatto è accaduto il 15 febbraio 2025. La scena si è svolta nella panetteria di piazzale Gambara. La panetteria è gestita dal padre di Mascia. Il giovane ha impugnato una pistola. Ha sparato uccidendo Ivan Disar, 49 anni. Disar era di nazionalità ucraina. Ha inoltre ferito Pavel Koresko, 26 anni, anch'egli ucraino.
I giudici, Antonella Bertoja e Sofia Fioretta, si sono ritirati in camera di consiglio. La sentenza è attesa nelle prossime ore. Il pubblico ministero Carlo Enea Parodi ha richiesto l'ergastolo. La richiesta riguarda omicidio e tentato omicidio. I reati sono aggravati da futili motivi.
Le indagini e le accuse
Le indagini della Polizia hanno ricostruito i fatti. Hanno portato all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare. Il provvedimento è stato firmato dal gip Luca Milani. Secondo l'accusa, il giovane avrebbe agito per fastidio. Era infastidito da due clienti ubriachi. La sua reazione è stata giudicata ingiustificata e sproporzionata. Non risultava che i due fossero molesti.
La Procura ha chiesto alla Corte di trasmettere gli atti. Questo per presunte dichiarazioni false del padre dell'imputato. Le testimonianze non confermavano le minacce subite dal giovane. Il 21enne aveva sostenuto che Disar lo avrebbe minacciato di morte. Avrebbe minacciato anche suo padre quella sera.
Dubbi sulla versione dell'imputato
Questa versione dei fatti non ha trovato riscontri. Una testimone chiave è intervenuta nelle indagini. La donna era in compagnia dei due ucraini. Ha dichiarato di non aver mai sentito i suoi amici pronunciare minacce. Questo mette in dubbio la giustificazione addotta dal giovane imputato. La sua reazione violenta appare sempre più difficile da spiegare.
La corte dovrà ora valutare tutte le prove e le dichiarazioni. La decisione finale determinerà il futuro di Raffaele Mascia. La gravità dei fatti e le richieste dell'accusa delineano un quadro complesso. La giustizia milanese è chiamata a pronunciarsi su un caso che ha scosso la comunità locale.