Il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) difende gli abbattimenti di alberi lungo le autostrade A20 e A18, citando la sicurezza degli utenti. Tuttavia, comitati e associazioni ambientaliste contestano il metodo, chiedendo la sospensione delle attività e maggiore trasparenza.
Contrasto tra CAS e comitati per abbattimenti alberi
La questione degli abbattimenti di alberi lungo le autostrade siciliane nord-orientali sta diventando un vero e proprio scontro. Le istituzioni, i comitati cittadini, le associazioni ambientaliste e gli esperti del settore si confrontano duramente. Dopo le denunce dei cittadini e le dichiarazioni di organizzazioni come WWF, Legambiente e Lipu, il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) ha deciso di difendere le proprie azioni. L'ente ha anche annunciato futuri interventi di piantumazione. Tuttavia, questa difesa non ha placato le polemiche, anzi, ha alimentato ulteriori contestazioni.
Un ulteriore contributo al dibattito è arrivato dal Collegio Interprovinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati di Messina–Enna. Questo ente ha formalmente richiesto la sospensione delle attività di abbattimento. La loro richiesta amplia il gruppo di coloro che chiedono una revisione delle procedure operative adottate lungo le tratte autostradali A20 e A18. La situazione evidenzia una profonda divisione di vedute sulla gestione del patrimonio arboreo lungo le arterie stradali.
La posizione del CAS: sicurezza e perizie tecniche
Il direttore generale del CAS, Calogero Fazio, ha rilasciato una nota per spiegare la posizione dell'ente. Ha descritto l'intervento come una necessità imposta da condizioni di rischio concrete. Queste condizioni riguardano la stabilità di molti alberi presenti lungo le autostrade. Per supportare le proprie affermazioni, il CAS avrebbe allegato documentazione fotografica. Queste immagini dovrebbero dimostrare le situazioni di criticità riscontrate.
Nella comunicazione del CAS, viene richiamato un tragico episodio avvenuto nel 2023. Un pino crollò lungo l'A20, nei pressi di Campo Felice di Roccella, causando la morte di un automobilista. Questo evento, secondo il Consorzio, ha rappresentato un punto di svolta. Ha spinto l'ente gestore ad avviare una valutazione tecnico-specialistica approfondita. L'obiettivo è garantire la sicurezza degli utenti autostradali, prevenendo rischi futuri.
Il CAS sottolinea anche che l'attività di abbattimento sarebbe stata sollecitata da enti superiori. La Regione Siciliana e il Ministero delle Infrastrutture avrebbero segnalato diverse “non conformità”. Queste riguarderebbero centinaia di alberature, alcune delle quali superano i 50 anni di età. La loro vicinanza alla carreggiata è stata indicata come un potenziale pericolo. L'ente cita anche i risultati di un'indagine agronomica commissionata internamente. Questa indagine avrebbe classificato gli interventi necessari.
Il Consorzio precisa inoltre che le specie arboree interessate non rientrerebbero nella definizione legale di “bosco”. L'Ispettorato Ripartimentale delle Foreste avrebbe riconosciuto la priorità della sicurezza stradale rispetto ai vincoli forestali. Infine, il CAS annuncia un piano di compensazione ambientale. Questo prevede la piantumazione di circa 1.500 nuovi esemplari di olivo (Olea europaea e Ogliastro). Questi nuovi alberi dovrebbero sostituire quelli abbattuti.
Critiche degli esperti: approccio generalizzato e compensazioni insufficienti
La risposta del CAS, diffusa tramite la stampa ma non direttamente alle associazioni che hanno protestato, non ha convinto i contestatori. L'agronomo Alessandro Giaimi, membro del comitato “Non sono indifferente”, critica l'approccio del Consorzio. Secondo Giaimi, le motivazioni addotte dal CAS seguono uno schema già visto in situazioni simili. Questo schema include il richiamo a episodi isolati, il principio di precauzione e l'uso di perizie tecniche non pubbliche per giustificare interventi su larga scala.
Giaimi contesta in particolare il riferimento all'incidente del 2023. La sua critica è riassunta nella frase «Colpirne cento per punirne uno». Sottolinea come migliaia di alberi vengano abbattuti a causa di singoli episodi. Questo approccio, a suo dire, è sproporzionato e dannoso. L'esperto critica anche le segnalazioni ministeriali e le presunte “non conformità”. La generica classificazione di alberi “incombenti” non sarebbe sufficiente a giustificare abbattimenti diffusi senza prove concrete di rischio strutturale.
Vengono espresse forti perplessità sulla rapidità con cui sarebbe stata condotta la perizia agronomica. L'ampiezza del lavoro svolto, che ha riguardato centinaia di chilometri di rete in tempi ristretti, solleva interrogativi. Sul fronte delle compensazioni ambientali, Giaimi ridimensiona l'impatto del progetto di nuove piantumazioni. Afferma che «1.500 olivi non compensano alberi adulti abbattuti». Evidenzia la differenza in termini di servizi ecosistemici e tempi di crescita tra alberature mature e nuove piantine.
La contestazione si sposta anche sul piano normativo. Secondo Giaimi, le aree interessate potrebbero rientrare nella definizione di bosco secondo il Testo Unico Forestale. Questo implicherebbe specifici obblighi autorizzativi e vincoli che non sembrano essere stati pienamente rispettati nelle procedure adottate dal CAS. La gestione delle alberature autostradali solleva quindi questioni legali e ambientali complesse.
Appello degli agrotecnici e nuove richieste di stop
Alla richiesta di sospensione già avanzata dalle associazioni ambientaliste si aggiunge ora quella del Collegio Interprovinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati di Messina–Enna. Questo collegio chiede un blocco immediato degli abbattimenti. Richiede inoltre un approfondimento tecnico sulle modalità di gestione delle alberature lungo le infrastrutture autostradali. Anche per questo collegio, le attività di abbattimento avviate dal CAS lungo le autostrade A18 e A20 sono motivate da generici “potenziali pericoli”.
Il Collegio lamenta la mancata pubblicazione di documenti fondamentali. Tra questi, il censimento arboreo completo, le analisi di stabilità dei singoli esemplari, i criteri tecnici usati per definire la pericolosità, le valutazioni sull'impatto paesaggistico e idrogeologico, e le verifiche preliminari di nidificazione. Scrivono che «In assenza di tali documenti, gli interventi appaiono non trasparenti, non verificabili e potenzialmente lesivi dell’interesse pubblico».
Questa posizione rafforza il fronte critico. Riporta al centro del dibattito il tema delle valutazioni di stabilità, della trasparenza delle procedure e della documentazione tecnica che dovrebbe supportare decisioni così impattanti. La richiesta di trasparenza è un punto chiave per molte delle organizzazioni coinvolte.
Il Comitato “Non sono indifferente”: mappatura e raccolta dati
Il Comitato “Non sono indifferente” ha diffuso una nota in cui sollecita risposte ufficiali dalla Regione Siciliana e dal CAS. Annuncia inoltre l'avvio di una mappatura fotografica sistematica degli abbattimenti. Questa attività coprirà gli interventi effettuati dal 2024 lungo le tratte autostradali interessate. Il lavoro è reso possibile grazie alla collaborazione di volontari. Essi documentano, tratta per tratta, gli interventi con foto e descrizioni dettagliate delle località.
I promotori del comitato ringraziano chi sta già contribuendo a questa iniziativa. Invitano inoltre altri cittadini a partecipare attivamente. Per segnalazioni e invio di materiale, è stato attivato un numero di telefono: 371 7407236. È disponibile anche un indirizzo email: nonsonoindifferente@libero.it. La raccolta dati mira a creare un archivio pubblico e verificabile degli interventi.
Il confronto tra sicurezza stradale, tutela ambientale, interpretazioni tecniche e richieste di trasparenza rimane aperto. Da un lato, il CAS rivendica la necessità degli interventi e annuncia nuove piantumazioni. Dall'altro, associazioni, tecnici e comitati chiedono verifiche puntuali, la sospensione degli abbattimenti e l'accesso completo alla documentazione. Una frattura che, al momento, non sembra destinata a risolversi rapidamente, evidenziando la complessità della gestione del verde pubblico e delle infrastrutture.
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