Cronaca

Ponte sullo Stretto: ricorso ambientalisti dichiarato 'prematuro' dal Tar

18 marzo 2026, 15:06 6 min di lettura
Ponte sullo Stretto: ricorso ambientalisti dichiarato 'prematuro' dal Tar Immagine da Wikimedia Commons Messina
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Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Legambiente, Lipu e WWF contro il parere VIA per il Ponte sullo Stretto, definendolo 'prematuro'. Le associazioni confermano che riproporranno le loro contestazioni alla delibera finale del Cipess.

Ricorso ambientalisti sul Ponte Stretto dichiarato 'prematuro' dal Tar

Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio ha emesso una decisione riguardo al ricorso presentato da importanti associazioni ambientaliste. Queste ultime avevano contestato la Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) positiva rilasciata per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. La sentenza del Tar, tuttavia, ha definito il ricorso come 'prematuro'.

Questa qualificazione implica che, secondo il tribunale, l'atto impugnato non era ancora suscettibile di un'azione legale. La decisione si basa su una dettagliata analisi giuridica del procedimento di approvazione dell'opera. Le associazioni coinvolte sono Legambiente, Lipu e WWF Italia.

La motivazione principale risiede nella natura dell'atto impugnato, ovvero il parere VIA. Il Tar ha stabilito che, anche considerando la normativa speciale introdotta per il Ponte, tale parere è da considerarsi 'endoprocedimentale'. Ciò significa che rientra all'interno di un iter più ampio di approvazione.

Il procedimento si concluderà formalmente solo con la delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess). Fino a quel momento, il parere VIA, da solo, non produce effetti giuridici concreti. Di conseguenza, non lede diritti o interessi specifici delle associazioni ricorrenti.

Pertanto, il Tar ha ritenuto che allo stato attuale, l'impugnazione non potesse essere accolta. La decisione è stata comunicata attraverso una nota congiunta delle tre organizzazioni ambientaliste. Esse hanno evidenziato la posizione del tribunale riguardo alla tempistica del loro intervento legale.

Nessuno stop sostanziale alle azioni delle associazioni ambientaliste

Nonostante la dichiarazione di inammissibilità per motivi procedurali, le associazioni ambientaliste sottolineano un aspetto cruciale della sentenza. Il Tar stesso ha riconosciuto la legittimità della strategia difensiva adottata dai ricorrenti. Le organizzazioni avevano agito in via cautelativa, impugnando i pareri della Commissione.

Questa mossa era stata dettata dal timore che l'interpretazione del decreto-legge n. 35 del 2023 potesse precludere una successiva impugnativa. Il tribunale ha quindi evitato di biasimare tale approccio prudenziale. La decisione del Tar è stata quindi inquadrata come prettamente procedurale.

All'interno di questa cornice procedurale, il Tar ha voluto sottolineare un punto fondamentale. La decisione finale del Cipess, sia per il Ponte sullo Stretto che per altre Grandi Opere, dovrà essere accompagnata da un rigoroso assolvimento dell'onere motivazionale. Questo significa che le ragioni alla base della decisione finale dovranno essere chiaramente e solidamente argomentate.

Le associazioni Legambiente, Lipu e WWF Italia hanno ribadito con forza le loro contestazioni di merito. Queste critiche riguardano sia aspetti ambientali che questioni di natura costituzionale e comunitaria. La sentenza del Tar, lungi dal chiudere la questione, fornisce anzi indicazioni utili per le future azioni legali.

Le organizzazioni hanno infatti confermato la loro intenzione di riproporre le medesime contestazioni. Ciò avverrà in sede di ricorso contro la futura delibera del Cipess. L'obiettivo rimane quello di garantire una valutazione completa e approfondita degli impatti dell'opera.

Contestazioni ambientali e costituzionali sul Ponte sullo Stretto

Le associazioni ambientaliste non hanno mai nascosto le loro profonde preoccupazioni riguardo al progetto del Ponte sullo Stretto. Le critiche mosse non riguardano un mero ostruzionismo, ma si basano su analisi tecniche e giuridiche approfondite. Le contestazioni sollevate toccano diverse sfere, dalla tutela dell'ambiente alla conformità con le normative europee e nazionali.

Dal punto di vista ambientale, le preoccupazioni vertono principalmente sugli impatti ecologici che un'opera di tale portata potrebbe generare. Si temono conseguenze negative per gli ecosistemi marini e terrestri dello Stretto, un'area di notevole pregio naturalistico. La fragilità dell'ambiente circostante richiede, secondo gli ambientalisti, un'attenzione massima e studi di impatto estremamente rigorosi.

Inoltre, le associazioni sollevano dubbi sulla reale necessità dell'opera e sulla sua sostenibilità a lungo termine. Vengono messe in discussione le stime sui flussi di traffico e sui benefici economici, ritenute talvolta eccessivamente ottimistiche. Si paventa il rischio di un'opera sovradimensionata rispetto alle reali esigenze.

Sul piano costituzionale, le critiche si concentrano sulla procedura di approvazione e sulla compatibilità del progetto con i principi fondamentali dell'ordinamento italiano. Si discute, ad esempio, del rispetto del principio di precauzione e della corretta applicazione delle normative in materia di valutazione ambientale.

Le normative comunitarie, in particolare quelle relative alla tutela ambientale e alla gestione delle risorse naturali, sono un altro terreno di confronto. Le associazioni intendono verificare che il progetto del Ponte rispetti pienamente gli standard europei, considerati spesso più stringenti rispetto a quelli nazionali.

La decisione del Tar, pur dichiarando il ricorso attuale inammissibile, non ha invalidato le argomentazioni di merito delle associazioni. Anzi, la raccomandazione del tribunale riguardo alla necessità di una motivazione rigorosa per la delibera finale del Cipess rafforza la posizione degli ambientalisti.

Essi si preparano ora a un nuovo fronte legale, puntando a far valere le proprie ragioni quando l'iter autorizzativo raggiungerà la sua fase conclusiva. La battaglia legale e di sensibilizzazione sul Ponte sullo Stretto è quindi tutt'altro che conclusa. Le associazioni continueranno a monitorare attentamente ogni sviluppo del progetto.

La regione Sicilia e la Calabria sono le aree geografiche direttamente interessate dalla potenziale realizzazione dell'opera. La discussione sul Ponte sullo Stretto coinvolge da decenni il dibattito pubblico e politico italiano. Le implicazioni economiche, sociali e ambientali sono enormi e meritano un'analisi approfondita e trasparente.

La normativa speciale introdotta per accelerare l'iter del Ponte è stata oggetto di critiche da parte di diverse forze politiche e della società civile. Si teme che tale normativa possa bypassare controlli e procedure standard, compromettendo la qualità delle valutazioni.

Il ruolo del Cipess, organo di coordinamento economico, è centrale in questo processo. La sua delibera finale avrà un peso determinante sull'avvio effettivo dei lavori. Le associazioni ambientaliste sono pronte a intervenire con forza in questa fase cruciale.

La storia del Ponte sullo Stretto è costellata di progetti, studi e dibattiti che si sono susseguiti nel corso degli anni. Ogni volta, la questione è riemersa con vigore, alimentando speranze e preoccupazioni. La sfida attuale è quella di trovare un equilibrio tra le esigenze di sviluppo infrastrutturale e la tutela inalienabile dell'ambiente.

La sentenza del Tar del Lazio del 18 marzo 2026, pur non entrando nel merito delle contestazioni, rappresenta un passaggio significativo. Essa definisce le regole del gioco per le future azioni legali, sottolineando l'importanza della fase procedurale e della motivazione delle decisioni finali. Le associazioni ambientaliste sono pronte a giocare la loro partita fino in fondo.

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