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Le associazioni ambientaliste contestano il decreto legge sul Ponte sullo Stretto, definendolo un atto politico privo di necessità normativa. Sollevano dubbi sulla procedura e sull'impatto ambientale.

Critiche al decreto legge sul ponte

Il progetto del Ponte sullo Stretto riemerge con forza grazie al decreto legge 32/2026. Questo provvedimento governativo mira a sbloccare un'opera ferma da tempo. Tuttavia, nonostante precedenti bocciature della Corte dei conti e criticità ambientali, l'articolo 1 del decreto appare più un'iniziativa politica che una reale necessità legislativa. Le principali associazioni ambientaliste italiane hanno espresso forte disappunto.

Organizzazioni come Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno presentato osservazioni critiche al Senato. Hanno richiesto la rimozione dell'articolo 1 dal testo del decreto. Le associazioni hanno sottolineato la complessità dell'iter del provvedimento. Il testo iniziale, preparato dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti, era trapelato prima dell'approvazione in Consiglio dei ministri. Aveva generato indignazione generale per la proposta di limitare i poteri della Corte dei conti sul progetto del ponte.

Dopo una correzione che ha eliminato tale disposizione, la bozza è stata approvata dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio. Tuttavia, sono rimaste numerose problematiche irrisolte. Ritardi nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dovuti ai riscontri della ragioneria generale, hanno portato a ulteriori slittamenti. La cosiddetta “bollinatura” del provvedimento ha subito ritardi. Il 10 marzo, il governo è stato costretto a una seconda delibera. Il testo è stato infine pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo l'11 marzo.

Dubbi sulla natura normativa del provvedimento

Le associazioni ambientaliste ritengono che l'articolo 1 del decreto legge 32/2026, dedicato al Ponte sullo Stretto, sia più un manifesto politico che una norma. Lo definiscono una sorta di “norma vademecum” non necessaria. Il provvedimento, infatti, non introduce nuove disposizioni legislative. Si limita a proporre limitazioni pericolose alla normativa esistente. Un esempio riguarda il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Viene stabilito che questo organo potrà esprimersi sul Ponte solo considerando il parere espresso nel 1997 sul progetto di massima. Questo avviene nonostante il progetto attuale sia stato significativamente modificato e ampliato nella fase di progettazione definitiva.

La delibera Cipess sul Ponte dovrà essere formulata con una natura sostitutiva rispetto a ogni altra autorizzazione, approvazione o parere. Questo impedirebbe qualsiasi ricorso contro tali atti. Il parere Via sul Ponte, formalmente positivo ma con pesantissime prescrizioni, ha richiesto una procedura di autorizzazione in deroga. Ciò è avvenuto a causa del parere negativo di Valutazione di incidenza (VIncA) ai sensi della direttiva 92/43/Cee “Habitat”. Per giustificare il decreto, il governo dichiara la necessità di un intervento normativo per “colmare l’assenza, nell’ordinamento interno, di una procedura codificata per l’applicazione della citata deroga”.

Le associazioni smentiscono questa necessità. Ricordano che esistono già indicazioni tecnico-amministrativo-procedurali per il processo autorizzativo in deroga. Queste sono contenute nelle linee guida nazionali per la VIncA, adottate nel 2019 tramite intesa Stato-Regioni. Le associazioni hanno anche ricordato i termini e i criteri della procedura di Valutazione ordinaria. L'Ispra aveva già sollevato critiche documentate alla Commissione Via-Vas su questi aspetti. Tali critiche sono state oggetto di ricorso delle associazioni al Tar. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile solo perché ritenuto “prematuro”. Gli aspetti sollevati verranno riproposti contro la delibera Cipess. Sono stati inoltre presentati reclami alla Commissione europea, tuttora pendenti.

Ripetitività e criticità del decreto

Le associazioni evidenziano come gran parte del decreto legge non abbia natura e forma di legge provvedimento. Risulta inutilmente ripetitivo della normativa vigente, accentuando la sua caratteristica di manifesto politico. Appare superfluo approvare una disposizione specifica che stabilisca che l'accordo tra il ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la Stretto di Messina SpA sia sottoposto al vaglio preventivo della Corte dei conti. La Corte stessa aveva già segnalato questa necessità. Non è necessaria una norma specifica per stabilire che per una nuova delibera Cipess sia necessario un raccordo con le amministrazioni competenti per gli adempimenti istruttori. Né per predisporre “l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria”. Questo avviene quando tali variazioni sono già disposte per legge.

Infine, non serve una norma per consentire al ministero dell'ambiente di emanare un provvedimento riepilogativo delle valutazioni ambientali e d'incidenza. Questo dovrebbe contemplare l'analisi di soluzioni alternative, inclusa l'“opzione zero”. Tali analisi sono già obbligatorie e ineludibili per una corretta valutazione ambientale. Le associazioni giudicano “grottesca” la parte del decreto che dispone la “sottoposizione al Consiglio dei ministri di una nuova proposta di deliberazione in merito ai motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”. Questo deve avvenire tenendo conto dei provvedimenti adottati dal ministero dell'ambiente e dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti. La necessità di una deliberazione del Consiglio dei ministri con la dichiarazione di motivi di rilevante interesse pubblico (Iropi) è obbligatoria, non opzionale. Si apre infatti una procedura di autorizzazione in deroga sulla base del parere VIncA negativo della commissione Via.

Altrettanto grottesca è la parte in cui si dispone per legge che il ministero delle infrastrutture e dei Trasporti “possa svolgere, in raccordo con le amministrazioni competenti, gli adempimenti istruttori relativi al dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione europea”. Tale attività viene già svolta ordinariamente, come comunicato più volte dallo stesso ministro Salvini. Di estrema gravità, inoltre, la disposizione del commissariamento delle opere ferroviarie connesse e accessorie al Ponte. Nonostante il Ponte non sia ancora approvato in via definitiva e manchi uno studio di fattibilità del collegamento ferroviario, si dà per scontata una decisione che comporterà contenziosi amministrativi e comunitari. Si prevede inoltre che ciò rovinerà la vita di decine di famiglie.

Un atto politico senza futuro

L'unico elemento di novità, forse, è la prescrizione che solo a seguito dell'efficacia della delibera Cipess il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti potrà sottoscrivere l'atto aggiuntivo con la Stretto di Messina SpA. Questo è necessario affinché la società possa procedere alla realizzazione dell'opera. In conclusione, le associazioni denunciano l'ennesimo atto inutile voluto dal ministro Salvini. Si tratta di un'opera senza futuro, costosissima e con un altissimo impatto ambientale. Non affronta i reali problemi della Calabria e della Sicilia, né i più ampi problemi di mobilità del Paese. Per queste ragioni, Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wef Italia hanno chiesto al governo e al parlamento di cassare totalmente l'articolo 1 del DL 32/2026, stralciandolo dal provvedimento in discussione al Senato.

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