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Le principali associazioni ambientaliste e il Coordinamento No Ponte hanno presentato una memoria al Parlamento chiedendo lo stralcio dell'articolo 1 del decreto legge sul Ponte sullo Stretto. Le critiche riguardano le procedure, l'uso della decretazione d'urgenza e gli impatti ambientali.

Critiche al decreto legge sul Ponte sullo Stretto

Il dibattito sul Ponte sullo Stretto si intensifica sul piano tecnico e giuridico. Le associazioni ambientaliste e il Coordinamento No Ponte hanno sollevato forti obiezioni riguardo al decreto legge 32/2026. La loro contestazione si concentra sull'impostazione normativa e sulla conformità dell'intero progetto alle normative europee e alle procedure ambientali.

Mentre si attendono nuove iniziative a sostegno dell'opera, con la partecipazione di esponenti governativi, le organizzazioni ambientaliste hanno depositato una memoria dettagliata. La loro attenzione è rivolta principalmente all'articolo 1 del disegno di legge 1832. Questo articolo è considerato il fulcro dell'intervento legislativo.

Le associazioni esprimono perplessità sull'utilizzo dello strumento del decreto-legge. Pur riconoscendo l'attesa per il progetto del Ponte, ritengono sorprendente il ricorso alla decretazione d'urgenza. Sostengono che manchino i requisiti di necessità e urgenza per giustificare tale procedura.

Un iter normativo contestato

Il percorso che ha portato all'approvazione del provvedimento viene descritto come «tribolato e faticoso». Le associazioni evidenziano la circolazione di bozze preliminari, le successive modifiche e i complessi passaggi tecnici. Questi eventi hanno preceduto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale l'11 marzo 2026.

Particolarmente criticata è stata la prima versione del testo. Questa includeva limitazioni ai poteri della Corte dei conti, poi rimosse. Tuttavia, anche dopo le modifiche, i firmatari ritengono che «permangano numerose criticità». La tempistica complessiva del procedimento, secondo le associazioni, smentirebbe la dichiarata urgenza.

«Il concetto di urgenza è del tutto vanificato dai tempi del procedimento», affermano nel loro documento. Questa osservazione sottolinea una presunta incoerenza tra la retorica dell'urgenza e la realtà dei tempi procedurali. L'iter appare dilatato, contraddicendo la necessità di un intervento rapido.

L'articolo 1 sotto accusa

L'articolo 1 viene definito «più un manifesto politico che un provvedimento normativo». La sua struttura è giudicata ridondante e priva di reale necessità. Le associazioni criticano in particolare il commissariamento delle opere ferroviarie connesse al Ponte. Questo aspetto è considerato problematico.

Il motivo principale è che si basa su un'infrastruttura non ancora approvata definitivamente. Inoltre, manca uno studio completo del collegamento ferroviario. Questa impostazione, secondo le organizzazioni, potrebbe aprire la porta a contenziosi amministrativi e comunitari.

Un altro punto di critica riguarda il ruolo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. La memoria sostiene che questo organo verrebbe vincolato a considerare pareri risalenti al 1997. Questi pareri si riferiscono a un progetto ormai profondamente modificato. Ciò comporterebbe una riduzione della sua autonomia tecnica.

Vengono criticate anche le previsioni secondo cui la delibera CIPESS avrebbe natura sostitutiva di ogni altra autorizzazione. Questa formulazione è ritenuta problematica. Rischia di comprimere il sistema dei controlli e il diritto al ricorso dei cittadini e delle associazioni.

Ambiente e normative europee

Ampio spazio è dedicato alla normativa europea, con particolare riferimento alla Direttiva Habitat e alla Valutazione di incidenza ambientale. Le associazioni contestano l'idea che manchino procedure applicative per le deroghe ambientali. Ricordano, al contrario, l'esistenza di linee guida nazionali già operative.

Viene inoltre criticata la possibilità di avviare la procedura di deroga (Iropi) senza una Valutazione appropriata completa. Le associazioni richiamano l'operato di Ispra. Menzionano anche una lettera della Commissione europea del novembre 2025. Tale lettera sollecita chiarimenti su impatti ambientali, monitoraggi e misure di mitigazione.

Nel documento vengono evidenziate criticità legate agli impatti su habitat e specie. Particolare attenzione è dedicata all'avifauna migratrice lungo le rotte tra Eurasia e Africa. Le associazioni sottolineano la mancata piena valutazione degli effetti cumulativi tra le diverse opere infrastrutturali. Criticano anche la debolezza delle misure di compensazione ambientale previste.

Viene contestato anche il commissariamento degli interventi ferroviari «complementari» al Ponte. Questi includono collegamenti strategici e nuove stazioni. Sono considerati in parte inutili senza l'opera principale, ma comunque impattanti sul territorio.

Richiesta di stralcio e preoccupazioni del Coordinamento No Ponte

La conclusione della memoria presentata dalle associazioni è netta. Il quadro normativo viene definito «ridondante» e non coerente con l'ordinamento europeo e nazionale. Per questi motivi, Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF chiedono al Parlamento lo stralcio integrale dell'articolo 1 del decreto-legge 32/2026. Lo considerano l'elemento più critico dell'intero impianto normativo.

Anche il Coordinamento No Ponte interviene, esprimendo «forte preoccupazione» per l'avanzamento del progetto. Le loro preoccupazioni sono acuite dai rilievi sollevati dagli organismi di controllo dello Stato. Vengono richiamate le valutazioni della Corte dei Conti e i rilievi dell'Autorità Nazionale Anticorruzione.

Secondo il Coordinamento, questi organismi confermerebbero criticità su più fronti. Tra queste, violazioni di direttive europee, incongruenze procedurali, coperture finanziarie non adeguate e rischi amministrativi. Particolarmente contestata è la decisione di procedere con i lavori dei collegamenti ferroviari tra l'imbocco sud della galleria Santa Cecilia e la linea Messina–Catania.

Questa decisione avviene in assenza di un progetto esecutivo del sistema ferroviario complessivo. Il Coordinamento No Ponte avverte che ciò comporterebbe il rischio di demolizioni di edifici e lo sfratto di numerose famiglie. La loro richiesta è la sospensione immediata dell'iter e il rispetto rigoroso delle regole.

«La sicurezza dei territori, la salute dei cittadini, la tutela delle comunità locali e la corretta gestione delle risorse pubbliche devono venire prima di qualsiasi annuncio politico o pressione mediatica», si legge nella nota diffusa dal Coordinamento. Le loro parole sottolineano la priorità della salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti rispetto agli interessi politici o mediatici.