Caporalato digitale: rider pagati 3 euro a consegna a Messina
Sfruttamento rider a Messina: 4 indagati
Un'inchiesta della Procura di Messina ha portato all'emissione di avvisi di conclusione indagine nei confronti di quattro persone, accusate di caporalato digitale. L'indagine ha riguardato una società operante nel settore del food delivery, i cui rider venivano pagati appena tre euro per ogni consegna effettuata.
I lavoratori, in gran parte studenti universitari e giovani disoccupati, venivano coordinati tramite chat WhatsApp. Oltre allo sfruttamento economico, sono contestate anche gravi violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. La responsabilità amministrativa dell'azienda è anch'essa sotto esame.
Il 'caporalato digitale' e i compensi minimi
Secondo le accuse, il sistema messo in piedi dall'azienda costringeva i rider a utilizzare mezzi propri per consegne remunerate con compensi inferiori alla metà di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Questa situazione spingeva i lavoratori a esporsi a rischi stradali elevati per cercare di raggiungere una soglia minima di sussistenza.
L'indagine ha messo in luce l'esistenza di un vero e proprio 'caporalato digitale', caratterizzato dall'uso di chat WhatsApp per la gestione immediata dei lavoratori. L'obiettivo era massimizzare i profitti, riducendo al minimo i tempi morti tra una consegna e l'altra.
Ritmi estenuanti e controllo costante
Per garantire l'efficienza, i rider dovevano comunicare la loro disponibilità tramite l'app, aggiornandola ogni minuto. I responsabili aziendali monitoravano costantemente i tempi di esecuzione delle consegne. In caso di ritardi, i lavoratori venivano contattati telefonicamente e non avevano la libertà di rifiutare un incarico, se non con motivazioni stringenti.
Ogni rifiuto non adeguatamente giustificato poteva comportare ammonimenti o la perdita del diritto a ricevere ulteriori incarichi. Questo sistema, secondo la Procura, generava una totale subordinazione, costringendo di fatto i fattorini ad accettare ritmi di lavoro estenuanti.
Sanzioni e recupero contributivo
I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) di Messina hanno inflitto sanzioni per un totale di 66.940,29 euro per le violazioni in materia di salute e sicurezza. Sono state inoltre avviate procedure per il recupero di oneri contributivi, previdenziali e assistenziali evasi per circa 696.191,60 euro.
Il recupero è legato all'impiego di circa 300 rider che, per non violare la normativa sulla 'prestazione occasionale', non avrebbero dovuto superare i 5mila euro di guadagno annuo ciascuno. L'operazione è stata condotta con il supporto del gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo.