Il nuovo sistema EES crea problemi ai grandi yacht in Italia. La burocrazia rallenta i controlli sui marittimi extra UE, mettendo a rischio il settore del refit e l'economia di Genova.
Criticità nel sistema EES
Il nuovo sistema digitale EES sta causando notevoli difficoltà nei porti italiani. Le diverse interpretazioni sui controlli dei marittimi extra UE hanno un impatto immediato. Il settore del refit dei grandi yacht è particolarmente colpito. Questo crea pesanti ricadute economiche per Genova e l'intero comparto nautico nazionale.
Il problema principale riguarda la gestione dei marittimi stranieri a bordo dei grandi yacht in sosta in Italia. L'introduzione dell'Exit Entry System (EES) ha portato a nuove modalità operative. Queste incidono direttamente sulle attività del settore nautico.
Gli operatori segnalano che alcune polizie di frontiera, inclusa quella di Genova, applicano le regole in modo differente rispetto al passato. L'uscita dei marittimi extra UE non viene più registrata allo sbarco. Viene invece considerata solo quando l'imbarcazione lascia le acque territoriali italiane per destinazioni estere.
Impatto sulla continuità operativa
Questa nuova prassi ha conseguenze dirette sulla durata della permanenza consentita ai marittimi. Essi rischiano di superare il limite dei 90 giorni previsto dalle normative vigenti. Il superamento di tale limite comporta l'obbligo di lasciare sia la nave sia il territorio italiano.
Il risultato è l'interruzione della continuità operativa degli yacht. Questo avviene in un momento cruciale dell'anno per la pianificazione tecnica e logistica delle imbarcazioni. La programmazione dei lavori di refit e manutenzione subisce quindi un grave stravolgimento.
La mancanza di flessibilità nella gestione degli equipaggi sta spingendo armatori e operatori a riconsiderare le proprie scelte. La pianificazione dei lavori di manutenzione per il prossimo inverno è a rischio.
Danno economico per Genova e l'Italia
Le ripercussioni di questa situazione non sono solo di natura burocratica. Gli armatori e gli operatori che pianificano i lavori di manutenzione per il prossimo inverno stanno valutando alternative. Non potendo contare su una gestione flessibile degli equipaggi in Italia, si stanno orientando verso altri Paesi del Mediterraneo.
Nel solo porto di Genova, la perdita stimata di clientela supera il 40%. L'impatto economico complessivo per il comparto nautico nazionale viene quantificato in oltre 300 milioni di euro all'anno. Questa cifra sottolinea la gravità della situazione economica.
Il settore del refit dei grandi yacht rappresenta un'importante fetta dell'economia marittima. La perdita di tali opportunità danneggia l'intero indotto, inclusi cantieri, fornitori e servizi correlati.
Competitività nello scenario globale
Il problema si inserisce in un contesto internazionale estremamente competitivo. La flotta mondiale dei grandi yacht supera le 6.000 unità. Una quota significativa di queste imbarcazioni opera nell'area mediterranea. Qui si concentra una parte decisiva del mercato del refit e dei servizi specializzati.
L'Italia detiene una posizione di leadership in questo settore. Vanta infatti 26 cantieri e 56 marine dedicate. Tuttavia, il Paese rischia di perdere attrattività se non sarà in grado di garantire rapidità operativa e certezza nelle regole.
La burocrazia eccessiva e le procedure non uniformi rappresentano un ostacolo alla competitività. Altri Paesi stanno invece offrendo condizioni più vantaggiose.
Confronto con altri Paesi europei
Secondo quanto riferito dagli operatori genovesi, la nuova prassi introdotta in Italia non è stata adottata in Paesi concorrenti come la Francia e la Spagna. Questi continuano a offrire condizioni considerate più favorevoli per la gestione degli equipaggi. Ciò li rende più attrattivi per gli armatori.
Da qui nasce la richiesta di un intervento urgente da parte delle autorità competenti. È necessario ristabilire procedure uniformi e chiare. L'obiettivo è tutelare la competitività dei porti italiani. Si vuole evitare il progressivo ridimensionamento di un settore strategico per l'economia, l'occupazione e la filiera del Made in Italy.
La mancanza di uniformità nelle procedure tra i diversi porti italiani e rispetto ai concorrenti europei crea incertezza. Questo scoraggia gli investimenti e la permanenza delle grandi imbarcazioni nel nostro Paese.