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Cinquant'anni fa, il 26 aprile 1976, a Genova si è svolto il primo trapianto di midollo osseo in Italia. L'intervento pionieristico, guidato dal professor Alberto Marmont, ha segnato una svolta nella medicina, aprendo la strada a terapie salvavita.

Il coraggio di un'impresa pionieristica

La medicina italiana ha compiuto un passo audace nel 1976. A Genova, presso l'ospedale San Martino, è stato eseguito il primo trapianto di midollo osseo. Non esistevano protocolli standardizzati né certezze assolute. L'operazione fu possibile grazie a una visione chiara, una rete di contatti europei e un coraggio notevole.

A dirigere l'équipe c'era il professor Alberto Marmont Du Haut Champ. Tra i suoi collaboratori, un giovane medico, Andrea Bacigalupo, che avrebbe poi intrapreso una brillante carriera nell'ematologia internazionale. Dopo aver seguito le orme del suo maestro a Genova, il professor Bacigalupo ha proseguito la sua attività a Roma.

Attualmente, il professor Bacigalupo è consulente di ematologia e professore ordinario all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ricorda con emozione quel giorno: «Allora sembrava un'avventura, ma non avevo idea che potesse prendere le dimensioni che ha poi raggiunto».

Un legame che parte da Basilea

La genesi di quell'intervento risale a un'intuizione e a una collaborazione internazionale. Il professor Marmont si collegò a un programma di ricerca attivo a Basilea. L'ematologo svizzero Bruno Speck era stato tra i primi a sperimentare il trapianto di midollo.

«Io ero andato a Basilea l'anno prima», spiega il professor Bacigalupo. «Abbiamo iniziato una collaborazione, poi siamo tornati a Genova e abbiamo deciso di provarci». Non si trattava solo di scambiare conoscenze. Si stava costruendo una comunità scientifica unita.

«Eravamo pochi, ma molto collegati», aggiunge. «Ci si parlava, ci si aiutava, si cresceva insieme».

Il primo paziente e la scelta difficile

Il primo paziente, un certo Pino, soffriva di anemia aplastica. Una patologia allora incurabile. «Era una situazione disperata», afferma il professor Bacigalupo. «Non rispondeva a nessuna terapia». Il trapianto divenne l'unica speranza, seppur carica di incognite.

Il midollo osseo proveniva dal fratello del paziente. Le sfide erano immense, persino i gruppi sanguigni erano incompatibili. «C'erano problemi enormi, che oggi sembrano impensabili», racconta il professore. «Ma siamo andati in sala operatoria e abbiamo fatto il trapianto ed è stato un successo».

Quel successo rappresentò l'inizio di un progetto ambizioso. Non solo per la divisione di ematologia, ma per l'intera città di Genova.

Marmont, un maestro visionario

La figura del professor Marmont, scomparso nel 2014 all'età di 95 anni, emerge con forza nel racconto. «Era un maestro in tutti i sensi», sottolinea il professor Bacigalupo. «Maestro di medicina, certo, ma anche di cultura, di visione, di come si affronta un paziente e di come si affrontano i problemi».

Il suo insegnamento si basava sulla curiosità scientifica e sull'umiltà. «Ci diceva sempre di continuare a nutrire la curiosità: la curiosità della scienza, ma anche quella di ciò che ancora non sappiamo».

Il suo metodo incoraggiava l'ascolto e la collaborazione. «Ascoltare gli altri, non pensare mai di avere sempre la soluzione giusta».

Da esperimento a pratica clinica

Quel primo trapianto, un evento eccezionale, è oggi una procedura consolidata. «All'epoca facevamo circa 20 trapianti in Europa all'anno», ricorda il professor Bacigalupo. «Oggi siamo a 50mila e abbiamo superato il milione e mezzo complessivo».

I risultati sono migliorati drasticamente. La mortalità post-trapianto, che negli anni '70 era intorno al 50%, è oggi scesa a meno del 10% in molti casi. «Non dobbiamo mai dimenticare i pazienti che non ce l'hanno fatta», aggiunge il professore. «Sono quelli che ci hanno insegnato che cosa potevamo cambiare in meglio».

Oltre il trapianto: le nuove frontiere

La ricerca medica non si è fermata. «Siamo passati dal trapianto alla terapia cellulare», spiega il professor Bacigalupo. Si tratta di cellule modificate geneticamente e nuove strategie terapeutiche. Queste terapie offrono grandi speranze, non solo in ematologia ma anche per altre patologie.

La prossima frontiera saranno i tumori solidi, come quelli al seno, al colon e al pancreas. «È lì che si giocherà la prossima partita».

Genova, un modello di collaborazione

L'evento del 1976 è anche una storia di città. «Non è stato solo il lavoro del San Martino», precisa il professor Bacigalupo. «C'è stato il Galliera, il Gaslini, tutta una rete che ha contribuito e continua a contribuire».

Questo modello di collaborazione ha fatto scuola. «Era davvero un lavoro collettivo», conclude. «E questo ha fatto la differenza».

Per celebrare questo importante anniversario, lunedì 27 aprile si terrà a Palazzo Tursi l'evento «Genova 1976–2026 – 50 anni dal primo trapianto di midollo osseo in Italia. Mezzo secolo di futuro». L'iniziativa è promossa dalla Fondazione Ricerca Trapianto di Midollo Osseo in collaborazione con l'Accademia Nazionale di Medicina.

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