Condividi

A Prato è stata smantellata una banca clandestina che gestiva fino a 100 milioni di euro annuali. L'organizzazione facilitava pagamenti illeciti legati al narcotraffico e al commercio di merci, utilizzando metodi non tracciabili. Le indagini hanno portato a sequestri e misure cautelari.

Scoperta rete finanziaria illegale a Prato

Una struttura finanziaria parallela è emersa a Prato. Questa operava come una vera e propria banca, ma senza alcuna legalità. Il suo scopo era gestire flussi di denaro illeciti. Si stima che movimentasse tra gli 80 e i 100 milioni di euro ogni anno. Questi fondi provenivano da attività criminali come il traffico di droga e il commercio di merci illegali. Le transazioni avvenivano sia all'interno dell'Italia che verso l'estero.

Tre distinte organizzazioni criminali avrebbero beneficiato dei suoi servizi. Una era dedita al riciclaggio di denaro proveniente dallo spaccio. Un'altra era coinvolta nel traffico internazionale di stupefacenti. La terza si occupava di immigrazione clandestina, in particolare di cittadini cinesi. La banca illegale utilizzava un sistema di pagamento islamico noto come 'hawala'. In Cina, questo metodo è conosciuto come 'chop-shop'.

La caratteristica principale di questo sistema è la sua totale assenza di tracciabilità. Questo lo rendeva ideale per le attività criminali. La rete illegale era utilizzata da clan di diverse nazionalità. Tra questi figuravano gruppi italiani, cinesi e albanesi. Le autorità giudiziarie hanno agito con fermezza.

Sequestri e misure cautelari per 60 milioni

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso un provvedimento di sequestro. L'ammontare del sequestro ammonta a 60 milioni di euro. Sono state inoltre disposte 41 misure cautelari. Di queste, 17 prevedono la detenzione in carcere. Altre 16 persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari. Queste azioni rappresentano un duro colpo all'organizzazione criminale.

La Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze e la Procura di Prato hanno coordinato le indagini. Hanno individuato un'organizzazione sofisticata. Questa era in grado di offrire servizi finanziari di alto livello. I servizi erano destinati sia al narcotraffico internazionale che a transazioni commerciali non dichiarate. L'organizzazione operava con elevata professionalità e rappresentava un serio pericolo.

La DDA ha quantificato la capacità finanziaria illegale dell'organizzazione. Si parla di 80-100 milioni di euro annui. Questa attività criminale si sarebbe protratta per almeno tre anni. Le indagini hanno svelato una complessa rete di corrieri. Questi individui raccoglievano denaro contante, spesso sporco. Viaggiavano tra l'Italia e diversi paesi europei. Tra questi figurano Spagna, Francia e Portogallo. Il loro compito era rendere effettivi i pagamenti illeciti.

Il ruolo delle aziende tessili e i legami mafiosi

Per evitare il sequestro del denaro proveniente dal traffico di droga, venivano utilizzate strategie alternative. Le transazioni venivano effettuate anche attraverso i flussi di cassa delle aziende tessili cinesi. Queste aziende operano nel settore del 'pronto moda'. I pagamenti avvenivano 'in nero'. Esistevano stretti legami tra le industrie tessili di Prato, un importante distretto europeo, e i centri produttivi in Spagna. Si tratta di ditte di 'pronto moda' situate in città come Madrid, Malaga, Valencia e Siviglia.

La Procura ha evidenziato una forte connessione d'affari. Questa legava i vertici dell'organizzazione, che agivano come broker finanziari, ai gruppi albanesi. Questi ultimi necessitavano di riciclare i proventi del narcotraffico. Erano infatti i principali 'clienti' della banca illegale. Il Gip ha ravvisato l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.

Diversi clan mafiosi avrebbero beneficiato dei servizi di pagamento 'black' offerti dalla banca-fantasma. Tra questi il clan Briganti di Lecce (Sacra Corona Unita). Anche la 'ndrina Fiare-Razionale-Gasparro di San Gregorio d'Ippona (Vibo Valentia) e il clan camorristico Aquino-Annunziata sono citati.

Immigrazione clandestina e rotte balcaniche

Un altro aspetto emerso riguarda l'immigrazione clandestina. Un gruppo di cittadini cinesi è accusato di facilitare l'ingresso illegale dei propri connazionali. Utilizzavano la Serbia come punto di transito. La Serbia, non appartenendo all'area Schengen, non richiedeva visti d'ingresso per i cittadini cinesi. I migranti venivano alloggiati in hotel a Belgrado. Successivamente, venivano trasportati in Italia attraverso Ungheria e Slovenia.

Le destinazioni finali erano diverse città italiane. Tra queste Prato, Torino e Sommacampagna (Verona). Per ogni migrante introdotto illegalmente, l'organizzazione lucrava circa 9.500 euro. Questo dimostra la diversificazione delle attività criminali gestite dalla rete.

Questa notizia riguarda anche: