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Le aziende calzaturiere delle Marche considerano gli Stati Uniti un mercato strategico, nonostante le incertezze legate ai dazi. Al Micam di Milano si è discusso di strategie per affrontare questo importante sbocco commerciale.

Mercato USA: un miliardo di export da conquistare

Le associazioni industriali delle Marche, tra cui Confindustria Fermo, Macerata e Ascoli Piceno, hanno ribadito l'importanza del mercato statunitense. Nonostante le fluttuazioni dei dazi doganali, gli Stati Uniti rimangono un obiettivo primario. Si tratta di un mercato di grande valore, con un volume di esportazioni che raggiunge il miliardo di euro. L'importazione si attesta invece sui 400 milioni.

L'approccio a questo mercato richiede preparazione e conoscenza specifica. Non è una destinazione adatta a tutti i tipi di impresa. È fondamentale adottare le strategie corrette per avere successo. La complessità normativa e le variazioni tariffarie rendono difficile la pianificazione per gli imprenditori. Tuttavia, il potenziale economico giustifica l'impegno.

Il Micam come piattaforma strategica per le calzature

Durante l'evento Micam, tenutosi a Milano, si è svolto un importante dibattito intitolato "Usa, la prossima mossa". L'incontro ha visto la partecipazione di figure chiave del settore. Erano presenti i vertici di Confindustria, l'assessore regionale Giacomo Bugaro e il presidente della Camera di Commercio Marche, Gino Sabatini. Hanno partecipato anche Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, insieme a buyer, imprenditori ed esperti di commercio internazionale.

Gianni Gallucci, presidente della sezione calzature di Confindustria Fermo, ha sottolineato le opportunità offerte dal mercato americano. Ha però evidenziato le sfide intrinseche. «Quello americano è sicuramente un mercato che rappresenta una grande opportunità», ha affermato. «È uno dei più importanti al mondo. Non è però semplice da affrontare: richiede pazienza, una presenza fisica costante sul territorio e grande attenzione al prodotto».

Giovanna Ceolini ha aggiunto che la continuità è essenziale per operare con successo negli Stati Uniti. «Il mercato è lento, ma non per questione di comprensione, ma di fiducia», ha spiegato. «Iniziano ordinando poco, quindi serve pazienza». Assocalzaturifici, la Regione Marche e la Camera di Commercio stanno lavorando per definire strategie efficaci.

Strategie congiunte per affrontare il mercato USA

La collaborazione tra le diverse realtà del territorio è considerata fondamentale. «In mezzo ci siamo noi, che portiamo la voce degli imprenditori, la conoscenza del prodotto, le esigenze», ha dichiarato Gallucci. «Il confronto permetterà di non sbagliare le prossime mosse». L'obiettivo è creare un fronte comune per supportare le imprese.

L'assessore regionale Giacomo Bugaro ha lanciato un appello all'unità. «Facciamo squadra, solo così possiamo resistere di fronte a tensioni internazionali che rischiano di vanificare anche gli sforzi», ha esortato. Ha poi evidenziato le peculiarità delle Marche, una regione piccola ma con caratteristiche uniche da valorizzare. La collaborazione con il Governo è cruciale per pianificare azioni efficaci a livello nazionale.

Bugaro ha illustrato le iniziative di internazionalizzazione. «C'è l'azione base con il voucher per le fiere», ha spiegato. «E c'è quella avanzata che aiuta le aziende a strutturare reti commerciali e conquistare nuovi mercati». È in preparazione un nuovo bando per supportare le imprese nella creazione di showroom e reti commerciali all'estero.

Riccardo Achilli, presidente di Confindustria Macerata, ha ricordato che le aziende marchigiane possiedono prodotti e collezioni adatte al mercato USA. Tuttavia, manca ancora un'organizzazione commerciale adeguata. «Servono iniziative condivise insieme con le istituzioni», ha sottolineato. «Non esportiamo solo prodotti, ma brand. Serve, per questo, uno storytelling che faccia comprendere ai giovani americani la storia del made in Italy».

Gallucci ha concluso ribadendo la necessità di unire le forze. «Il calzaturiero vale il 70% dell'export del comparto moda», ha affermato. «Non chiediamo assistenzialismo, ma supporti reali». Ha evidenziato come le piccole realtà familiari, pur producendo eccellenze, facciano fatica a penetrare il mercato americano da sole. «L'unione fa la forza, serve presenza. Non siamo abituati a lavorare in questo modo, pensiamo al prodotto e siamo abituati alla compravendita. Ora di cambiare».

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