La Fim Cisl Marche segnala un grave rischio di desertificazione industriale per Fabriano, evidenziando le criticità delle aziende Beko, Electrolux e Whirlpool. Si chiede una strategia di lungo termine per evitare una crisi irreversibile.
Crisi industriale nel Fabrianese
Le Marche registrano meno aziende in crisi rispetto ad altre aree. Tuttavia, settori come l'automotive, la siderurgia e gli elettrodomestici mostrano difficoltà. La situazione regionale è complicata da vertenze significative. Queste riguardano aziende e filiere cruciali per l'occupazione locale. Il report nazionale Fim Cisl sul primo semestre del 2026 evidenzia impatti severi. Il Fabrianese è particolarmente colpito da queste problematiche.
A livello nazionale, oltre 105.000 lavoratori sono coinvolti in crisi aziendali. Coinvolte circa 1.078 imprese. La Fim Cisl Marche esprime forte preoccupazione per Beko. Questa azienda impiega quasi mille dipendenti nella zona. Un accordo ministeriale nell'aprile del 2025 prevedeva sacrifici occupazionali. Includeva ammortizzatori sociali e un piano di rilancio industriale. Finora, si sono visti solo esuberi e cassa integrazione. Gli investimenti promessi, pari a 62 milioni di euro, non hanno ancora mostrato risultati tangibili.
Vertenze aperte e richieste sindacali
Alla vigilia di un incontro ministeriale, la Fim Cisl sollecita Beko. Chiede chiarezza sul futuro degli stabilimenti italiani. Richiede la piena attuazione degli impegni industriali presi. Per Electrolux, il dialogo sindacale ha ottenuto un rinvio. Ha bloccato, almeno temporaneamente, i licenziamenti. Rimane però incerta la continuità produttiva. Le prospettive occupazionali a Cerreto d'Esi sono ancora nebulose. La chiusura di Whirlpool Technologies aggrava ulteriormente la situazione. Rappresenta un arretramento per un'area che rischia di perdere competenze e capacità produttiva.
Il segretario generale Fim Cisl Marche, Mauro Masci, sottolinea la gravità della situazione. «Le preoccupazioni che avevamo manifestato da anni stanno diventando realtà», afferma. «Non è un caso che nel 2025 abbiamo scelto Fabriano per celebrare il nostro congresso: avevamo già colto i segnali di una difficoltà crescente». Masci avverte che il rischio attuale è una crisi strutturale. Potrebbe portare a una progressiva desertificazione industriale. Beko è il caso più allarmante per il numero di persone coinvolte. Dei 62 milioni di euro previsti per investimenti, i risultati sul territorio sono ancora insufficienti. Si chiede all'azienda di dimostrare che l'acquisizione da parte di Arçelik sia una scelta industriale concreta.
Serve una strategia di lungo termine
Per Electrolux, il blocco dei licenziamenti e il prolungamento dei tempi sono passi importanti. «Ma non basta», precisa Masci. La continuità produttiva non sarà quella garantita in passato. La chiusura di Whirlpool Technologies è un altro duro colpo per il territorio. Fabriano ha contribuito enormemente alla manifattura italiana. Ora necessita di risposte concrete. Servono investimenti, nuove produzioni e prospettive occupazionali. Non si può continuare a gestire solo emergenze e licenziamenti. «Serve una strategia industriale che guardi oltre l'emergenza», conclude Masci. Bisogna agire prima che le difficoltà diventino una crisi irreversibile per l'intera area.
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