Condividi

Il settore alimentare italiano dimostra resilienza nonostante un contesto economico difficile, ma la redditività aziendale è sotto pressione. L'analisi di 820 imprese rivela una crescita dei ricavi del 3,3% nel 2025 e buone prospettive per le esportazioni.

Crescita e sfide per l'industria alimentare italiana

L'industria alimentare nazionale continua a mostrare una notevole capacità di adattamento. Si registra una solida resilienza di fronte a un quadro macroeconomico complesso. Tuttavia, emergono crescenti difficoltà nel mantenere i margini di profitto. Questi dati provengono dalla dodicesima edizione del Food Industry Monitor. L'osservatorio monitora le performance e i modelli di business delle aziende alimentari italiane. È stato realizzato dall'Università di Scienze Gastronomiche in collaborazione con Ceresio Investors. I risultati sono stati presentati a Pollenzo, in provincia di Cuneo.

L'indagine ha preso in esame oltre 820 realtà imprenditoriali. Il loro fatturato aggregato ammonta a circa 85 miliardi di euro. Queste aziende coprono 14 settori distinti dell'industria alimentare. Nel corso del 2025, i ricavi complessivi hanno registrato un incremento del 3,3%. Questo dato, sebbene inferiore alle aspettative iniziali, si allinea all'andamento generale dell'economia italiana. Dopo un notevole +8,7% nel 2024, le esportazioni del settore alimentare hanno visto un aumento del 4,4% nel 2025. Le proiezioni per il biennio 2026-2027 indicano una crescita annua superiore al 7%. Tale previsione è tuttavia condizionata alla risoluzione della crisi tra Stati Uniti e Iran entro la fine di giugno. Una risoluzione porterebbe a una diminuzione dei costi energetici.

Comparti in crescita e dinamiche aziendali

Analizzando i singoli comparti, emergono performance particolarmente positive per alcuni settori nel 2026. Le farine hanno registrato un aumento del 5,9%. L'olio ha visto una crescita del 6,3%. Il caffè ha segnato un +4,8%. I surgelati hanno raggiunto un +3,8%. Anche il settore vinicolo mostra buone prospettive, con un incremento previsto del 3,6%. Questo risultato è trainato principalmente dalla domanda di vini spumanti. Il prosecco, in particolare, continua a riscuotere successo sui mercati internazionali. La sua popolarità contribuisce significativamente alla performance del comparto.

Il tessuto imprenditoriale del settore alimentare si conferma fortemente radicato nella gestione familiare. Le imprese a conduzione familiare costituiscono il 70% del campione analizzato. Questo dato sottolinea la tradizione e la struttura tipica di molte realtà produttive italiane. L'analisi ha inoltre messo in luce un impatto positivo della presenza femminile ai vertici aziendali. Le donne CEO sembrano influenzare favorevolmente sia la redditività degli investimenti sia il ritorno sul capitale proprio. La loro leadership sembra apportare un valore aggiunto tangibile alle performance economiche delle imprese.

Prospettive future e fattori critici

Le sfide per il settore alimentare italiano non si limitano alla gestione dei costi energetici. L'inflazione e le fluttuazioni dei mercati internazionali rappresentano ulteriori elementi di incertezza. La capacità di innovazione e l'adattamento alle nuove esigenze dei consumatori saranno cruciali. La sostenibilità ambientale e sociale sta diventando un fattore competitivo sempre più importante. Le aziende che sapranno integrare questi aspetti nei loro modelli di business potranno ottenere un vantaggio competitivo. La collaborazione tra università e imprese, come dimostrato dal Food Industry Monitor, è fondamentale. Permette di monitorare le tendenze e di sviluppare strategie efficaci per affrontare le sfide future. La resilienza dimostrata finora fa ben sperare per il futuro, ma la vigilanza sui margini operativi rimane una priorità assoluta per gli operatori del settore.