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La riforma della medicina territoriale in Emilia-Romagna suscita forti preoccupazioni tra i pediatri di Bologna. Si teme la perdita del rapporto fiduciario con i piccoli pazienti e la personalizzazione delle cure, a favore di un sistema meno efficiente.

Critiche alla riforma della medicina territoriale

La riorganizzazione della medicina territoriale proposta dal Decreto Schillaci genera un forte malcontento tra i pediatri bolognesi. Valeria Scialpi, segretaria provinciale della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) di Bologna, esprime serie riserve. Secondo Scialpi, la riforma potrebbe funzionare in altre regioni italiane. In queste aree manca la medicina di gruppo e la rete tra i pediatri. In Emilia-Romagna, invece, il sistema attuale è già consolidato e invidiato a livello europeo.

La nuova struttura, con le Case della Comunità finanziate dal Pnrr, diventerà operativa entro l'estate. L'autunno vedrà il completamento del sistema delle Aggregazioni Funzionali Territoriali. La segretaria Fimp avverte che questa trasformazione rischia di distruggere un sistema che già funziona egregiamente. L'obiettivo dichiarato è passare a un'offerta di salute basata sul bisogno. Tuttavia, Scialpi teme che questa nuova impostazione non riuscirà a soddisfare le reali necessità dei pazienti.

Perdita del rapporto fiduciario e cura personalizzata

Le preoccupazioni maggiori riguardano la possibile perdita del rapporto di fiducia tra pediatra e famiglia. La personalizzazione della cura, elemento fondamentale della pediatria, rischia di essere compromessa. La Fimp nazionale ha già definito la riforma un "esproprio della sicurezza sanitaria delle famiglie". Scialpi sottolinea come i nuovi turni nelle Case di Comunità rappresentino una "rivoluzione" imposta dall'alto. Non c'è stata alcuna contrattazione con i professionisti direttamente coinvolti.

Spostare i pediatri dai loro studi tradizionali potrebbe creare un "effetto pronto soccorso". I bambini potrebbero essere visitati da medici che non li conoscono. Questo scenario favorirebbe l'adozione di "terapie eccessive" e di "medicina difensiva". Si metterebbe a rischio il servizio di prevenzione, considerato un obiettivo essenziale della sanità pubblica. La dottoressa Scialpi evidenzia questo aspetto cruciale per la salute dei più piccoli.

Tempi, spostamenti e rischio privatizzazione

Un altro aspetto critico sollevato riguarda la gestione del tempo. I pediatri dovranno coprire turni nelle Case di Comunità, spostandosi dai propri studi. Questo comporterà "tempo perso", specialmente per chi opera in "Comuni piccoli". La logistica degli spostamenti potrebbe diventare un problema significativo. La segretaria Fimp teme anche che la riforma possa indirettamente favorire il settore privato. Se i cittadini desidereranno un medico di riferimento costante e conosciuto, potrebbero essere spinti a rivolgersi a strutture private.

La conclusione di Scialpi è netta: "Se voglio un medico che mi segue e mi conosce, dovrò rivolgermi a un privato perché saprò che ci sarà sempre quella persona". Questo scenario rappresenta un passo indietro per la sanità pubblica. La riforma, secondo i pediatri, non migliora l'accesso alle cure. Anzi, rischia di indebolire un sistema che già garantisce un elevato standard di assistenza. La Fimp di Bologna chiede un ripensamento delle strategie attuali.

Domande frequenti sulla riforma sanitaria

Cosa prevede la riforma della medicina territoriale? La riforma mira a riorganizzare l'assistenza sanitaria territoriale, potenziando le Case della Comunità e le Aggregazioni Funzionali Territoriali. L'obiettivo è offrire un servizio più integrato e accessibile, basato sui bisogni dei cittadini.

Quali sono le principali critiche dei pediatri? I pediatri temono la perdita del rapporto fiduciario con i pazienti, la minore personalizzazione delle cure, l'aumento dei tempi di spostamento e un possibile peggioramento del servizio di prevenzione. Si critica anche la mancanza di contrattazione con i professionisti.

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