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L'eccessivo calore estivo sta avendo un impatto significativo sul settore turistico italiano. Si stima una perdita di milioni di presenze e di centinaia di milioni di euro, con il Sud Italia particolarmente vulnerabile. Tuttavia, le stagioni intermedie potrebbero beneficiare di un aumento dei flussi.

Aumento delle giornate di caldo intenso

Le località turistiche italiane registrano un incremento marcato delle giornate caratterizzate da temperature elevate. Negli anni Novanta, si contavano in media 18 giorni con una temperatura percepita di almeno 33 gradi durante i mesi estivi. Questo dato è quasi raddoppiato nell'ultimo decennio, arrivando a 30 giorni. Le proiezioni indicano un ulteriore aumento fino a circa 35 giorni tra il 2027 e il 2036.

Questo fenomeno di riscaldamento prolungato incide direttamente sui flussi turistici. Si stima che un'estate tipica odierna possa perdere fino a 3,7 milioni di presenze rispetto a un'estate degli anni Novanta. Ciò rappresenta una riduzione del 2,3% delle presenze estive totali.

Le previsioni per il futuro sono ancora più preoccupanti. Entro il 2036, mantenendo gli attuali flussi turistici, i pernottamenti estivi a rischio potrebbero raggiungere i 5,2 milioni annui. Queste cifre emergono da un'indagine dell'Istituto Demoskopika, anticipata dall'ANSA.

Impatto economico e vulnerabilità del Sud

Le conseguenze economiche di questo trend sono considerevoli. L'Istituto Demoskopika stima una potenziale perdita di spesa turistica fino a 214 milioni di euro ogni anno. Questo calcolo deriva da un saldo negativo: 294 milioni persi durante l'estate contro gli 80 milioni recuperati grazie alle stagioni più miti.

Il Mezzogiorno balneare risulta essere l'area più colpita. Nonostante concentri meno di un quarto delle presenze estive totali, si prevede che subirà il 36% delle perdite complessive. L'indice di vulnerabilità turistica al caldo, elaborato da Demoskopika, evidenzia le regioni più esposte.

La Calabria registra il punteggio più alto con 79,8 punti su 100. Seguono la Puglia con 78,2 e l'Emilia Romagna con 77,7. Queste regioni dovranno affrontare sfide significative per adattare la propria offerta turistica al cambiamento climatico.

Opportunità nelle stagioni intermedie

Il riscaldamento climatico presenta anche un lato positivo per il turismo italiano. Le temperature più miti registrate in primavera e autunno potrebbero favorire un aumento dei flussi turistici. Si stima un incremento di circa 900 mila pernottamenti aggiuntivi ogni anno.

Secondo le proiezioni di Demoskopika, ogni grado Celsius in più di temperatura massima nei mesi di spalla (aprile, maggio, settembre, ottobre) potrebbe generare una crescita dell'1,1% delle presenze turistiche. Il mese di settembre si profila come il maggiore beneficiario, con 248 mila pernottamenti in più. Seguono aprile (210 mila), ottobre (178 mila) e novembre (126 mila).

Questi cambiamenti nelle abitudini di viaggio dei turisti saranno al centro di un importante panel al Ttg Travel Experience di Rimini. Durante l'evento verrà presentata anche un'indagine Enit intitolata 'Climate change: evoluzione di imprese e destinazioni turistiche in Europa e in Italia'. L'analisi fornirà spunti preziosi sulle strategie future per il settore.

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