Condividi

La Medicina Interna in Emilia-Romagna affronta una crisi critica. Metà dei reparti opera in overbooking, con letti occupati al 100%. La carenza di personale medico e infermieristico aggrava la situazione, mettendo a rischio l'assistenza ai pazienti anziani e complessi.

Reparti di Medicina Interna Sotto Pressione

La situazione dei reparti di Medicina Interna in Emilia-Romagna è allarmante. Una recente indagine condotta da Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, rivela che il 50% di questi reparti opera in una condizione di sovraccarico. Questo significa che i posti letto disponibili sono occupati al loro massimo potenziale, con un tasso medio di occupazione che raggiunge il 100%.

I pazienti ricoverati in queste strutture presentano un quadro clinico particolarmente complesso. L'età media supera i 70 anni, e la maggior parte soffre di almeno quattro patologie croniche concomitanti. Queste condizioni richiedono un'attenzione e una cura costanti, spesso a livelli medio-alti o addirittura alti, come sottolineato dal 38% degli internisti intervistati.

Nonostante la complessità dei casi trattati, le Medicine Interne sono ancora classificate, a livello organizzativo, come reparti a bassa intensità assistenziale. Questa incongruenza tra la realtà clinica e la classificazione ufficiale genera una serie di problematiche, tra cui una dotazione di personale e risorse non adeguata alle reali necessità. L'aumento del carico assistenziale si traduce inevitabilmente in un incremento dei rischi clinici per i pazienti.

Carenza di Personale e Impatto sull'Assistenza

La criticità dei reparti di Medicina Interna in Emilia-Romagna è ulteriormente esacerbata da una significativa carenza di personale. Le stime indicano una mancanza che si attesta intorno al 16% per quanto riguarda i medici specialisti. Parallelamente, anche la componente infermieristica soffre di una carenza stimata intorno al 17%.

Questa duplice carenza di figure professionali essenziali compromette ulteriormente la capacità dei reparti di rispondere efficacemente alle esigenze dei pazienti. La gestione di casi complessi, con molteplici comorbidità e necessità di monitoraggio intensivo, richiede un numero adeguato di professionisti qualificati. La loro assenza si traduce in un sovraccarico di lavoro per il personale presente, con possibili ripercussioni sulla qualità dell'assistenza erogata.

La Federazione Fadoi evidenzia come questa situazione non sia più sostenibile nel lungo periodo. La continua pressione sui reparti e la difficoltà nel garantire un'assistenza ottimale mettono a dura prova il sistema sanitario regionale. È necessario un intervento deciso per colmare queste lacune e garantire la sicurezza e il benessere dei pazienti.

Il Fenomeno del 'Boarding' e le Soluzioni Proposte

Un altro aspetto critico emerso dalla survey di Fadoi riguarda il fenomeno del 'boarding' nei Pronto Soccorso. L'81% degli internisti intervistati giudica questa problematica come di entità almeno media o grave. Il 'boarding' si verifica quando i pazienti ricoverati, una volta dimissibili dalla Medicina Interna, rimangono nei reparti di emergenza in attesa di un posto letto in strutture territoriali o riabilitative, o in attesa di essere presi in carico dai servizi sociali.

I dati raccolti suggeriscono che una quota significativa dei posti letto, pari al 22%, risulta occupata impropriamente da pazienti che non possono essere dimessi a causa della mancanza di risposte adeguate sul territorio. Questo fenomeno contribuisce ad aggravare l'overbooking nei reparti di Medicina Interna, creando un circolo vizioso di sovraffollamento e difficoltà gestionali.

La survey evidenzia anche un dato incoraggiante: il 25% dei ricoveri nei reparti di Medicina Interna potrebbe essere evitato attraverso una migliore presa in carico dei pazienti sul territorio. Questo implica un potenziamento dei servizi domiciliari, delle strutture intermedie e delle cure primarie, in modo da garantire un'assistenza continua e adeguata anche al di fuori dell'ambiente ospedaliero.

La Necessità di una Riclassificazione e di Percorsi Condivisi

Per affrontare efficacemente la crisi dei reparti di Medicina Interna in Emilia-Romagna, la Federazione Fadoi propone una riclassificazione di questi reparti. L'86% degli internisti intervistati ritiene che una riclassificazione delle Medicine Interne a medio-alta intensità di cura contribuirebbe in modo significativo a migliorare l'organizzazione e la risposta assistenziale.

Federico Lari, presidente regionale di Fadoi, sottolinea l'urgenza di questa revisione: «Definire oggi la Medicina Interna come reparto a bassa complessità significa non riconoscere la realtà clinica quotidiana». Egli spiega che i pazienti ricoverati sono affetti da gravi riacutizzazioni di patologie croniche, spesso associate tra loro, con quadri di insufficienza d'organo. Una classificazione organizzativa non coerente con questa realtà porta inevitabilmente a una dotazione inadeguata di personale e risorse, con conseguente aumento del carico assistenziale e dei rischi clinici.

Riguardo al fenomeno del 'boarding', Lari ribadisce la necessità di una presa di coscienza collettiva: «È una problematica dell'intero sistema di assistenza ospedaliera e territoriale». La Medicina Interna può offrire un contributo importante migliorando l'efficienza, soprattutto nell'ambito delle dimissioni protette. Tuttavia, questo richiede la creazione di percorsi condivisi che coinvolgano attivamente tutte le figure professionali e i servizi territoriali.

La situazione attuale richiede un'azione congiunta e strategica. L'obiettivo è garantire che i reparti di Medicina Interna possano svolgere al meglio la loro funzione cruciale, offrendo cure appropriate e sicure a una popolazione sempre più anziana e complessa. La riclassificazione, il potenziamento delle cure territoriali e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio sono passi fondamentali per superare questa emergenza.