La manifattura emiliano-romagnola registra un drastico calo occupazionale, con 40mila posti persi entro fine 2025. Il trend preoccupante potrebbe portare a una desertificazione industriale.
Manifattura in crisi: un futuro incerto
Si registra un preoccupante declino degli impieghi nel settore manifatturiero. Si stima una perdita di 40mila posizioni lavorative entro la fine del 2025. Questo fenomeno sembra destinato ad aggravarsi ulteriormente nel corso del 2026. L'economia regionale e il mondo del lavoro stanno subendo una profonda trasformazione. Si assiste a una progressiva terziarizzazione dei settori produttivi.
La regione rischia una vera e propria desertificazione industriale. Questo scenario è stato delineato da Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil Emilia-Romagna. Le sue dichiarazioni sono emerse durante la presentazione di un rapporto Ires sull'economia e il lavoro locale. Il rapporto è stato reso noto a Bologna.
Il declino della manifattura negli ultimi dieci anni
Negli ultimi dieci anni, il peso dell'occupazione nel settore manifatturiero è diminuito di quattro punti percentuali. Questo dato evidenzia un cambiamento strutturale nell'economia regionale. Bussandri ha sottolineato un'ulteriore criticità. Non è ancora chiaro se il settore terziario, in crescita, offrirà una stabilizzazione duratura. Il rischio concreto è un progressivo impoverimento della forza lavoro in Emilia-Romagna.
L'analisi dei dati dell'osservatorio Ires potrebbe inizialmente far tirare un sospiro di sollievo. Si osserva una chiusura positiva del 2025 e un avvio incoraggiante del 2026. Si contano più occupati, in particolare più occupate. Diminuiscono i disoccupati, sia uomini che donne. Si registra anche una riduzione degli inattivi. Aumentano i contratti a tempo indeterminato e si riduce il part-time, soprattutto femminile.
Le preoccupazioni nascoste nei dati
Tuttavia, un'analisi più approfondita rivela motivi di seria preoccupazione. La crescita dell'occupazione sembra essere trainata principalmente dal lavoro autonomo. Questo tipo di impiego è prevalentemente femminile. Molti di questi lavoratori indipendenti mancano di adeguate protezioni sociali. Nel frattempo, l'occupazione dipendente mostra una crescita minima o nulla. Questo squilibrio solleva interrogativi sulla qualità e la sostenibilità del nuovo modello occupazionale.
Nel dettaglio, il valore aggiunto dell'industria ha subito una contrazione dello 0,4% nel 2025. Questo rappresenta il secondo anno consecutivo di calo, dopo un biennio di stagnazione. La manifattura regionale si trova in questa difficile condizione da quattro anni. La ricercatrice Daniela Freddi, autrice del rapporto Ires, ha espresso notevole preoccupazione per il settore automotive. Questo comparto, storicamente vitale per l'economia regionale, sta affrontando sfide significative.
Domande e Risposte
Quali sono le cause principali del calo occupazionale nella manifattura emiliano-romagnola?
Le cause sono molteplici e complesse. Tra i fattori principali si annoverano la progressiva terziarizzazione dell'economia, la contrazione del valore aggiunto industriale e la possibile concorrenza internazionale. Inoltre, la transizione verso nuovi modelli produttivi potrebbe non essere accompagnata da adeguate politiche di sostegno all'occupazione.
Quali settori potrebbero beneficiare della terziarizzazione e quali rischi comporta per i lavoratori?
La terziarizzazione potrebbe favorire settori come i servizi alla persona, il turismo, la logistica e le attività digitali. Tuttavia, comporta il rischio di una maggiore precarietà lavorativa, con un aumento del lavoro autonomo e indipendente, spesso privo di tutele sociali adeguate. Questo può portare a un impoverimento generale della forza lavoro.