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Un operaio di origine lucana, dopo 16 anni di esposizione all'amianto, è deceduto per mesotelioma. Il Tribunale di Potenza ha condannato l'Inail al risarcimento della famiglia, riconoscendo il nesso causale tra le fibre inalate e la malattia.

Riconosciuto nesso tra amianto e mesotelioma

Un lavoratore lucano è deceduto a causa del mesotelioma pleurico. La malattia è stata riconosciuta come conseguenza diretta dell'esposizione all'amianto. Questa esposizione è durata per ben 16 anni e 7 mesi. La sentenza del Tribunale di Potenza ha stabilito un risarcimento per la famiglia. L'ente assicuratore dovrà versare 150mila euro. Inoltre, alla vedova è stata riconosciuta una rendita mensile. L'importo di questa rendita ammonta a circa 1.500 euro al mese.

Il tribunale ha accertato il legame causale. Questo legame è tra le fibre di amianto inalate durante la vita lavorativa dell'uomo e la patologia che lo ha colpito. La battaglia legale è durata dieci anni. È iniziata quando l'operaio era ancora in vita. La moglie ha proseguito la causa dopo la sua morte.

Percorso lavorativo e battaglia legale

L'operaio ha svolto la sua attività lavorativa in diverse sedi. Dal 1958 al 1969 ha lavorato presso le fonderie Fiat di Mirafiori, a Torino. Successivamente, dal 1970 al 1974, ha operato a Bari. In questa città, ha svolto il ruolo di autista. Il suo compito era il trasporto e la movimentazione di materiali contenenti amianto. Questi materiali erano prodotti dalla società Fibronit.

Nel 2016 gli venne diagnosticato il mesotelioma. L'operaio presentò una richiesta all'Inail. Chiedeva il riconoscimento della malattia professionale. La sua domanda venne respinta. L'Istituto ritenne insufficiente la documentazione presentata. Dopo il decesso dell'uomo, avvenuto nel 2018, la moglie ha deciso di proseguire la lotta. La donna, residente nel Potentino, ha portato avanti la causa iniziata dal marito. Anche la sua nuova istanza fu respinta dall'Inail.

Nel 2021, la vedova ha intrapreso un'azione legale. Si è rivolta al Tribunale di Potenza. Era assistita dall'avvocato Ezio Bonanni. Bonanni è anche presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto. Dopo dieci anni di contenzioso, il Tribunale ha emesso la sua condanna. L'Inail è stato obbligato a corrispondere il risarcimento.

Appello per una tutela più rapida

L'avvocato Ezio Bonanni ha espresso il suo rammarico. «È inaccettabile», ha dichiarato il legale. Ha sottolineato come il dolore per la perdita si aggravi. Si aggiunge il peso di anni spesi per dimostrare una verità. Verità che avrebbe dovuto essere riconosciuta molto prima. Bonanni ha evidenziato la necessità di una tutela concreta e tempestiva. Questa tutela è rivolta alle vittime dell'amianto. Ha ricordato che dietro ogni pratica ci sono persone. Ci sono famiglie e vite che non possono attendere.

La sentenza del Tribunale di Potenza rappresenta un punto di arrivo. Segna il riconoscimento del diritto di una famiglia. Diritto a un risarcimento per le conseguenze dell'esposizione professionale all'amianto. La vicenda sottolinea ancora una volta i rischi legati all'uso di questo materiale. Evidenzia anche le lunghe battaglie che spesso devono affrontare le vittime e i loro cari.

Domande frequenti

Quali sono i rischi per la salute legati all'esposizione all'amianto? L'esposizione all'amianto può causare gravi malattie respiratorie, tra cui il mesotelioma pleurico, il cancro ai polmoni e l'asbestosi. Queste patologie possono manifestarsi anche a distanza di molti anni dall'esposizione.

Cosa fare in caso di sospetta malattia professionale legata all'amianto? È consigliabile consultare un medico specialista e un avvocato esperto in diritto del lavoro e infortunistica. È importante raccogliere tutta la documentazione relativa alla propria storia lavorativa e alle esposizioni ambientali.

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