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Una famiglia di Potenza riceverà un risarcimento dall'Inail dopo la morte del coniuge, causata da mesotelioma pleurico. La malattia è stata riconosciuta come conseguenza dell'esposizione lavorativa all'amianto.

Riconosciuto il nesso tra amianto e malattia

Un lavoratore lucano è deceduto nel giugno 2018. La causa del decesso è stata identificata nel mesotelioma pleurico. Questa grave patologia è stata riconosciuta come diretta conseguenza dell'esposizione all'amianto. La durata di tale esposizione è stata stimata in circa 16 anni e 7 mesi. La battaglia legale è iniziata quando l'uomo era ancora in vita. La moglie ha proseguito la causa dopo la sua scomparsa. Il Tribunale di Potenza ha emesso una sentenza favorevole alla famiglia. L'Inail è stato condannato a versare un risarcimento. L'importo stabilito è di 150mila euro. A ciò si aggiunge una rendita mensile per la vedova. La somma è di circa 1.500 euro al mese. La decisione giudiziaria ha confermato il legame causale. Le fibre di amianto inalate durante l'attività lavorativa hanno provocato la malattia mortale.

Percorso lavorativo e battaglia legale

L'operaio ha svolto la sua attività lavorativa in diversi settori. Dal 1958 al 1969 ha lavorato presso le fonderie Fiat a Mirafiori, Torino. Successivamente, dal 1970 al 1974, ha operato a Bari. In questo periodo, ha svolto il ruolo di autista. Il suo compito consisteva nel trasportare e movimentare materiali contenenti amianto. Questi materiali erano prodotti dalla ditta Fibronit. Nel 2016, al lavoratore è stato diagnosticato il mesotelioma. Ha quindi presentato una richiesta all'Inail. L'obiettivo era il riconoscimento della malattia professionale. Tuttavia, la sua domanda fu respinta. L'Istituto ritenne insufficiente la documentazione presentata. Dopo il decesso dell'uomo nel 2018, la moglie ha deciso di continuare la lotta. La donna risiede attualmente nella provincia di Potenza. Anche la sua nuova istanza all'Inail venne rigettata. Nel 2021, assistita dall'avvocato Ezio Bonanni, ha portato il caso davanti al Tribunale. L'avvocato Bonanni è anche presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto. Dopo un decennio di procedimenti, il Tribunale ha emesso la condanna.

Appello per giustizia tempestiva

L'avvocato Ezio Bonanni ha espresso forte disappunto per i tempi della giustizia. «È inaccettabile», ha dichiarato il legale. Ha sottolineato come al dolore per la perdita si aggiunga il peso di anni di battaglie. Queste lotte sono state necessarie per dimostrare una verità che avrebbe dovuto essere riconosciuta molto prima. La tutela delle vittime dell'amianto deve essere concreta. Deve essere anche tempestiva. Dietro ogni pratica, ha spiegato, ci sono persone e famiglie. Ci sono vite che non possono attendere. La sua dichiarazione evidenzia la necessità di un sistema più rapido. Un sistema che riconosca prontamente i diritti dei lavoratori esposti a sostanze nocive. La sentenza del Tribunale di Potenza rappresenta un punto di arrivo. Tuttavia, il percorso legale è stato estremamente lungo. Questo caso solleva interrogativi sull'efficacia delle procedure. Solleva anche la questione della celerità nel riconoscere le malattie professionali.

Domande frequenti

Cosa ha stabilito il Tribunale di Potenza riguardo all'amianto? Il Tribunale di Potenza ha stabilito che l'Inail deve risarcire la famiglia di un operaio deceduto per mesotelioma pleurico. La malattia è stata riconosciuta come conseguenza dell'esposizione lavorativa all'amianto per 16 anni e 7 mesi.

Qual è stato il risarcimento concesso alla famiglia? La famiglia riceverà un risarcimento di 150mila euro. Inoltre, alla vedova è stata riconosciuta una rendita mensile di circa 1.500 euro.

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