Le Marche registrano un forte incremento della cassa integrazione nei primi tre mesi del 2026, con un aumento del 61% rispetto all'anno precedente. Il settore manifatturiero è il più colpito, spingendo i sindacati a chiedere interventi regionali mirati.
Aumento allarmante della cassa integrazione nelle Marche
Nel corso del primo trimestre del 2026, le Marche hanno visto un'impennata delle richieste di ammortizzatori sociali. Sono state autorizzate ben 11,3 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga. A queste si aggiungono 109 mila ore tra Fondi di Integrazione Salariale (FIS) e altri strumenti simili.
Questi dati, elaborati dall'Ires CGIL Marche sulla base delle informazioni INPS, mostrano un quadro preoccupante. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, la cassa integrazione nelle Marche è cresciuta di 4,3 milioni di ore. Si tratta di un incremento pari al +61%.
Tendenze opposte rispetto al resto d'Italia
La situazione nelle Marche si discosta nettamente dalle tendenze nazionali. Mentre il Centro Italia nel suo complesso ha registrato un calo dell'11,3% nelle ore di cassa integrazione, e l'Italia intera un -23,9%, la regione marchigiana va in controtendenza. Le ore autorizzate nella regione rappresentano ora il 49,2% del totale del Centro Italia.
L'anno precedente, nello stesso arco temporale, l'incidenza marchigiana era ferma al 27,1%. Questo aumento esponenziale è quasi interamente attribuibile alla cassa integrazione straordinaria. Quest'ultima ha visto un incremento di 5,8 milioni di ore, trainata soprattutto dalle causali legate alla riorganizzazione aziendale e alle crisi settoriali (+6,5 milioni di ore).
Al contrario, la cassa integrazione ordinaria ha subito una flessione di 1,5 milioni di ore. L'industria rimane il settore che assorbe la maggior parte delle ore autorizzate, con 11,1 milioni di ore. Al suo interno, i comparti della meccanica (+4,8 milioni di ore) e del legno (+614 mila ore) mostrano gli incrementi più significativi.
Impatto sui settori e sulle province
Anche il settore terziario non è immune dalle difficoltà. Si osserva una crescita di oltre 42 mila ore di cassa integrazione autorizzate. Questi aumenti si concentrano principalmente nei settori del commercio all'ingrosso e al dettaglio.
Analizzando i dati a livello provinciale, emergono differenze marcate. L'Ascolano registra un aumento impressionante del +491,8%. Seguono l'Anconetano con un +130,1% e il Pesarese con un +45,1%. In controtendenza, invece, le province di Macerata (-49%) e Fermo (-15,9%) mostrano una diminuzione delle ore di cassa integrazione.
Le reazioni dei sindacati e le richieste alla Regione
Eleonora Fontana, segretaria regionale CGIL Marche, esprime forte preoccupazione: «Stiamo andando verso la recessione». Concorde Giuseppe Santarelli, segretario generale CGIL Marche, che sottolinea come il dato del primo trimestre 2026 non possa essere spiegato solo con fattori internazionali o con le problematiche energetiche.
Santarelli evidenzia un problema strutturale nel sistema manifatturiero della regione e una progressiva perdita del potere d'acquisto. «Ogni mese di cassa integrazione è un taglio drastico alle entrate delle famiglie», afferma il sindacalista.
Per questo motivo, Santarelli lancia un appello urgente alla Regione Marche. «Urge un piano di rilancio dello sviluppo per le Marche», dichiara. Chiede «misure mirate e selettive», ritenendo insufficiente l'attuale approccio delle Zone Economiche Speciali (ZES) distribuite «a pioggia» per colmare i ritardi accumulati.
Domande e Risposte
Perché la cassa integrazione nelle Marche è aumentata così tanto?
L'aumento è principalmente dovuto a problemi strutturali del settore manifatturiero regionale, in particolare nei comparti della meccanica e del legno, oltre a una generale perdita del potere d'acquisto. La cassa integrazione straordinaria, legata a riorganizzazioni e crisi aziendali, ha visto un forte incremento.
Quali sono le province marchigiane più colpite dall'aumento della cassa integrazione?
Le province che hanno registrato gli aumenti più significativi sono Ascoli Piceno (+491,8%), Ancona (+130,1%) e Pesaro (+45,1%). Al contrario, Macerata e Fermo hanno visto una diminuzione delle ore autorizzate.