Don Vito Miracapillo, parroco di Andria, riceve la cittadinanza onoraria dallo Stato di Pernambuco in Brasile. Era stato espulso nel 1980 per aver difeso i diritti dei contadini locali.
Un parroco espulso per i diritti dei contadini
Don Vito Miracapillo, parroco di Andria, ha ricevuto un importante riconoscimento in Brasile. Lo Stato di Pernambuco gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Questo gesto arriva decenni dopo la sua espulsione dal Paese.
Nel 1980, don Vito fu costretto a lasciare il Brasile. La motivazione ufficiale parlava di «attentato alla sicurezza nazionale». All'epoca, il sacerdote aveva solo 27 anni. La sua colpa fu quella di schierarsi apertamente a difesa dei diritti dei contadini brasiliani.
Il parroco si era rifiutato di celebrare due messe. Queste celebrazioni erano state imposte dal regime militare. Accaddero nel giorno della Festa dell'Indipendenza. Don Vito riteneva che l'indipendenza non fosse reale per un popolo oppresso.
Le accuse e l'espulsione dal Brasile
La sua posizione gli costò una denuncia. Seguì un processo per attentato alla sicurezza nazionale. Le autorità lo accusarono di seguire direttive da Mosca. Questo nonostante lui non avesse nemmeno un telefono. Venne accusato di aver organizzato uno sciopero. Coinvolse circa 240mila contadini. La sua azione mise in pericolo la sicurezza nazionale.
L'espulsione fu decisa tramite decreto. Firmato dal presidente militare Figueiredo. La decisione fu convalidata dalla Corte Suprema. Don Vito fu quindi obbligato ad abbandonare il Brasile.
Il parroco ricorda ancora il giorno dell'espulsione. Mentre si dirigeva all'aeroporto, era scortato dai militari. Un bambino lo riconobbe e corse ad abbracciarlo. Questo episodio gli fece capire quanto la sua vicenda fosse nota. La sua missione si svolse nello Stato di Pernambuco, nel nord-est del Paese.
La missione di don Vito e il ritorno
Don Vito descrive le condizioni di vita dei contadini. Vivevano in baracche, in condizioni di disperazione. Lavoravano tra le canne da zucchero. Crescevano figli senza un futuro. Molti si ferivano durante il lavoro. Le paghe erano bassissime: circa 14mila lire per 14 ore di lavoro giornaliero.
Mancavano servizi essenziali come acqua ed elettricità. Soprattutto, mancava la dignità. La missione di don Vito fu proprio quella di restituire dignità a queste persone. Lavorò instancabilmente per offrire loro speranza.
Nel 1993, don Vito poté tornare in Brasile. Lo fece come turista. Gli fu permesso di rientrare, ma non di risiedere stabilmente nel Paese. Ora, invece, ha ottenuto la cittadinanza onoraria.
Il parroco ha intenzione di tornare in Brasile a novembre. Vuole contribuire alla ricostruzione storica di quegli anni. Questa volta, ci tornerà da cittadino. La motivazione del provvedimento riconosce la sua «storia di annuncio e di pastorale di liberazione». Questa memoria è ancora viva nelle popolazioni brasiliane.
Un simbolo di speranza e giustizia
Le pareti della sua casa ad Andria sono piene di foto. Mostrano volti, abbracci e sorrisi. Testimoniano gli anni della sua missione in Brasile. Don Vito sorride pensando a questo riconoscimento. Si sente a tutti gli effetti un cittadino dello Stato di Pernambuco.
La sua storia è un esempio di coraggio. Dimostra come la fede possa spingere a lottare per la giustizia sociale. Anche di fronte a regimi autoritari e minacce. Il suo impegno ha lasciato un segno indelebile.
La cittadinanza onoraria è un modo per lo Stato di Pernambuco di ringraziare don Vito. Riconosce il suo contributo alla causa dei contadini. La sua lotta per i diritti umani continua ad essere un punto di riferimento.
Domande frequenti
Perché don Vito è stato espulso dal Brasile?
Don Vito Miracapillo è stato espulso dal Brasile nel 1980 per essersi rifiutato di celebrare due messe imposte dal regime militare. Fu accusato di attentato alla sicurezza nazionale per aver difeso i diritti dei contadini.
Cosa significa essere cittadino onorario in Brasile?
Essere cittadino onorario in Brasile, in questo caso nello Stato di Pernambuco, significa ricevere un riconoscimento formale per meriti speciali. Permette di sentirsi parte integrante dello Stato e di poterlo visitare e supportare con un legame più profondo, anche se non conferisce automaticamente diritti di residenza o voto.